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Cinque

(Oggi, doppio aggiornamento.)

"Ho sempre pensato che questo giorno sarebbe arrivato."

-Hey Caitlyn!- Vidi la mia nuova amica seduta al suo solito posto e velocemente presi posto accanto a lei. Era la prima volta che le sedevo accanto ma dopo l'uscita di qualche giorno fa pensai che fosse un gesto accettabile ormai.

 -Sai che ti ho sognato?- Ma non feci in tempo a continuare che vidi le lacrime scendere dalle sue guance. Rimasi scioccato per un momento, in fondo era la prima volta che la vedevo piangere e non mi aveva ancora rivolto una delle sue occhiate serie. Neanche guardava.

-Cait, cos'è successo?- Chiesi dolcemente. Ormai mi ero dimenticato dello scopo di quel posto; andavo lì solo per poter parlare con la mia nuova amica. In fondo le volte in cui avevo pianto lì dentro erano pochissime, e avevo capito che potevo tranquillamente farlo anche in camera mia, senza dovermi sforzare di venire lì.

Lei si girò verso di me e poterla contemplare così da vicino in un momento tanto vulnerabile per lei, mi fece sentire lo stomaco chiudersi in una morsa d'angoscia. I suoi occhi rossi e completamente inespressivi, mi guardavano come a chiedere aiuto. I suoi capelli erano stati legati in una coda disordinata e le sue labbra erano screpolate. Sapevo che provava imbarazzo a farsi vedere in uno stato del genere, le sue gote si stavano di nuovo colorando di rosso.

Cercò di nascondersi girandosi dall'altra parte e le misi un braccio attorno alle spalle, attirandola a me. Tentò di asciugarsi le lacrime ma queste continuavano a scendere e a rigarle il viso senza tregua. Non parlai, rimasi in silenzio e guardai mentre si ricomponeva. 

Le persone più forti erano quelle che cadevano a pezzi silenziosamente, per poi ricomporsi da sole senza che nessuno se ne accorgesse. 

In quel momento stavo guardando Caitlyn raccogliere da terra i pezzi della sua anima. E un po' mi sentivo felice nel sapere che magari la stavo aiutando con la mia presenza e il mio abbraccio.  

-Grazie.- Sussurrò con voce roca, dopo un tempo indefinito. 

-Non mi devi ringraziare.- Ritrassi il braccio dalle sue spalle, non perché non volevo più toccarla ma perché mi faceva male. 

-Puoi dimenticare tutto quello che hai visto?- Chiese al quanto imbarazzata, mentre con un fazzoletto si asciugava le guance bagnate.

-No.- Risposi così duramente che lei si girò a guardarmi. -L'arte non si può dimenticare.- Ritornai ad avere il mio solito sorriso e in cambio ricevetti un pugno sulla spalla. 

-Idiota.

-Dai ammetti che ti piace questo idiota.- Il mio sorriso si era allargato nel vedere il suo.

-Per niente.- Cercò di nascondere la sua risata e le diedi una leggera spallata.

-Ma se non ci credi neanche tu!

Ci guardammo negli occhi e d'istinto mi sporsi leggermente in avanti. Sentii il suo caldo respiro accarezzarmi il viso e notai con piacere che alternava lo sguardo tra i miei occhi e le mie labbra. E stava diventando rossa di nuovo. 

-Caitlyn.- Sussurrai richiamandola. Sembrava che tutto il resto del mondo si fosse fermato e che una bolla ci avesse racchiuso. Non me ne importava se gli altri nella stanza ci stessero guardando o meno, c'eravamo solo io e lei in quel momento.

-Si?- Rispose mentre sentii la sua voce tremare. Mi piaceva il fatto che le facevo un certo effetto.

-Per fortuna non ti puzza l'alito.- Sussurrai prima di scoppiare in una risata. Lei, d'altro canto, mi spinse via mentre cercò di nascondere il suo imbarazzo. 

-Sei un'idiota.

-Si, lo so.- Mi alzai e le tesi la mano per aiutarla ad alzarsi da terra. -Vieni, ti porto in un posto. 

Non mi fece domande, ma continuai a tenerla per mano finché non raggiungemmo la mia auto. Le aprii la portiera per farla salire; mio padre e mia madre mi dicevano sempre che una signora doveva essere trattata con rispetto e gentilezza e il sorriso che vidi sul viso dolce di Caitlyn, rafforzò tutte le loro parole. 

Quando presi posto al volante, vidi che osservava tutto incuriosita e non potei non notare il piccolo cipiglio che le si era formato. 

-Cos'è che ti sorprende?

-E' più ordinata di quanto pensassi.- Si girò a guardarmi. -E ha anche un buon odore.

-Ci tengo alla mia macchina.- Accarezzai il cruscotto come per dargli una carezza. Questo la fece ridacchiare.

-Dove mi porti? 

-E' una sorpresa.- Risposi vago. 

-Non vuoi uccidermi, vero?

La rassicurai ridendo che non le avrei mai fatto del male e cominciai a guidare. Parlammo e ascoltammo la radio durante il tragitto finché non arrivammo a destinazione. 

-Scendi.- Dissi aprendole la portiera. 

-"La tavola calda da Bob"- Lesse l'insegna. -Cosa siamo venuti a fare?

-Dopo quello che è successo prima hai bisogno di un po' di carboidrati.- Le dissi prendendola per il polso, trascinandola dietro di me. 

-Suppongo che tu voglia sapere perché stavo piangendo prima...- Sussurrò. Nonostante la mia grande curiosità che aveva continuato a mangiarmi fino a quel momento, vedendola distrutta decisi di fare quello che era meglio per lei. 

-Non devi dirmi niente. Se vuoi aprirti con me fallo pure, sennò posso aspettare.

-Grazie.- Mormorò mentre gli occhi le si riempivamo nuovamente di lacrime. Mi sorrise nonostante una di esse le cadde lungo la guancia. Mi sporsi oltre al tavolo e con il pollice gliela asciugai. 

Era da tanto che non facevo qualcosa del genere per una ragazza. 

-Grazie di nuovo. E' solo che...- Dovette fermarsi per prendere un po' d'aria. -Negli ultimi giorni, la mia famiglia...- Fermarsi nel parlare le aiutava a fermare la voglia di piangere. 

-Shhh.- La zittii scuotendo la testa. -Non fa niente.

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[Revisionato il 30/10/2020]

Come avrete notato, oggi farò un doppio aggiornamento quindi non mi soffermo sulla nota d'autrice. 

Voglio però scusarmi con voi per l'assenza. 

Vi è piaciuto il capitolo?

Spero di si. Ci vediamo al prossimo. 

-selma

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