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Uno

"Qui non c'è niente per me."

La lacrima del diavolo. Così la chiamavano alcuni, oppure la stanza del pianto, altri. Io non avevo un modo per chiamarla, non avevo bisogno di darle un nome perché non avrei mai detto a nessuno che frequentavo quel posto, che andavo a piangere in un posto dove l'autocommiserazione era all'ordine del giorno. Stavo bene così con i miei piccoli segreti. 

Bé, non stavo bene realmente se dovevo recarmi in una stanza per piangere e sfogarmi, ma il mondo aveva smesso di andare per il verso giusto da un pezzo e non potevo di certo cambiare il corso del fato. Eppure gli altri sembravano avere una vita felice, spensierata. Perché non era concesso anche a me?

Non c'era nessun cartello a condurti all'entrata. O la trovavi o ti arrangiavi. Potevi orientarti con le indicazioni della gente ma non era facile trovare qualcuno disposto ad ammettere che c'era stato. Io ero venuto a conoscenza di quel luogo dopo aver origliato la conversazione tra due ragazze in biblioteca.

Camminai in mezzo alle pareti bianche adornate da vari tipi di quadri, che io non mi ero mai soffermato ad osservare più di tanto. Non la capivo l'arte.

Quando superai l'ennesimo varco tra i muri, trovai il mio angolino per terra e mi ci sedetti non curante delle altre persone. L'igiene non era delle migliori ma alla fine il pavimento polveroso non mi preoccupava più di tanto.

Un singhiozzo attirò la mia attenzione ma non mi concentrai sulla ragazza che si stava tappando la bocca per fare meno rumore possibile, perché un'altra ragazza vicino a lei incrociò il mio sguardo. Era vestita con dei semplici jeans, una maglietta bianca e vicino a se teneva una borsa nera. Non stava piangendo, stava semplicemente guardando davanti a se. 

-Hey.- Richiami la sua attenzione. La stanza era abbastanza piccola che avremmo potuto parlare da una parte all'altra senza aver bisogno di gridare. 

-Che ci fai qui?

-Non sapevo che questa fosse una stanza riservata.- Non riuscivo a distinguere cosa conteneva la sua voce... Disprezzo? Nervosismo? Era neutrale.

-No no, intendevo che ci fai qui? 

-Continuo a non capire. E' una stanza del pianto, come la chiamano, cosa pensi che ci faccia qui?

-Bé, non stai piangendo. 

-Bisogna per forza piangere per manifestare il dolore?

-No.- Dissi frettolosamente, come per giustificarmi.

-Forse non mi sono spiegato bene. Qui c'è gente che piange per differenti motivi, ma tu? Tu che ci fai qui? Non stai versando nemmeno una lacrima.

 -Ho finito le lacrime e ora sto morendo dentro.

Finalmente riuscii a vederla. Sembrava stanca, aveva gli occhi vuoti e riusciva a malapena a non chiudere le palpebre, aveva i capelli disordinati e le labbra secche. 

Fui tentato di lasciare la conversazione lì, ma c'era qualcosa che mi convinse a continuare. Quando il mio battito aveva a cominciato ad andare così velocemente? 

-E tu come la chiami? 

-Eh? Cosa?- Teneva gli occhi fissi sul quadro alla mia sinistra. 

-Come la chiami questa stanza?

-Non ho un nome da darle. Non dico a nessuno che vengo qui, quindi non c'è  bisogno che io la nomini.

Fui sorpreso del suo ragionamento. Era uguale al mio.

-Io la penso come te sai?

-Ah si? Allora anche tu non stai messo bene...

-Proprio così...- sussurrai. -Proprio così.

Volevo ringraziare ancora una volta @petrovxifire.

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