Chapter 3.
|Warning!linguaggio scurrile|
<< Quindi hai fatto una figura di merda. >>
Natsu era appena rientrato a scuola dopo la sua visita a Lucy. Passare inosservato mentre era in evidente ritardo, non era stata una passeggiata, ma in qualche modo aveva cercato di non farsi notare. Era scivolato in classe mentre il professore era distratto, sedendosi al suo solito posto accanto a Gray. Il ragazzo aveva iniziato a fargli domande non appena lo aveva visto, terminando nell'affermazione più cruciale che avesse mai fatto: sì, Natsu aveva fatto una figura di merda.
<< Non l'avrei fatta se tu mi avessi aiutato >> ribatté di rimando. Stavano cercando di bisbigliare per non farsi sentire dal professore, anche se quella sembrava essere una lezione di geografia piuttosto intensa per le nove del mattino.
<< Beh, prenditela con Lisanna. E' stata lei a consigliarti il drink degli orrori >> gli disse Gray, voltandosi a indicare il corridoio. La classe della ragazza era qualche porta più giù, ma era comunque vicina. Oh Natsu avrebbe sicuramente parlato con Lisanna, ma non prima di aver ucciso Gray.
<< Il mio intento è uccidere chi ha inventato quel maledetto cappuccino al matcha, e tutte le ragazze in quello stupidissimo locale che mi hanno fatto credere piacesse incondizionatamente >> borbottò Natsu a mezza voce. Se fino al suo arrivo alla villa aveva elogiato il coffee shop dov'erano stati, ora voleva solo che un meteorite cadesse sul locale come segno di una punizione divina.
<< Sarebbe un motivo stupido per andare in prigione, ma testimonierò volentieri contro di te >> affermò Gray con nonchalance.
<< Sei un vero stronzo. >>
<< Mai fidarsi delle imitazioni! >> Gray aveva pronunciato la frase un po' troppo forte ed esattamente nel momento di maggior silenzio che Natsu avesse mai sentito in quell'aula. Un colpo di vera sfortuna. Il professore si voltò verso di loro con un diavolo per capello, il gessetto che si spezzava in mano. L'uomo sarà anche stato sulla cinquantina, ma aveva ancora tutta la forza necessaria per dare degli scappellotti da far girare le stelle.
<< Volete informare l'intera classe della vostra conversazione? >> Oh, i professori del liceo erano dei veri stronzi. Natsu aveva sempre odiato quella frase e sfortunatamente, da quando era approdato alle superiori, l'aveva sentita spesso.
<< Stavamo parlando della figura di- >> Gray si bloccò, osservando il sopracciglio del professore incurvarsi ulteriormente. Una vena sulla fronte rugosa stava per scoppiare. << Della figuraccia fatta da Natsu >> si corresse velocemente il corvino.
Natsu gli lanciò un'occhiata di fuoco. Gray non era esattamente un tipo che poteva considerarsi sincero e con spirito di giustizia, perlopiù era il tipo di amico che non riusciva proprio a stare zitto e urlava tutto ciò che gli passava per la testa. Anche Natsu tendeva ad essere così a volte, ma di certo non cercava di mettersi nei guai con i professori. Beh, ovviamente, da bravo studente era finito in detenzione per almeno un paio di volte – più di un paio, forse una decina di volte e solo nell'arco di due mesi – ma ehi, era così che si viveva il liceo: ci si doveva arrangiare e cercare di sopravvivere.
<< Sta zitto, Gray >> gli sussurrò minacciosamente. Purtroppo, non si rese conto che il volume era stato fin troppo alto per l'ennesima volta in quella mattinata.
<< E perché dovrebbe stare zitto? >> chiese di rimando il professore. Ormai l'uomo era arrivato fino ai loro banchi, lo sguardo minaccioso e il libro pronto all'uso poggiato stancamente sul braccio. Diamine, dov'erano gli ambientalisti, quando servivano?
<< Perché è una storia piuttosto divertente >> commentò Gray, fingendosi spavaldo. Beh, forse a volte non fingeva, ma Natsu avrebbe tanto voluto rifilargli un pugno in faccia.
<< Oh racconta! >> pronunciò Gajeel. Il ragazzo era seduto due banchi più indietro, la cravatta della divisa sfatta e abbandonata sul tavolo: era arrotolata in modo strano, quasi come se fosse un serpente dormiente. Gajeel sembrava fin troppo esaltato, ma presto Natsu si rese conto che anche gli altri studenti attorno a loro stavano incitando Gray a raccontare, ringraziando al contempo il professore per la proposta e l'aver interrotto la noia che era la lezione.
Gray colse la palla al balzo, perché a un tratto si alzò, la sedia che strascicava sul pavimento, producendo un rumore orribile. Guardò la folla accanita attorno a sé, aprendo le mani come farebbe un fenomeno da baraccone pronto a dare inizio al suo numero. Natsu non aveva mai odiato Gray e i suoi compagni tanto come in quel momento. Oh col cavolo che avrebbe portato Gray da Lucy per farli conoscere. Il suo migliore amico avrebbe dovuto pregarlo in ginocchio per farsi strada nella villa. Purtroppo, i due avevano fatto quella scommessa anni prima, dove entrambi, al momento opportuno, avrebbero conosciuto l'anima gemella dell'altro. Ma Gray era un traditore che non meritava alcuna fiducia, figurarsi presentarsi al cospetto della dea che era Lucy. << Si accettano scommesse! Secondo voi che ha fatto Natsu di così terribile? >> stava urlando Gray in quel momento, voltandosi da un lato all'altro della classe con un sorriso stampato sul viso che gli andava da un orecchio all'altro.
Natsu era seduto, il volto catturato tra le mani e un'espressione di pura disperazione a contornargli i lineamenti. I suoi compagni si erano alzati, quasi spingendo via il professore, a cui cadde il libro di mano che sbatté rovinosamente a terra. Natsu si sentiva circondato da una marea di profumi a cui, durante quei quattro anni, non aveva mai fatto caso: le ragazze avevano odore di fiori o frutta, mentre quelli dei ragazzi erano più forti, mischiandosi tra muschio, colonie, e uomo.
Il professore si riprese dalle spinte, perché si rialzò e dall'alto della sua altezza, osservò gli studenti con aria minacciosa. Oh beh, il danno era fatto: il professore era decisamente incazzato. << Questo non è un banco dei pegni! >> urlò l'uomo, zittendo la maggior parte delle voci. Alcuni, impauriti dalla reazione del professore, erano tornati a sedersi, mentre altri, i più temerari, erano ancora lì, quasi come se fossero ignari della posizione pericolosa in cui si trovavano.
<< Peccato, perché avrei voluto giocare i numeri del lotto. Estraggono, stasera? >> chiese Gray con aria innocente. Qualcuno rise, ma Natsu aveva solo voglia ti tirargli un pugno in faccia. Sorrise, forse aveva la battuta perfetta.
<< Perché non giochi il trentadue? >> domandò Natsu, alzandosi anche lui e mettendosi esattamente di fronte il suo amico. Gray sarebbe stato vivo ancora per poco, ma il rosato voleva essere gentile: gli avrebbe concesso di vivere fino alla fine dell'ultima campanella.
<< E trentadue sta per? >>
Natsu sorrise per l'ingenuità che aveva dimostrato Gray. Si schioccò le dita, il rumore delle ossa che invase la stanza in un attimo. << Per i denti che ti mancheranno se non la smetti di parlare. >>
Il professore si mise tra loro giusto in tempo, lo sguardo infervorato e completamente arrossato, mentre in sottofondo i loro compagni avevano iniziato un coro per incitarli in una rissa. Ma l'uomo ne aveva avuta abbastanza, perché indicò la porta dell'aula con un diavolo per capello. << Voi due, fuori! Andate dal vicepreside! >> E dire che quella giornata sembrava essere iniziata bene per Natsu.
**
Natsu e Gray avevano rimediato una punizione esemplare: rimanere in classe fino a sera per pulire l'aula da cima a fondo, tutti i giorni per almeno due settimane. Era la normalità in Giappone* pulire la classe a fine giornata, ma i compagni di classe lo facevano tutti insieme e ognuno aveva il proprio compito. Il rosato aveva solo una voglia immensa di spaccare qualcosa in testa al suo amico/rivale. Quel tempo sprecato a stare a scuola a pulire, era del tempo che non riusciva a passare con Lucy.
Natsu si sgranchì la schiena, lasciando da parte la scopa che aveva usato per spazzare il pavimento. Gray era qualche metro più in là e stava sbattendo il cancellino fuori dalla finestra, una nube bianca che si sollevava non appena questo veniva a contatto con il marmo esterno. Natsu sbuffò, tirando fuori il telefono dalla tasca per vedere se c'era qualche notifica che non aveva visto. Si appoggiò stancamente a uno dei banchi che aveva spinto sul fondo della classe quando aveva iniziato a pulire, notando che aveva un messaggio non letto da una persona particolare: un membro della sua famiglia.
Zeref era suo fratello maggiore, un ragazzo che amava stare all'aria aperta e viaggiare per il mondo in compagnia della sua anima gemella: Mavis. I due si erano conosciuti qualche anno prima, durante uno dei viaggi intrapresi da Zeref. Suo fratello aveva iniziato quella vita non appena compiuti i diciotto anni, ormai libero di fare ciò che voleva senza dover stare sotto la supervisione di Makarov. Ogni tanto il ragazzo tornava in città per portare regali o raccontare le avventure che aveva vissuto. Ogni mattina, Natsu riceveva una sua chiamata: nonostante Zeref viaggiasse in giro per il mondo e si trovasse costantemente in fuso orari diversi da quelli giapponesi, ogni giorno si premurava di chiamare a un'ora che non fosse nell'orario scolastico di Natsu. Era bello sapere che suo fratello ci teneva così tanto a lui, ma lo invidiava anche: se avesse potuto, Natsu avrebbe voluto vivere a quella maniera con Lucy. Purtroppo non funzionava a quel modo quando la tua anima gemella era una delle persone più pericolose del Giappone.
Natsu sospirò, cliccando sulla notifica che gli aprì il messaggio. "Sto tornando in città". Era questo ciò che Zeref gli aveva lasciato scritto: semplice e lineare, esattamente come lui. Natsu imprecò mentalmente, perché diamine, suo fratello aveva uno dei tempismi più orribili della storia. Zeref era il tipo che si premurava di tutto, esattamente come un genitore. Quando era in città, Natsu doveva sempre fargli rapporto su dove andava e con chi stava. Accuratamente parlando, tendeva persino ad accompagnarlo. Di certo Natsu non poteva presentarsi da suo fratello e dirgli "Ehi! Sto andando dalla donna più pericolosa del Giappone a rischiare di essere tramutato in una statua d'oro, perché è la mia anima gemella. Ma tu non preoccuparti, al massimo, se dovesse succedere qualcosa, riceverai una chiamata dal suo team di sicurezza".
No, decisamente non poteva dire una cosa del genere a Zeref, o quello sarebbe morto d'infarto. Ma come poteva svignarsela da casa senza che suo fratello ne prendesse nota? Di certo la sua fidanzata, Mavis, poteva essere un'ottima distrazione, ma Natsu non poteva dire alla ragazza di coprirlo, senza raccontarle il perché. Oh di nuovo, che casino.
<< Ma porca troia >> borbottò tra sé e sé, infilando il telefono in tasca con irruenza, quasi rischiando di strappare il tessuto dei pantaloni. Un buco nella divisa scolastica era l'ultima cosa che gli serviva.
Gray si voltò verso di lui con sguardo incuriosito, sollevando al contempo un sopracciglio. Il cancellino tenuto a mezz'aria, Gray sembrava proprio un idiota. << Che ti prende? >>
<< Zeref è in città >> borbottò lui di rimando. Non aveva poi tanta voglia di litigare, stranamente. Natsu non diceva mai di no a una scazzottata, ma in quel momento sembrava che le sue energie fossero drenate. Di certo aveva appena ricevuto una delle peggiori notizie della sua esistenza.
<< Sei fottuto >> si limitò a dire l'altro, guardandolo con una certa apprensione. Lui e Gray si conoscevano da quando erano piccoli – esattamente come conosceva Lisanna – ed entrambi sapevano esattamente com'era fatto Zeref. Se solo Natsu avesse nominato la villa maledetta, suo fratello ci avrebbe visto doppio.
<< Se non mi hai aiutato stamattina, almeno fa qualcosa ora! >> esclamò infervorato. Natsu si riappoggiò stancamente a uno dei banchi che aveva spinto sul fondo della classe, il viso tra le mani e la disperazione sul viso. Era davvero un pessimo bugiardo per poter mentire a Zeref. Al contrario, quando la verità diveniva ovvia, Natsu tendeva a usare il sarcasmo, ma suo fratello lo conosceva come il palmo della propria mano: era impossibile, quindi, che non se ne accorgesse.
<< Digli la verità e prega che non ti segua. >>
<< Mi seguirà sicuramente, è questo il problema. >> Oh Natsu conosceva suo fratello fin troppo bene per non riuscire a prevedere le sue mosse. Il problema non era solo Zeref, ma anche Mavis. La ragazza era curiosa di natura e seguiva Zeref ovunque come un cagnolino, emozionata di scoprire cose nuove, e Natsu era certo che non appena avesse nominato la fatidica "villa maledetta" Mavis si sarebbe fiondata lungo il viale e dritta nei giardini di Lucy. Natsu tornò indietro nel tempo con la mente a qualche anno fa, quando Mavis, appena giunta a Shizuoka per la prima volta, aveva sentito parlare della leggenda. Durante i giorni in cui lei e Zeref avevano soggiornato in casa, Natsu aveva dovuto badare alla sua quasi cognata, andando a fermarla almeno una ventina di volte dall'entrare nei giardini della villa maledetta.
Gray fece spallucce, posando il cancellino al suo posto e sbattendo le mani tra loro fuori dalla finestra per togliere i rimasugli di gesso che gli erano rimasti sulla pelle. << Portalo con te, allora. >>
Natsu sgranò gli occhi. << Ma sei rincoglionito? Non ce lo porto Zeref a casa di Lucy. Con la fortuna che si ritrova, inciampa, la sfiora e mi ritrovo una statua d'oro al posto di mio fratello. >> L'idea non era del tutto malvagia, ma per quanto a volte non sopportasse suo fratello, Natsu doveva ammettere che gli voleva bene. Non avrebbe scambiato Zeref con nulla al mondo e poi, onestamente parlando, era l'unico membro della famiglia che gli rimaneva. Da quando Igneel – suo padre – era sparito senza lasciare tracce, Zeref aveva cercato di assumere il ruolo di genitore al meglio delle sue possibilità. Ma quando era successo, anche suo fratello si poteva definire un bambino, motivo per cui, quando aveva compiuto diciotto anni e se ne era andato in giro per il mondo, Natsu non si era arrabbiato e non aveva tagliato i rapporti.
<< Ma sarebbe utile, tipo un ferma porte gigante >> commentò Gray con un sorriso. Natsu si sbatté una mano in fronte, a volte incerto del motivo per il quale era ancora amico con Gray. Quando però provò a immaginare la scena, gli vene naturale ridere.
E se avere il corvino come amico era una cattiva idea, avere Zeref come ferma porte era ancora peggio. Scosse la testa e chiarì tra sé che, per l'ennesima volta, sarebbe stato sincero. Non appena sarebbe arrivato a casa, avrebbe detto a Zeref di Lucy.
**
Quando Natsu raggiunse il suo appartamento, notò che c'era la porta socchiusa. Nel corridoio del condominio, esattamente davanti l'entrata di casa propria, aleggiava un odore di incenso, per non parlare dal fumo che stava penetrando da sotto e dal lato della porta. Quest'ultima si aprì all'improvviso, facendo rotolare fuori Happy che tra un miagolio e l'altro, arricciò il naso ornato di baffi bianchi. Appena notato Natsu fermo sull'uscio, il gattino miagolò, strisciandosi contro le gambe del suo padrone. Natsu si accucciò a terra, passando le mani tra il pelo morbido di Happy, cercando di capire che diamine stesse accadendo in casa sua.
Ne aveva visti di comportamenti strani ogni qual volta suo fratello annunciava di essere in città, ma addirittura accendere l'incenso nell'appartamento, sembrava un po' troppo. Natsu sospirò, spingendo la porta di casa ed entrando. Il soggiorno e la cucina erano invasi dal fumo, una cortina di nebbia che non lasciava vedere a un palmo dal naso e una terribile puzza nell'aria che si mischiava a qualcosa di più esotico di una candela profumata. << Zeref!>> chiamò alzando la voce. Era certo che fosse opera di suo fratello, nessun altro era tanto folle. << Adesso ti sei dato agli esorcismi? >>
Suo fratello sbucò da una stanza sul fondo del corridoio, i capelli neri che gli coprivano gli occhi e un sorriso stampato in viso. Se Natsu non avesse saputo che Zeref era perlopiù innocuo, avrebbe pensato di essere sul set dell'esorcista e che suo fratello stesse tentando di ucciderlo. Il ragazzo più grande indossava una maglietta nera e dei pantaloni da tuta del medesimo colore, mentre la pelle diafana era in netto contrasto con tutto quel buio che aveva attorno, ma al tempo stesso si confondeva bene con la cortina di fumo dell'incenso. Zeref dava l'impressione di essere lo stregatto, con una massa di capelli scuri a ballonzolare nel nulla. << Non essere ridicolo, fratellino, sto solo riempiendo la casa di energia zen. >>
Natsu inarcò un sopracciglio. << Per fare che? >>
Zeref si portò le mani ai fianchi, assumendo quasi la posizione di una vecchia signora che spiegava l'ovvio. << Per evitare che la persona maledetta entri in casa nostra mentre dormiamo. >> Certo, era chiaramente una possibilità: tra le tante cose che Lucy avrebbe potuto fare una volta fuori la villa, Natsu dubitava che si sarebbe infilata in un'altra casa. Come minimo avrebbe indetto una festa al ristorante di sushi più vicino.
Natsu sospirò, già esausto della sua conversazione con Zeref. A volte suo fratello poteva assumere le varie caratteristiche di un'idiota, e il ragazzo non poté fare a meno che arrabbiarsi, perché la maggior parte delle volte era lui quello che veniva rimproverato. Adocchiando l'incenso fumante sul tavolino del soggiorno, Natsu si diresse in quella direzione, mettendo due dita sulla fiammella per spegnerlo. Aveva sempre trovato un certo fascino nelle candele danzanti e persino da piccolo si divertiva a spegnerle con le dita, quasi incurante delle bruciature. Era quello il motivo principale per cui aveva dei calli doloranti sui polpastrelli. Quasi ne fu grato che Lucy non potesse toccarlo, o avrebbe sentito la ruvidezza di quei calli fastidiosi. << Guarda che è un essere umano, non la reincarnazione di Satana. >>
Appena finito di dire la sua frase a effetto, una porta sul fondo del corridoio venne aperta. Mavis, la fidanzata di Zeref, ne uscì tutta pimpante, portando con sé un forte odore di lavanda. Natsu sospirò, quasi esausto dal fatto che il suo appartamento stesse improvvisamente diventando un ritrovo per hippy. << Secondo il mio accurato libro di leggende, tramutare tutto ciò che si tocca in oro, è una maledizione. Potrebbe essere come Jack o'lantern >> disse la ragazza, tamburellando dolcemente sul libro che portava sottobraccio. Mavis aveva la voce acuta e dolce, quasi da bambina. Girava sempre a piedi nudi e in quel momento aveva un lungo vestitino bianco che le arrivava alle ginocchia. I capelli erano sciolti e le frusciavano attorno le gambe nude come uno stendardo biondo.
<< Jack o'lantern ha fatto un patto col diavolo e poi gliel'ha messa in culo >> borbottò Natsu. Si era seduto sul divano, invitando Happy a fare lo stesso. Il gattino si accucciò a terra, quasi come se stesse prendendo la mira, e poi saltò, finendo sul divano e nelle braccia di Natsu.
Zeref gli puntò un dito contro, attraversando la stanza come una furia per aprire le finestre, mandando all'aria il suo piano iniziale. Forse non se n'era ancora accorto, ma il fumo non sarebbe rimasto in casa a quel modo. Eppure nell'appartamento si moriva di caldo con tutte le finestre chiuse e il calore dell'incenso. << Ecco, il mio obiettivo è che quella sottospecie di discendente di Mida, non la ficchi in quel posto a noi. >>
Natsu buttò gli occhi al cielo. Suo fratello sapeva essere veramente assurdo a volte. << Con dell'erbetta per capre? >> chiese, il sarcasmo che usciva dalla sua bocca a fiotti.
<< Cosa vuoi che faccia? Non posso sapere se riesce a tramutare in oro anche il fumo, tanto vale provare. >> Zeref stava cercando di essere ragionevole, Natsu lo sapeva, ma non stava funzionando granché, anzi, era un casino.
<< Oh Signore >> mormorò. Forse era meglio dire a suo fratello la verità e poi scappare. Sì, avrebbe fatto così. Gesticolò a Zeref e Mavis di raggiungerlo, mentre lui aggiustava meglio Happy sul suo petto: accarezzare il pelo morbido del gattino lo aiutava a rilassarsi. In quel momento, aveva bisogno di mantenere i nervi saldi... e forse anche un paio di tappi per le orecchie. << Devo dirvi una cosa >> annunciò, sperando già che non dessero di matto. Nonostante Mavis fosse – al momento – solo la fidanzata di Zeref, trattava Natsu come se fosse suo fratello minore, il che risultava divertente, visto che lei sembrava molto più giovane di lui. L'aspetto ingannava.
<< Hai trovato la tua anima gemella? >> gli chiese Mavis, andandosi a sedere su una poltrona vicino al divano.
Natsu sgranò gli occhi. << E tu come fai a saperlo? >>
Mavis saltò sulla poltrona, facendo scricchiolare rovinosamente qualunque cosa ci fosse al suo interno. Accanto a lei, appoggiato al divano, Zeref stava guardando Natsu come se gli fosse cresciuta una seconda testa. Poco dopo, il ragazzo più grande si avventò su di lui, rischiando di soffocarlo in un abbraccio. << Il mio fratellino sta crescendo! >> esclamò, proprio quando Natsu sentì qualcosa di bagnato sul collo. Che diamine, Zeref stava piangendo? Che Natsu trovasse la sua anima gemella, era ormai inevitabile: aveva diciotto anni, l'età designata per incontrare la persona destinata. << E dimmi, è un lui o una lei? >>
In quel mondo, davvero non importava se eri un ragazzo o una ragazza, o non riuscivi a identificarti in un genere. L'anima gemella capitava completamente a caso, e poteva appartenere a qualsiasi sesso. Non era tanto sbagliato che glielo chiedessero. Nel corso degli anni, però, Natsu aveva sempre immaginato accanto a sé una ragazza e quando aveva aperto le porte della villa e davanti a sé aveva trovato Lucy, ne era rimasto più che soddisfatto. Lucy era bella e dolce, decisamente una delle ragazze più angeliche che avesse mai visto. << E' una lei, esattamente come avevo previsto. >>
Mavis saltò ancora più su, facendo pensare a Natsu che fosse più emozionata lei rispetto a lui quando aveva conosciuto Lucy. Zeref stava lì, giusto a qualche centimetro di distanza, aspettando che suo fratello gli lanciasse la bomba definitiva: nome, famiglia, aspetto. Osservando un attimo Mavis, Natsu assottigliò gli occhi. Era uno scherzo? La fidanzata di Zeref aveva lunghi capelli biondi come il miele e da quel che ricordava, anche Lucy era bionda, ma di un colore più simile a un campo di grano in estate. Quella sì che era una coincidenza assurda che mai avrebbe voluto sperimentare. << Avrò una sorella! >> urlò Mavis in preda all'emozione. Natsu rise in maniera nervosa, quasi non sapendo come dire che era in realtà un casino, uno particolarmente enorme e assurdo.
<< Beh, non esattamente. >> Pessima scelta di parole. Mavis smise improvvisamente di saltare, mentre Zeref gli aveva rivolto il classico sguardo preoccupato da fratello maggiore. Non che Zeref non l'avesse tirato fuori dai guai un sacco di volte – si sa, i secondo geniti tendono a combinare più casini del normale – ma quello era ben diverso. Natsu non voleva assolutamente che suo fratello si mettesse in mezzo, non aveva bisogno di essere salvato, non da Lucy.
<< Che vuoi dire? >> chiese Zeref con circospezione, quasi tastando il terreno lentamente. In quel momento, sembrava un leone che cercava il momento più adatto per uscire allo scoperto e palesare la sua presenza alla preda. Oh sì, suo fratello a volte poteva essere terrificante.
<< Qualche sera fa mi sono sentito tirare verso la villa maledetta: la mia anima gemella è lì dentro >> annunciò tutto d'un fiato. Era meglio dire tutto e in fretta, in caso, successivamente avrebbe trovato il modo adatto per scappare alla presa ferrea di suo fratello.
<< Non ci sei entrato, vero? >> domandò Zeref. Sembrava calmo, controllato, ma fissando lo sguardo negli occhi neri di suo fratello, Natsu vide che era in corso una vera e propria tempesta: c'era paura, apprensione, e forse un pizzico di rabbia. Natsu non avrebbe saputo dire con chi Zeref fosse arrabbiato, se per il destino crudele che era toccato al suo fratellino, oppure per il fatto che si aspettava che Natsu gli dicesse che sì, era entrato nella villa maledetta.
<< Zeref, c'era la mia anima gemella lì, non potevo non entrare. >> Natsu si rese conto che il tono gli era uscito più disperato del previsto, ma per quanto progettasse di fuggire, allontanarsi da quell'appartamento, al tempo stesso sentiva un disperato bisogno che Zeref accettasse Lucy. Suo fratello era l'unico pezzo di famiglia che gli era rimasto, e Natsu non voleva deluderlo, tanto meno perderlo. Nonostante il ragazzo più grande fosse difficile, strano e qualunque aggettivo o vezzeggiativo esistente sulla faccia terra, Natsu continuava a volergli bene.
<< Ero convinta non ci abitasse nessuno là dentro >> commentò Mavis. Per un attimo, Natsu si era completamente dimenticato della presenza della ragazza. Aveva concentrato tutta la sua attenzione su suo fratello e sul passare le mani nel pelo morbido di Happy, che gli stava regalando copiose fusa.
<< Ne ero convinto anche io, ma quando ci sono entrato c'era persino la sicurezza e le cameriere. E' come se fosse un piccolo castello. >>
Zeref lo fissò incerto, e per la prima volta in anni, Natsu poté affermare che suo fratello sembrasse preoccupato a morte, serialmente sull'orlo di un infarto. << E la tua anima gemella è una delle cameriere? >> Natsu venne preso completamente in contropiede dal tono disperato di suo fratello. Proprio non voleva credere che fosse in grado di badare a se stesso o che Lucy potesse essere innocua. Era quello il pensiero che Natsu si era fatto nel corso delle sue visite: se Lucy fosse stata una persona crudele, non ci avrebbe pensato due volte a tramutarlo in una statua d'oro non appena avesse attraversato l'entrata principale.
<< No >> disse, scuotendo la testa. Fissò Zeref e Mavis intensamente, sperando che capissero. << La mia anima gemella è la ragazza maledetta. >>
Beh, forse non capirono più di tanto, perché l'attimo dopo scoppiò un vero e proprio putiferio: Mavis urlò e gli si gettò addosso, piangendo dalla disperazione e scusandosi con lui di quel destino tanto crudele; mentre Zeref rimase imbambolato per qualche istante, prima di cadere a terra a gambe all'aria. Quello sembrò un vero e proprio messaggio per Natsu, perché non appena Mavis si staccò per andare a soccorrere il fidanzato, il rosato prese la rincorsa e uscì dall'appartamento a tutta velocità: non voleva rimanere lì quando Zeref si sarebbe svegliato. Piuttosto, avrebbe passato il tempo rimanente a casa di Lucy, pregando che quella non fosse l'ultima sera che aveva da passare con lei.
**
In qualche modo, Natsu si era abituato a sgattaiolare nel giardino della villa senza farsi vedere da gente esterna. Non voleva neanche sapere quale sarebbe stata la reazione pubblica nel sapere che lui poteva entrare nella casa maledetta: probabilmente lo avrebbero allontanato dalla società, oppure, come un perfetto meccanismo di fotocopia, avrebbero cercato di dare fuoco a casa sua. A Natsu era sempre piaciuto correre qualche rischio, motivo principale per cui non aveva battuto ciglio – o quasi – nell'entrare nel giardino della villa maledetta. Beh, non era esattamente in quel modo. Certo, Lucy era stata colpita da una terribile maledizione, ma Natsu non la vedeva più come qualcosa di terribile.
Bussò alla porta con nonchalance, aspettando che anche quella sera, Virgo gli aprisse la porta. Tra tutto lo staff presente in casa a proteggere Lucy, la cameriera dai capelli rosa era in assoluto la sua preferita. Era una ragazza strana, ma ci si divertiva facilmente con lei.
Quando Natsu sentì il cigolio della porta che si apriva, cercò di mettersi il più composto possibile. Abbassò lo sguardo, guardandosi un attimo: indossava ancora la divisa scolastica, pantaloni grigi a quadri e una camicia bianca un po' smorta e gualcita. Natsu imprecò nella propria mente, mandando a Zeref ogni possibile maledizione: era colpa di suo fratello se non era stato in grado di cambiarsi. Forse era un po' frivolo, ma voleva rendersi un minimo presentabile davanti alla sua anima gemella.
Quando la porta si aprì, Natsu non si ritrovò davanti Virgo, bensì Lucy. La ragazza aveva i capelli biondi raccolti in due trecce, gli occhi grandi e curiosi, il corpo coperto da un vestitino dorato stile imperiale che le arrivava a metà coscia. Natsu sgranò gli occhi, decisamente non aspettandosi Lucy alla porta. Da quando andava a trovarla – ovvero dal giorno prima – era sempre stato accolto da Virgo. << Che ci fai qui? >>
Lucy rise, portandosi una mano alla bocca. << Ci abito >> concluse lei. Oh Natsu avrebbe tanto voluto sparire, era stata la cosa peggiore da dire. << E volevo aprirti la porta, per una volta >> ammise lei. Le guance le si erano colorate di un leggero rosa, facendo saltare il cuore in gola a Natsu, che pensò immediatamente che fosse tenera. Lucy si fece subito da parte gongolandosi, lasciando che il ragazzo entrasse in casa sua.
Se c'era una stanza che Natsu ormai conosceva a memoria, era il salone principale. Non era mai stato accompagnato oltre quella camera, salvo quella mattina, quando era sgattaiolato al piano di sopra per trovare Lucy. La ragazza si sedette sulla poltrona, esattamente come quella mattina, mentre Natsu prendeva posto sul divano, spingendosi verso il bracciolo, cercando di tenersi il più vicino possibile a Lucy. L'oro situato sul mobile era strano: non era esattamente duro, ma come se fosse un leggero strato che si era posato lì quasi per caso. Anche il vestito di Lucy, sebbene fosse dorato, non era rigido perché Natsu lo vedeva frusciare attorno le gambe di lei, prima abbracciandogliele e poi lasciandole andare. << Questo oro è strano >> si lasciò sfuggire. Si mise immediatamente una mano sulla bocca, come per frenare ciò che aveva detto, ma ormai era troppo tardi e Lucy lo aveva sentito, aprendosi in una risata cristallina. Natsu ne rimase abbagliato: se ci fosse stato un modo per farla sempre ridere a quel modo, lui l'avrebbe volentieri sfruttato al meglio.
<< Ci sono vari tipi d'oro >> iniziò lei. Sollevò le mani, alzando un dito ogni qual volta arrivava a un punto. Natsu le vide un braccialetto dorato che le tintinnava al polso, scivolando giù verso l'avambraccio ogni qual volta Lucy sollevava l'arto. << Alcune volte, quando tocco qualcosa, sembra che l'oro si posi sopra l'oggetto senza intaccarne la morbidezza; altre diventa completamente una statua. Credo che almeno questo mi permetta di vivere tranquillamente >> affermò lei. << O almeno, quando faccio il bagno o la doccia, l'acqua non diventa in alcun modo dorata: resta semplicemente trasparente, come dovrebbe essere. >>
Lucy gli sorrise, facendosi più avanti sulla poltrona. Lei lo stava guardando con curiosità, le scaglie dorate negli occhi che le luccicavano di vita. Sollevò nuovamente una mano, indicando lo stemma cucito sulla camicia che Natsu indossava: sembrava uno scudo ornato da nastri blu e rossi, con sotto stampate le iniziali dell'istituto che frequentava. Nonostante ci andasse da ormai tre anni, Natsu non ci aveva mai fatto molto caso. << E' la divisa scolastica? >> gli chiese, sinceramente incuriosita.
<< Oh sì, non ho avuto tempo per cambiarmi >> ammise lui.
Lucy gli sorrise. << Raccontami un po' di te. >>
Natsu si sentì preso in contropiede. Il carattere di Lucy era cambiato di molto da quando aveva accettato di vederlo tutti i giorni, di conoscersi come avrebbero fatto due anime gemelle in condizioni normali. Ora Lucy sembrava emozionata, più gentile, lo sguardo acceso e giocoso come quello di una bambina di fronte al giocattolo preferito. Natsu si sistemò meglio sul divano. << Sei abbastanza diversa rispetto a ieri. >>
Lucy sembrò mettere il broncio, tirando fuori il labbro inferiore. Sì, sembrava una bambina. << E' colpa tua, sai essere abbastanza insistente >> lo accusò lei, ma poi si aprì in una risata. Natsu la seguì a ruota.
Se ora Lucy era disposta a conoscerlo, Natsu non si sarebbe fatto sfuggire quell'occasione. Pregò che Zeref non tentasse una delle sue stramberie, tipo cercare di introdursi nella villa, oppure rompergli le scatole fino a quando non gli avrebbe presentato Lucy. Era strano come già si fosse abituato all'idea che la ragazza fosse la sua anima gemella, eppure sembrava così corretto urlarlo al mondo intero. In qualche modo, nonostante la faccenda non lo toccasse più di tanto, sperò che da qualche parte nel mondo ci fosse una cura per quella maledizione. La vita di Lucy – almeno da quello che gli raccontava lei – sembrava esserne seriamente intaccata. Non poter toccare le persone, doversi trattenere costantemente, sembrava a dir poco orribile. Natsu sperò vivamente che un giorno, seppur lontano, avrebbe potuto stringere Lucy tra le sue braccia per non lasciarla più andare.
*In Giappone non esistono i bidelli o le imprese di pulizie che vengono a scuola per pulirla quando questa è svuotata dai suoi studenti. I giapponesi apprendono la pulizia, il rispetto e lo spirito di squadra sin da bambini, tanto che persino alle elementari, i bambini gestiscono la mensa e puliscono le aule in totale autonomia (ovviamente, nel periodo delle elementari, la maestra è presente per evitare che succedano disastri). Pensate che ai bambini giapponesi viene insegnato a fare la spesa al negozio sotto casa e andare a scuola usando i mezzi, già da piccolissimi, e rigorosamente da soli!
*I giapponesi sono in generale molto superstiziosi, motivo per cui non troverete mai il quarto piano in un palazzo (pare che quattro si dica in un modo molto simile a "morte", motivo per cui, nella costruzione dei palazzi, il quarto piano viene indicato semplicemente con una lettera). Il motivo per cui Zeref nella storia sembra molto scioccato alla rivelazione di Natsu, è esattamente perché non vuole avere alcun contatto con una maledizione, o che ce l'abbia un membro della sua famiglia.
*Angolinooooooo
Salve a tutti! E no, non mi sono dimenticata di questa storia, ma questo capitolo è stato un po' un parto da scrivere, soprattutto la scena che riguardava Zeref e Natsu! Se c'è una cosa che ho sempre voluto vedere nell'anime/manga, era un rapporto fraterno tra Natsu e Zeref, che purtroppo, fino alla fine, non abbiamo avuto.
Così ho deciso di rimediare e in tutto rispetto al nostro amato troll preferito Mashima, ho preso in mano le redini e introdotto questo strano rapporto!
In questo capitolo abbiamo avuto: Natsu e Gray che facevano gli idioti, l'entrata in scena di Zeref e Mavis, e Natsu che, come sempre, è sgattaiolato nella villa maledetta.
Quando nello scorso capitolo vi ho riferito che c'era un casino all'orizzonte, parlavo di Zeref XD MA MA, l'angst vero e proprio non è ancora iniziato (non sarò crudele come nell'altra mia storia, lo prometto) u.u
Detto ciò, ci vediamo la settimana prossima! Buon fine settimana a tutti!
Un bacio,
Gaia*
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