Sei
Il mio stato d'animo era veramente turbato.
Erano giorni che Caitlyn non mi rispondeva ai messaggi e tantomeno alle mie chiamate. Ci eravamo scambiati i numeri di telefono l'ultima volta che ci eravamo visti per rimanere in contatto- ovviamente l'idea era stata mia; ma sembrava che lei si fosse volatilizzata. Ero perfino andato alla Stanza Del Pianto ogni giorno, per più di una settimana, nella speranza di incontrarla ma senza nessun successo.
Fui costretto a smettere quando i miei genitori cominciarono a domandarmi dove andavo ogni giorno così di fretta e ormai avevo terminato tutte le scuse possibili.
Che avesse deciso di ignorarmi? Per caso le era successo qualcosa? Oppure era solamente stanca?
Avevo ripercorso il nostro ultimo pomeriggio passato insieme e non avevo trovato neanche una cosa che avesse potuto averla ferita. Insomma le ero stato accanto e l'avevo confortata quanto bastava, mi ero anche trattenuto nel dire le cazzate che di solito dicevo. Neanche una cosa sembrava fuori posto.
Ed era per quello che mi sentivo nervoso, triste e arrabbiato. Se aveva cambiato idea sull'essere amici avrebbe potuto semplicemente dirmelo senza fare tante storie.
Era a questo che pensavo mentre ero fermo in fila alla cassa.
-Grazie e arrivederci.- Ricambiai il saluto della commessa e uscii nel parcheggio del supermarket, dirigendomi alla macchina. Quei pensieri non la smettevano di tormentarmi.
Stavo per entrare al posto del guidatore quando una voce familiare mi richiamò.
-Josh.- Mi girai e sentii la mia bocca aprirsi per lo stupore: davanti a me Caitlyn sorrideva sembrando felice di vedermi. Rimasi in silenzio perché non sapevo cosa pensare: il motivo del mio malessere degli ultimi giorni era lì davanti a me e sembrava facesse finta di niente. Riuscii a chiudere la bocca ma non dissi niente e quando vide che non ricambiai il saluto si mosse a disagio. -Ciao.
-Non ci posso credere.- Sussurrai tra me stesso, dandole le spalle e chiudendo la portiera con troppa ferocia. Ormai mi ero ripreso e ero pronto a esplodere.-Ciao? E' questo che hai da dirmi? Un fottuto 'ciao'? Sei seria Caitlyn?-
-Sì, non capisco. Sono venuta a salutarti.- Mi guardò corrugando il sopracciglio. Aveva gli stessi jeans della prima volta che ci eravamo incontrati e una felpa nera. I capelli erano fermati da due mollette bianche. Con del trucco aveva cercato di coprire dei piccoli brufoli che le erano comparsi, ma oltre questo non notavo nessun cambiamento. Anzi, pareva più riposata.
Cominciarono a passarmi per la mente tutte le cose brutte che avevo pensato sul suo conto e un po' me ne vergognavo; ovviamente non avevo il coraggio di dirgliele in faccia e non volevo neanche. Per tutti quei giorni mi ero preoccupato pensando alle peggior cose che magari le erano capitate senza che io sapessi niente e lei veniva qui di punto in bianco, come se non fosse successo niente?
-Hai idea di quello che ho dovuto passare in questa ultima settimana?
-Perché cosa è...
Ma non la feci finire che risposi:- Ti avrò chiamato circa venti volte, per non parlare di quanti messaggi ti ho inviato. Pensavo di averti offeso in qualche modo così sono andato a cercarti ogni giorno, ogni fottuto giorno, alla Stanza Del Pianto ma non ti ho trovata. Così ho iniziato a pensare che ti fosse successo qualcosa di grave o non so io e mi sono fottuto la testa per tutta la settimana, per cosa? Vederti arrivare come se niente fosse?- Mi ero sforzato di non alzare la voce ma sentivo le vene del collo pulsarmi.
Lei era arretrata di un passo.
-Beh, scusa se mi si è rotto il telefono e scusa se non sono venuta in quella fottuta stanza perché avevo da studiare.
-Non preoccuparti, ti perdono.- Dissi sarcasticamente, anche se le sue parole mi fecero sentire leggermente meglio: non le era successo niente di male e soprattutto io non c'entravo niente.
-E poi perché ti dovrebbe interessare? Non siamo amici.- Le sue parole mi colpirono nel petto. Sapevo che non conoscevamo niente dell'altro ma non si poteva negare che il tempo trascorso insieme l'avevamo passato come degli amici. Cominciai a pensare che in realtà non pensava davvero quello che aveva detto; se non mi avesse visto come un amico non mi avrebbe dato neanche il suo numero, non mi avrebbe permesso di consolarla, non mi avrebbe pregato di restare la prima volta che eravamo usciti. Eppure lo aveva detto comunque.
-No, infatti. Consolarsi, divertirsi, uscire insieme non è una cosa che fanno gli amici. Non siamo amici.
-Il fatto che tu mi abbia consolata in un mio momento vulnerabile non ti rende un amico.- Alzò le spalle sibilando. E per quanto fossi sollevato nel vedere che stava bene, la odiai. Avevo voglia di finire quella conversazione il più presto possibile e non doverla più guardare.
-Sai che ti dico? Fottiti. Non avrei dovuto sprecare il mio tempo con te. Si vede che sei una che vuole solo attenzioni e che pensa di poter comandare le persone a bacchetta. Ma con me, non funziona così.- Era ovvio che non le pensavo quelle cose, ma in quel momento la rabbia prese il sopravvento facendomi parlare. Volevo ferirla come lei aveva ferito me. In fondo, se lo meritava.
Quando salii in macchina e misi in moto, uscii dal parcheggio il più velocemente possibile. Cercai di fermare la mia voglia di guardare indietro ma non ci riuscii, e dallo specchietto retrovisore la figura di Caitlyn non c'era più.
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[Revisionato il 02/11/2020]
Si, pubblico il capitolo a mezzanotte perché sono badass.
Concordandomi a pacifyque abbiamo scelto che la ship si chiamerà: Jatlyn.
Spero di non avervi spezzato il cuore con questo capitolo perché quello di Josh lo è sicuramente.
Fatemi sapere cosa ne pensate e commentate se vi va.
Un bacio e buonanotte.
-selma
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