Sette
"Ma non riesco ancora a credere che questo sarà il nostro addio"
Caitlyn's Pov
Ero incavolata, anzi incazzata. Eccome se lo ero.
Sbattei la porta di casa venendo poi subito circondata da un profondo silenzio. Perché Josh si era comportato così? Gli importava di me? Da quando ero piccola non mi ricordavo di una singola persona a cui fosse importato di me, compresi i miei genitori, perché doveva essere proprio lui il primo. Neanche ci conoscevamo.
Appoggiai la borsa nera sull'attaccapanni e andai in cucina per cercare di trovare qualcosa da mangiare, ero andata al supermercato per prendere qualcosa per cena, ma ovviamente dopo aver litigato con Josh ero tornata subito a casa. Eppure, fu un biglietto sul tavolo ad attirare la mia attenzione.
-Ti ho lasciato un messaggio in segreteria, ascoltalo, da mamma.- Lessi. Il telefono di casa era appoggiato vicino al biglietto e sbuffando composi il numero della segreteria. Avevo una vaga idea di cosa aspettarmi.
Mentre il messaggio prendeva tempo per partire mi alzai andando verso il frigo. Tirai fuori una Diet Coke e appena la aprii la voce di mia madre risuonò nella cucina silenziosa.
"Ciao Caitlyn sono mamma. Io, Brad e Luke siamo andati a cena fuori. Ti avremmo invitato se tu non fossi uscita di casa così velocemente e senza avvisare. Il tuo cellulare non è ancora pronto, lo andremo a prenderlo sabato. Non so quando torneremo perché andiamo ad una festa di un amico di Brad quindi non aspettarci, vai a dormire quando vuoi. Mi dispiace che sia capitato un'altra volta ma dovevi avvisarmi quando uscivi, ti avremmo portato con noi- ecco adesso arrivo- devo andare. Ciao tesoro, buonanotte."
-Sono stanca mamma delle tue bugie. Era ovvio che non mi avreste invitato.- Sussurrai prendendo un sorso della mia bibita. -Era ovvio!- Lanciai la lattina dentro al lavandino non preoccupandomi del liquido che era fuoriuscito sporcando il marmo bianco del bancone della cucina. Tanto Brad poteva permettersene una nuova senza pensarci due volte.
Mi coprii gli occhi con le mani; sentivo il bisogno di piangere: un po' per Josh, un po' per mia madre, ma la rabbia che avevo dentro di me sembrava seccare tutte le lacrime prima che queste potessero uscire. La gola mi pizzicava e faceva male. Cominciai a fare dei respiri veloci.
La fame mi era passata nel momento stesso in cui il messaggio era finito e decisi si andare in salotto. Mi sedetti sulla poltrona di pelle bianca accendendo la TV nera, ridicolosamente grande.
Perché continuava a mentirmi? Era chiaro che avevano approfittato della mia assenza per uscire indisturbati. Erano solo ridicoli, sarebbero potuti uscire anche davanti a me e non avrei detto niente comunque.
La dura verità a cui mi ero rassegnata, anche se questa mi feriva ogni volta, era che mia madre preferiva il suo nuovo ragazzo e suo figlio a me. Ora lei era una donna di classe, non voleva pensare più a me che rifiutavo la vita da ricchi.
Però tra tutti i pensieri che continuavano a rimbalzare da una parete all'altra della mia testa, quello con la stupida faccia di Josh era quello che appariva più spesso.
Non potei fare a meno di sorridere. Mi dispiaceva e non poco, per quello che gli avevo detto nel parcheggio del supermercato. Lui cercava solo di essermi amico e io avevo rovinato tutto come sempre. Era ovvio che non pensavo niente di quello che avevo detto: lo consideravo un amico. L'unico che avessi.
Mi sentivo una stupida. Era una cosa nuova per me avere qualcuno che insisteva nel conoscermi, di solito ero sempre stata io quella a rincorrere le persone, finché non mi ero stancata.
Mi vergognavo così tanto di avergli permesso di vedermi piangere, non doveva capitare più una cosa del genere. Mostrarsi deboli era un male, essere deboli era un male. Eppure ancora mi ricordavo della bella sensazione del calore del suo corpo, il suo profumo. Si vedeva che era un ragazzo curato, che teneva alla sua immagine ed era per questo cercavo di allontanarlo. Sapevo che, anche se saremmo diventati amici, lui avrebbe mandato all'aria tutto per tenere alta la sua reputazione; e io mi sarei presa sicuramente una cotta per l'unica persona, l'unico maschio che mi dimostrava un po' di affetto e attenzione. E non volevo essere lasciata da sola, non di nuovo.
Ma nonostante questo non vedevo l'ora di riprendere il mio telefono in modo da potermi scusare.
Brad mi aveva proposto di comprarne uno nuovo ma avevo rifiutato, solo in quello avevo il numero del cellulare di Josh.
Prima che i miei occhi si chiudessero per il troppo sonno, andai in camera ricordandomi della lettera. La tirai fuori dal cassetto del comodino e dirigendomi in cucina presi posto nello sgabello sotto la luce. Mi metteva angoscia il silenzio che regnava da quando ero entrata in casa e questo non faceva altro che aumentare il mio senso di solitudine. Odiavo ammetterlo, ma ormai era palese che continuavo a pensare a Josh perché era l'unico che riuscisse a sollevarmi il morale e l'unico capace di farmi scordare temporaneamente i miei problemi.
Con il corpo e la mente stanchi continuai a scrivere quelle che sarebbero state le mie ultime parole finché, non accorgendomene, mi ritrovai a letto pronta per cadere nel sonno più totale.
L'ultima cosa che sperai prima di addormentarmi fu che il sabato arrivasse presto.
"Ma allo stesso tempo non mi dispiace perché la colpa non è la mia."
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[Revisionato il 10/11/2020]
Okay Cryers- so che non esiste una parola così in inglese- ma da ora in poi vi chiamerò così.
Quelli che piangono.
Ho deciso di aggiornare perché, bé, ho creato un "Calendario degli aggiornamenti" e il lunedì aggiornerò Crying Room. Visto che so che un aggiornamento a settimana è poco, ma visto che ho otto storie in corso sono un po' piena, cercherò di aggiornare anche la domenica o il sabato dipende.
Abbiamo superato i 100 voti, cosa ho mai fatto per meritarmi tutto questo? *-*
Votate e commentate se vi va e fatemi sapere cosa ne pensate del capitolo. Ci vediamo presto.
-selma
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