Quarantadue
N|A: Questo è l'ultimo capitolo! Domani pubblicherò l'epilogo e i Ringraziamenti. Grazie mille per essere arrivati fin qui. Vi voglio tanto bene.
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Il bar in cui Caitlyn aveva deciso di incontrarmi ero lo stesso dove mi aveva chiesto di accompagnarla alla cena di beneficenza. Questa volta ero io ad essere in ritardo e quando entrai nel Caffè la trovai ad un tavolo vicino alla vetrata. Stava guardando fuori, aveva una tazza appoggiata davanti a lei e non riuscivo ad immaginare quanto l'avesse turbata e infastidita aspettarmi.
Ero rimasto al telefono con Clara un po' troppo ma ci eravamo accordati che dopo l'incontro con Caitlyn, sarei andato a prenderla a casa. Anche se stava piovendo, questo non ci avrebbe fermati dallo stare insieme e dal divertirci.
Mi sedetti al tavolo ma non me la sentii di scusarmi per i quindici minuti di ritardo. Mi tolsi la giacca e guardai Caitlyn negli occhi mentre mi sorrideva leggermente. Anche se l'estate era alle porte, almeno due volte alla settimana pioveva e questo era molto frustrante.
-Eccomi qui.- Dissi sospirando.
-Eccoti qui.- Riuscivo a leggerle in faccia che quello che stava per dirmi non doveva essere una buona cosa. Per tutta la notte avevo ipotizzato cosa mai Caitlyn avesse di urgente da dirmi ma non ero riuscito a pensare a niente. Che volesse convincere Brad a licenziare mio padre perché ormai non passavo più tempo con lei? Voleva ricattarmi?
-Allora, cosa hai di così urgente da dirmi?- Cercai di allentare la tensione tra noi con un'espressione buffa ma smisi subito nel vedere che lei aveva uno sguardo serio. Prese un sorso di qualunque cosa avesse ordinato.
Iniziai a tremare.
-Avrei dovuto dirti questa cosa molto prima, ma non ce l'ho fatta.
Che fosse incinta? Non poteva essere. L'unica volta che avevamo fatto sesso, lo avevamo fatto in modo sicuro.
-Caitlyn, non tirarla per le lunghe. Dimmi tutto quello che vuoi dirmi.- Guardai il rossetto scuro che portava alla labbra. Inspirai il profumo dei suoi capelli. Osservai come il colletto alto del maglione che portava le stringeva il collo bianco e delicato. Era ancora bella.
Fece una pausa, aprendo e chiudendo la bocca numerose volte. Chiuse gli occhi e fece un grande sospiro. Iniziavo a preoccuparmi.
-Josh, io me ne vado. A New York.- Lasciai che le sue parole galleggiassero nell'aria, nel freddo e nella tensione.
-Cosa?- Non stavo capendo. Non riuscivo a comprendere le sue parole, era come stare sott'acqua: tutti i suoni erano attutiti.
-Mi trasferisco per l'Università. Non torno più.
Rimasi lì a guardarla mentre i suoi occhi le si riempivano di lacrime. Feci una risata priva di divertimento e scossi la testa.
Caitlyn mi stava abbandonando?
-Avrei voluto dirtelo prima ma in questi ultimi tempi non ti sei fatto sentire e neanche io.
-Quindi adesso te ne vai come se niente fosse?- Piano piano stavo apprendendo il vero significato di quella frase e la rabbia trasudava dalla mia voce. Mi sentivo quasi tradito.
-Forse è meglio così. Tu stai andando avanti e anche io devo farlo.- Non capivo cosa intendesse con quelle parole. Che sapesse di Clara? -Ho fatto pace con mia madre. Ho finalmente accettato Brad ed Edward. Andare a New York sarà un nuovo inizio per me. E penso anche per te.
-E tu pensi che lasciarmi così vada bene? Non puoi pensare solo a te stessa!- Cercai di non urlare ma le ultime parole mi uscirono talmente forti tant'è che alcune persone si girarono a guardarmi. Non mi importava. Caitlyn abbassò la testa e cominciò a guardare la tazza stretta nelle sue mani.
-In queste ultime due settimane, io e te non ci siamo sentiti. Dirtelo prima non avrebbe cambiato le cose.- Tenne una voce formale e bassa mentre annuiva leggermente la testa come se stesse cercando di convincersi da sola. -Per molto tempo ho trascurato me stessa ed ora voglio pensare a me.
-Anche io conto qualcosa, sai?- Ero totalmente scioccato. In realtà non capivo bene perché mi sentivo così tradito in quel momento visto che nelle ultime settimane mi ero dato al compito di cancellarla dalla mia mente. Ma si vedeva che una parte di me la voleva ancora, oppure era il fatto che in lei vedessi Meredith che il pensiero di perderla per ben due volte faceva male.
-Volevo dirtelo quando stavamo nell'ascensore, alla festa di beneficenza. Ma mi hai fermato. Ho cercato di dirtelo tante altre volte. Ma ormai non questo non conta più niente. Devi accettarlo.- Due lacrime cominciarono a scendere lungo le sue guance ma le asciugò velocemente. Ripensai come l'avevo stretta mentre ballavamo lentamente, come l'avevo guardata negli occhi, a come mi ero sentito felice.
Possibile che stavo dicendo addio alla stessa ragazza?
-Josh, ti voglio tanto, tanto bene. Quello che abbiamo condiviso è stato bellissimo, ma non siamo fatti l'uno per l'altra, neanche come amici.- La vedevo afflitta e lo ero anche io.
Si passò una mano tra i capelli.
-Quindi, questo è un addio?- Chiesi sempre con rabbia. Non vedevo l'ora di andarmene da lì.
-Spero di no ma non ne sono molto convinta. Per il momento voglio stare lontana da Roosewood.- Si fermò a guardarmi, la vedevo scrutare ogni centimetro del mio viso. -Ma non voglio lasciarti in un brutto modo, voglio che sia un buon addio...- Capii che voleva sentirmi dire qualcosa ma ero pietrificato.
-Ti auguro il meglio, Josh.- Sorrise ma vedevo la tristezza sporcarle il viso, i suoi occhi pieni di lacrime e le mani leggermente tremolanti significava che credeva veramente a quello che diceva. Forse, le importava ancora di me.
Non riuscii a dire niente, mi alzai in piedi.
-Divertiti a New York.- Fu l'unica cosa che riuscii a dire, presi la giacca ed uscii dal bar.
Dal sedile del guidatore riuscii a vedere Caitlyn dalla vetrata: stava guardando la sedia in cui ero seduto meno di un minuto prima mentre con una mano si copriva la bocca e capii ce stesse piangendo.
Era bastato un minuto per distruggere tutto quello che era rimasto tra noi.
[Revisionato il 03/12/2020]
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