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Quattro

"Cercami in tutte le lacrime che non sei riuscita a versare."

-Ora devi dirmi il tuo nome.- Dissi alla ragazza dai capelli castani. Non riuscivo a capacitarmi del fatto che ero uscito con una ragazza di cui non sapevo nemmeno il nome, ma le uniche informazioni su di lei che conoscevo erano che frequentava una fottuta stanza del pianto e che le piaceva un pittore tedesco. 

-Prima tu.- Mi rispose lei. Il suo atteggiamento mi dava un po' fastidio, in realtà. Da quando ci eravamo parlati la prima volta non mi ricordavo che mi avesse dato una risposta diretta a una delle mie domande.

Eravamo usciti dalla "Stanza Del Pianto" e stavamo camminando sul sentiero che attraversava il bosco della città, ai confini della statale. C'era abbastanza silenzio e tranquillità per parlare, senza occhi di gente curiosa o qualcuno che potessero riconoscermi.

-Te l'ho chiesto prima io.- Cercai di convincerla con un sorrisetto ma lei continuava a guardarmi neutralmente, che quasi faceva paura. Portava dei jeans e una maglietta bianca senza nessuna stampa, ma questa volta non aveva la sua solita borsa nera. Ci guardammo un paio di secondi e capii che non avrei ottenuto nessuna risposta da parte sua se non avessi parlato prima io. -E va bene, sono Josh.

-Okay.- Alla sua affermazione mi fermai confuso. Non capivo se scherzasse o le piaceva infastidirmi.

-Hey! Non vale, adesso tocca a te rispondere.- Mi sorpassò continuando a camminare sulla terra umida. Non guardava in basso, ma in alto studiando gli alberi e la natura che ci circondava. O almeno così mi sembrava.

-Prima dimmi perché vieni alla "Stanza del Pianto".

Lasciai che il sorriso sparisse dalla mia faccia e serrai leggermente i pugni. Forse avevo capito: le piaceva infastidirmi.

-No.- Risposi duramente. Non volevo sembrare rude o altro, ma non si era neanche degnata di rispondermi decentemente a una domanda semplice come "Come ti chiami?", e già voleva farsi gli affari miei? 

Era stato un sbaglio venire qui? Invitarla fuori?

Vedendo che anche lei non sorrideva più mi girai e cominciai a camminare verso la macchina. Ormai tutta la curiosità era sparita, e anche l'euforia che avevo provato nel venire lì.

-Scusa scusa. Non volevo farlo, ho sbagliato.- Mi si parò davanti mettendomi le mani avanti per impedirmi di andare via. -Rovino sempre tutto, mi dispiace. Non era mia intenzione offenderti o farmi gli affari tuoi. Scusa.- Disse velocemente.

Rimasi a guardarla in silenzio. Pareva veramente dispiaciuta e riuscivo a vedere le sue gote colorarsi di rosso dall'imbarazzo, e faceva bene a provarlo. Quella ragazza mi confondeva e non sapevo neanche il perché. Cominciai a chiedermi se avessi sbagliato anche solo parlare con lei la prima volta.

-Mi chiamo Caitlyn.- Ritirò le sue mani. -Prometto di rispondere alle tue domande. Solo non andartene subito.

Volevo alleviare l'atmosfera pesante che si era creata.

-Prometti di rispondere a tutte le mie domande?- Le puntai un dito contro. Ma vedendo che lei non sembrava apprezzare il mio gesto scherzoso, ritirai la mano. 

-Ovviamente dipende se queste sono accettabili o meno.- Disse lei facendomi ridere.

-Caitlyn.- Ripetei, scuotendo la testa. -E così questo è il tuo nome.

-Esatto.- Annuì facendo un piccolo sorrisino e anche lei cominciò a scuotere la testa con me.

-Oppure mi stai mentendo?

Lasciò le braccia ricaderle lungo i fianchi con fare teatrale.

-No, è che... Non sembri una che si potrebbe chiamare Caitlyn.- Mi spiegai meglio, anche se anche io riconoscevo che nulla di quello che dicevo aveva un senso, la maggior parte delle volte.

-Anche io lo penso!- Ci guardammo negli occhi stupiti, prima di scoppiare a ridere. Riprendemmo a camminare. 

La curiosità e l'euforia stavano tornando piano piano. Mi riempivano il corpo come l'aria fresca mi riempiva i polmoni.

-Però potresti comunque star mentendo.- Continuai lo scherzo, non sapendo cosa altro dire e volendo evitare che un silenzio imbarazzasse si instaurasse.

Cacciò la mano nella tasca dei suoi jeans estraendo una tessera.

-Ecco la mia patente. Guarda tu stesso.

Sorrisi vedendo la sua foto. Non era venuta il massimo, ma questo la rendeva ancora più reale e bella.

-E così ti chiami Caitlyn Mills.- Ridandole la tessera con una mano, le porsi l'altra dicendole: -Piacere sono Josh Davies.

Lei rise stringendomi la mano e io sorrisi di più.

(...)

-Dove sei stato?- Appena chiusi la porta di casa la voce di mia madre mi arrivò all'orecchie.

-Sono uscito con un'amica.

-Un'amica?- Mi raggiunse alzando un sopracciglio. -Hai trovato la fidanzatina?- Sorrise divertita.

-Mamma.- Sbuffai togliendomi le scarpe e la giacca.

-Scusa.- Se ne tornò ridendo in cucina, da dove proveniva una buon profumo.

-Perché non la porti a cena qualche volta?

-Oh, ci siamo appena conosciuti e non so se sia il caso.- La seguii per cercare di vedere cosa ci fosse per cena.

-Portala almeno ce la presenti. Sono sempre così noiose le nostre cene.- Mi sorrise premurosamente, come solo una madre sa fare.

-Glielo chiederò.- Sorrisi ripensando all'uscita di oggi. Forse Caitlyn mi avrebbe fottuto il cervello più di quanto avessi pensato.

"Non guardarti intorno, guarda al tuo fianco. È li che mi vedrai, accanto a te. Ora e sempre."

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[Revisionato il 28/10/2020]

Ho deciso di aggiornare per i commenti carini che ho ricevuto.*-*

Davvero grazie mille. Spero che con questo capitolo non abbia deluso le aspettative di nessuno.

Finalmente scopriamo il nome della ragazza. Preparatevi, il prossimo capitolo sarà molto bollente.

Fatemi sapere cosa ne pensate e votate, se vi va.

Oggi farò un doppio aggiornamento visto che domani parto e non avrò internet.

-selma

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