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Dodici

"Se qualcuno vuole incolparmi di aver trascurato voi per Josh, non mi lo contraddirò."

Camminavo per i corridoi della scuola con la testa alta sentendo gli occhi di tutti addosso, dalle ragazze che volevano provarci con me, ai ragazzi gelosi della mia popolarità. Era come sentirsi un re là dentro ma sapevo bene che essere popolare in quel momento, non significava che lo sarei stato per sempre. Il liceo era solo una piccola parte della mia vita, poteva non contare nulla o contare tutto per qualcuno, dipendeva dall'esperienza che si viveva. 

Tenevo i libri sottobraccio e a grandi passi raggiunsi la biblioteca. 

Non ero un tipo che studiava tanto ma le parole che il coach mi aveva rivolto qualche giorno fa erano chiare: un'altra insufficienza e ora fuori dalla squadra. Mi era quasi impossibile studiare in casa: tra la televisione di mio padre e le lamentele di mia madre, c'erano parecchie cose a distrarmi mentre in biblioteca era più facile.

Presi posto in una delle poltrone nella parte ovest della struttura e notai che dietro di me, dall'altra parte di uno scaffale pieno di libri, c'erano due ragazze. Non penso mi avessero visto arrivare e cominciai a sperare che non si sarebbero messe a parlare.

Erano passati circa dieci minuti e anche se avevo letto solo due pagine mi sentivo bene nel vedere che stavo studiando veramente, finché non sentii una voce femminile provenire da dietro di me.

-Lea, hai sentito cosa hanno detto?- Era una delle ragazze e fui tentato di andarmene da qualche altra parte ma il resto della conversazione mi costrinse a rimanere. -Sai della notizia sulla squadra di football?

-No. Di che parli?- L'altra ragazza parlò a voce alta e l'amica le intimò di fare piano.

-Gira voce che Josh Davies verrà espulso dalla squadra.- La voce della ragazza pareva più euforica di prima e girai leggermente la testa verso di loro per sentire meglio. Riuscivo ad intravedere da un piccolo spazio attraverso un libro e l'altro e sperai di non essere visto.

-Aspetta, di chi parli?

Sentii la ragazza di prima sbuffare.

-Sai quel ragazzo alto, moro con gli occhi castani? Quello che abbiamo visto parlare con la professoressa di fisica l'altro giorno. Sarà stato giovedì...- Mi sorprese del fatto che non le avessi viste prima, sembravano conoscermi così bene, o almeno la ragazza che stava parlando.

-Quello con la maglietta verde scuro?

-Si, esatto. Dicono che sarà espulso dalla squadra.- Non capivo perché la voca sembrasse così euforica, ero uno dei giocatori più forti, senza di me la squadra non sarebbe stata la stessa. Il cuore mi batteva forte: ero uno che cercava di fregarsene su quello che diceva la gente, ma i miei voti erano sempre stati un motivo di imbarazzo per me.

-E come mai?

-Non va tanto bene a scuola.

Dire che ero arrabbiato era dire poco. Sapevo quali fossero le conseguenze dell'essere conosciuti: essere sulla bocca di tutti, sentire false dicerie sul tuo conto e essere circondati da persone false. Ma anche se me l'aspettavo, non significava che non potevo rimanerci male.

Non capivo cosa ci provava la gente a parlare di qualcuno che neanche si conosceva. Perché a queste due ragazze sconosciute sarebbe dovuto importare qualcosa di me? Non tutti riuscivamo ad apprendere facilmente come altri, avere problemi nello studio era una cosa difficile da superare.

-Il karma. Potrai essere bello quanto ti pare ma se non studi, non vai da nessuna parte. La popolarità non è tutto.

-Hai ragione.

-Sapevo che sarebbe successo.- Continuarono. -Voglio dire, quando le persone capiranno che sotto quel bell'aspetto si nasconde una testa vuota?

Non riuscii più a sopportare tutto quello e velocemente uscii dalla biblioteca dirigendomi verso il mio armadietto per prendere i libri che mi sarebbe serviti per le lezioni di domani.

Avrei studiato a casa, pensai. Ma sapevo che avrei continuato a pensare alla conversazione fra quelle due ragazze.

Perché la gente non capiva che anche i ragazzi hanno dei sentimenti? Solo perché belli, significava che non potevamo essere umani anche noi?

"Lo avrei capito solo più tardi, che a lui serviva più aiuto di quanto ne servisse a me."

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[Revisionato il 17/11/2020]

Heiiii Criers!

Come va? Spero bene a tutti.

Lo so che sono sparita per un lungo mese ma è iniziata la scuola e i professori credono che noi studenti abbiamo solo la loro materia da studiare e quindi ci riempono di compiti fino al collo.

Spero mi perdonerete.

Btw, tornando al capitolo, questa volta ho deciso di trattare un argomento importante, almeno per me, e cioè quello della popolarità.

Solo perché alcune persone sono popolari, non significa che le conosciamo per le foto che pubblicano, per le voci che sentiamo in giro e soprattutto, non possiamo giudicarli perché non sappiamo niente in realtà.

Non è vero che se un ragazzo è bello, popolare significa che è stupido. Se una ragazza è popolare non significa che è andata a letto con tutti. Se una ragazza o ragazzo sta sulle sue perché magari è timido non significa che sia sfigato.

Chiusa questa parentesi, spero che il capitolo vi siamo piaciuto, votate e commentate e ci vediamo alla prossima.

Ah, e grazie per le 900 letture. *-*

Un bacio.

-selma

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