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✲Capitolo 9 - Hermione Granger✲

"There is something so quiet and unassuming about unspoken love, yet it thunders in the heart." - Rainer Maria Rilke

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Il giorno del ballo è finalmente arrivato. Hogwarts è come se fosse in calore, fin dalle prime ore del mattino, con studenti che corrono avanti e indietro per i corridoi, ansiosi di organizzare gli ultimi preparativi. Io, invece, mi sveglio con un senso di inquietudine che non riesco a scrollarmi di dosso. Non so se sia per il ballo in sé o per il fatto che, nonostante abbia accettato di andarci con McLaggen, continuo a non essere convinta della mia scelta.

Non che non sia un ragazzo carino, ma...è privo di spina dorsale, privo di una personalità sua.

Mi alzo con un sospiro e mi vesto in fretta per la colazione. In Sala Grande, l'eccitazione è palpabile. Tavoli pieni di studenti che parlano dei loro abiti, di chi accompagnerà chi, di chi ha avuto la fortuna di ricevere inviti dalle proprie cotte. Mi siedo al solito posto e cerco di concentrarmi sul mio piatto con le mie uova strapazzate e il mio toast, ma la mia mente è altrove. McLaggen si siede accanto a me con la solita espressione da Dongiovanni, allungando un braccio sullo schienale della mia sedia con troppa confidenza, come se stessimo insieme.

«Dormito bene, Granger?» chiede con un sorriso che mi irrita più di quanto dovrebbe. Annuisco distrattamente, sperando che non noti il mio scarso entusiasmo.

«Ci divertiremo questa sera», continua, addentando una fetta di pane tostato con un'espressione soddisfatta. «Scommetto che tutti rimarranno a bocca aperta quando ti vedranno con me».

«Lo spero» rispondo, forzando un sorriso. La verità è che non ho nemmeno scelto cosa indossare. Ho un abito semplice che avevo già deciso di mettere, ma l'entusiasmo che sembrano avere tutti attorno a me per questa serata non riesce a contagiarmi. Ne sono immune.

La giornata scorre lenta. Durante le lezioni, faccio di tutto per distrarmi, ma il mio cervello torna sempre al ballo. Non capisco perché sia così difficile pensare a questa serata con allegria, con felicità, con euforia. È solo una festa, un'occasione per divertirsi dopo la guerra estenuante. Eppure, sento che qualcosa non torna.

La mia irritazione diventa quasi insopportabile quando arrivo in Biblioteca nel pomeriggio, sperando di trovare un po' di tranquillità tra le pagine di "Cime Tempestose". Ma la mia quiete dura poco. Appena mi siedo, una voce familiare interrompe il mio tentativo di fuggire dal fervore del ballo, tra poche ore, in arrivo.

«Granger».

Alzo lo sguardo e trovo Malfoy in piedi davanti al mio tavolo, le braccia incrociate, lo sguardo imperscrutabile.

«Malfoy» rispondo con un tono stanco. «Cosa vuoi?».

Lui mi osserva per un momento, come se stesse valutando se valga la pena parlare o meno. «Così, vai al ballo con McLaggen».

Sollevo un sopracciglio. «E questo cosa c'entra con te?».

«Nulla» dice con un sorrisetto, «ma mi diverte sapere che passerai la serata con un coglione che pensa solo a scopare tutto ciò che è penetrabile».

Stringo la mascella. «Sai, Malfoy, se non avessi già un accompagnatore, avrei potuto quasi considerare la tua gelosia lusinghiera. E poi scusa, lui non vuole farlo con me».

Lui ridacchia, scuotendo la testa. «Gelosia? Non lusingarti, Granger. Mi fa solo ridere vederti sprecare il tuo tempo. E se credi che lui non ti voglia scopare, ti consiglio un esame dall'oculista, uno bravo».

Lo fisso per un attimo, cercando di capire dove voglia arrivare con questa conversazione. Ma decido di non dargli la soddisfazione di una risposta e torno a concentrarmi su Catherine Earnshaw. Dopo qualche secondo, lo sento allontanarsi. Finalmente.

Quando torno in dormitorio per iniziare a prepararmi, le ragazze sono venute in camera mio, visto che più grande, per prepararsi con me, e dire che sono entusiaste è un eufemismo. Alicia Spinnet e Calì provano incantesimi sui capelli, rendendoli mossi, intrecciati, lisci e di tutto e di più. Mi siedo sul letto, cercando di convincermi che tutto andrà bene, che questa serata sarà divertente, che McLaggen non sarà così insopportabile come immagino. E che non mi chiederà di andare a letto con lui a fine ballo.

Ma poi noto qualcosa di diverso sul mio letto. Un pacco. Avvolto in una carta elegante color rosso scuro, con un piccolo biglietto anonimo appoggiato sopra.

Esito per un istante prima di prenderlo in mano.

Sul biglietto, in una calligrafia sottile ed elegante, c'è scritto solo: "Ti starà bene. Credo. E lascia i capelli sciolti."

Il cuore mi batte più forte mentre scarto il pacco, sollevando un bellissimo vestito da esso.

Era veramente bellissimo, un vestito lungo fino ai piedi color verde smeraldo dalla gonna ampia ma non troppo, senza spalline, caratterizzato da due profonde scollature a V: una sulla schiena e una sul davanti. Il vestito è costellato di tante piccole gemme, e potrei giurare che siano diamanti veri.

In fondo al pacco ci sono anche dei tacchi a spillo, anch'essi costellati di diamanti veri, che si abbinano al vestito.

Chi l'ha mandato?

E, soprattutto... perché?

«Per i boccini di Godric Grifondoro!» esclama Alicia, avvicinandosi per ammirare l'abito. «Hermione, è stupendo!».

Calì allunga una mano per toccare il tessuto setoso. «Sembra fatto su misura per te, davvero».

Entrambe mi osservano con due sorrisetti maliziosi. «Chi ti ha fatto un regalo del genere? E' bello costoso».

Scuoto la testa, ancora frastornata. «Non lo so. Non c'è nessun nome, è anonimo».

Le ragazze si scambiano delle occhiate, chiaramente divertite da tutto ciò.

«Beh», dice Alicia, «chiunque sia, ha decisamente buon gusto».

Mi lascio convincere a indossarlo e, quando mi guardo allo specchio, il respiro mi si blocca nei polmoni. Il vestito cade perfettamente sulle mie curve, e i piccoli diamanti brillano sotto la luce soffusa del dormitorio. Sembro un'altra persona, più...colta ed elegante. Sembro una principessa, mi manca solo la coroncina.

Mi sistemo i capelli, raccogliendoli per metà, ottenendo un'acconciatura con i capelli sciolti sì, ma legati, i miei ricci indomabili ormai trasformati in onde morbide e setose che cadono sulle mie spalle come nuvole. Poi mi faccio il trucco, decidendo di osare in un trucco leggermente diverso dal solito (per me), mettendomi del fondotinta, del correttore, blush, eyeliner, mascara e un rossetto rosso.

McLaggen bussa alla porta pochi minuti dopo, pronto per accompagnarmi al ballo. Quando apro la porta e lo vedo, il suo sguardo scorre immediatamente su di me, e un sorriso compiaciuto gli si dipinge sul volto.

«Ammazza, Hermione...» dice con una nota di stupore nella voce. «Sei stupenda».

Forzo un sorriso e accetto il suo braccio, cercando di ignorare la strana sensazione che mi attanaglia lo stomaco mentre ci avviamo verso la Sala Grande.

Sperando che tutto vada per il meglio.

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