Due
"Non parlo di cose fisiche, sento che devo lasciare la mia anima andare via."
Quel giorno non c'era molta gente, penso che eravamo in cinque. Ma non guardai bene le persone presenti finché non mi sedetti per terra con la schiena appoggiata alla parete. Alla mia destra vidi la stessa ragazza dell'altra volta. Ero sicuro che mi avesse riconosciuto, avevo visto i suoi occhi guardare nella mia direzione per poi distogliere lo sguardo subito dopo. Sicuramente mi stava ignorando.
-Hey tu!- Richiamai la sua attenzione, nonostante capissi che voleva essere lasciata in pace. E il modo in cui mi rispose lo fece intendere bene.
-E anche tu!- Non cercò neanche di sembrare sorpresa o felice di vedermi, fece un sorriso smorto e neanche si girò a guardarmi.
Lasciai scappare una risatina sarcastica e scossi la testa. Era inutile essere amichevoli. Rilassai le spalle e tirai la testa all'indietro chiudendo gli occhi. Cercai di convertire tutto il mio malessere in leggere e bagnate lacrime da buttare fuori, con la speranza che questo potesse allievare un po' il dolore. Ero venuto lì per piangere no?
Eppure non scendeva nessuna lacrima. Perché la mia curiosità stava urlando nella mia testa in continuazione "Parla con lei!".
-Come vanno le cose?- Dissi dopo un po'.
Lei fece un sospiro e si girò, finalmente, a guardarmi. Cercai di imitare il suo sorriso di prima e la salutai con la mano.
-Ti va proprio di parlare, eh?
-Forse.
-A te come vanno le cose?- Trovai maleducato da parte sua non rispondere alla mia domanda ma farla a me. Però allo stesso tempo mi divertiva.
-Se stessero andando meglio non sarei qui.- Mi guardai le mani come se non l'avessi fatto le altre migliaia di volte che non ero riuscito a guardare negli occhi qualcuno.
-Hai le tue ragioni.
Era seduta nello stesso punto, a fissare lo stesso quadro dell'altra volta. Aveva la faccia allungata e una mascella non definita, il naso presentava una piccola bozza. Non c'entrava niente con il tipo di ragazza che piaceva a me, ma non era male.
-Cos'ha quel quadro?
-Mmmmh?- Parve spaesata per un momento e i suoi occhi si mossero velocemente per la stanza. Era nelle stesse condizione dell'altra volta: stanca, spaesata, vuota a primo impatto. Forse erano le luci al neon della stanca a conferirle questo aspetto cadaverico; oppure stava veramente tanto male.
-Anche l'ultima volta stavi guardando quel quadro. Cos'ha di bello?
-Hai davvero notato questo?- Nella sua voce sentii una punta di felicità di cui non compresi il senso. Mi fece la domanda sempre guardando lo stesso punto nella parete, ma poi si girò verso di me. Preferii distogliere lo sguardo, mi fece paura. Aveva lo stesso sguardo delle persone impazzite, quelle che si vedono nei film. Con l'unica differenza che quella era la vita reale.
Cominciai a domandarmi se anche gli altri presenti fossero pazzi.
-Ti va di spiegarmelo?- Avevo la sensazione che mi stessi inoltrando in qualcosa di pazzo e stupefacente e iniziai a tremare leggermente. Non avevo idea di cosa mi stesse succedendo. Ecco stavo diventando pazzo anche io.
-E' di Caspar David Friedrich. Si chiama "Le tre età dell'uomo", rappresenta i vari stadi della vita. I bambini, che sono la giovinezza, gli adulti, la metà della vita, e un anziano, la fine. Questo è uno degli ultimi quadri fatti da Friedrich poco dopo che scoprì di essere malato, le tre navi all'orizzonte rappresentano la morte che verrà a prendere una delle persone raffigurate per portarlo all'aldilà. Come una grande metafora.- Mi sembrava di star ascoltando la mia professoressa di arte.
-Ti piace Friedrich?
-E' il mio pittore preferito.- Esclamò quasi sorridendo. -E tu hai un pittore preferito?
-Nah. A me non piace l'arte, non la capisco.- Scossi le spalle e cercai di mettermi in una posizione più comoda, il duro pavimento mi stava distruggendo il fondo-schiena.
-Non è vero, a tutti piace l'arte, il punto è che ognuno la vede in un modo diverso.
Capii che per lei era una cosa importante, decisi di non obiettare ma preferii fare lo stupido.
-Quindi potrei considerare te arte? Perché mi piaci.
Mi rivolse un piccolo sorriso. La felicità le stava bene addosso.
-Che fai ci provi?- Alzò un sopracciglio e fece finta di sembrava scioccata.
-Forse solo un pochino.
[Revisionato il 25/10/2020]
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