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Venticinque

L'aria era fresca e il vento mi facevano venire la pelle d'oca mentre asciugavano il sudore su tutto il mio corpo. Mi muovevo d'istinto sul sentiero che in passato percorrevo tutti i giorni ma che ultimamente avevo dimenticato. Il posto era lo stesso, d'altronde i morti non cambiavano mai. 

Mi fermai quando arrivai a destinazione e scrutai la lapide di marmo bianco, ripulendola con la mano. Posai il mazzo di fiori sulla tomba e rimisi le mani nelle tasche, non sapendo cosa fare. 

Sembravo così sbagliato in quel posto: ero nel nuovo mondo di Meredith e anche se lei mi aveva lasciato entrare, da quando avevo conosciuto Caitlyn, mi ero dimenticato di lei. 

Non importava se la vedevo nei capelli scuri della mia nuova amica, o se la sentivo nella sua risata o nel suo modo di parlare. Avevo comunque cercato di ignorare tutto quello.

Le parole che Caitlyn mi aveva rivolto la scorsa sera erano fissate a fuoco nella mia mente, le vedevo scritte sulla mia fronte quando mi guardavo allo specchio, erano disegnate sul mio corpo mentre mi vestivo e comparivano di persona quando mi giravo a guardare qualcosa. 

Stupido, mi aveva detto. Come quelle ragazze in biblioteca. Non ero altro che uno stupido a scuola, nella vita reale, nel football. Non ero altro che un insulto sibilato dalla ragazza che mi piaceva. Una piccola parola capace di picchiarmi con violenza, facendomi rimanere senza respiro. 

Mi ero incantato nel vuoto e quando tornai alla realtà mi sentii uno stupido per aver pensato ad un'altra persona che non fosse Meredith. Guardai i fiori che le avevo comprato in uno degli stand fuori dal cimitero, scuotendo la testa e pensando che quelli non erano neanche i suoi preferiti. 

A lei piacevano i tulipani, perché cazzo le avevo comprato delle margherite?

Stupido che ero. 

Non mi accorsi neanche della figura che piano piano si stava avvicinando a me. Non ci feci caso e continuai ad osservare la lapide con una foto sorridente di Meredith. Non mi piaceva guardare quella foto e capire che quella ormai non era più lei, ma un corpo in decomposizione sotto i miei piedi, il cui cuore era stato fermato dalla droga. 

Solo quando mi accorsi che la donna che si stava avvicinando continuava a guadarmi con uno sguardo basso cominciai a diventare nervoso. Non c'era nessun altro in quella parte del cimitero e il profondo silenzio aveva cominciato a farsi davvero pesante. 

Sentendomi a disagio, decisi di andare via nonostante fossi arrivato da poco e cominciai a camminare verso l'uscita. Lanciai uno sguardo alle mie spalle e la donna ora era dietro di me, a pochi centimetri di distanza. 

Lanciai un urlo, sia per lo spavento che mi aveva fatto prendere sia perché quella non era una donna qualsiasi. Il suo corpo in putrefazione, i capelli appiccicati al volto e una sua mano ossuta e tremante che tendeva verso di me.

-Meredith, cosa- Non feci in tempo a dire niente che lei mi si catapultò sopra con uno sguardo di fuoco, cominciando a mordere la mia pelle esposta e graffiandomi la faccia con le sue lunghe unghie. 

Aprii gli occhi urlando e quando mi tirai su a sedere capii che era stato soltanto un incubo. Cominciai a piangere e a tremare per lo spavento, mentre con le mani tastavo la mia pelle calda come per controllare che non vi fossero graffi o morsi. 

-Davvero, Josh? Ora piangi pure?- Sentii una voce bassa provenire dalla porta e appoggiata ad essa c'era Cailtyn. Tra le mani teneva la sua giacca di pelle come per dire che stava per andarsene. -Non solo sei uno stupido, ma anche una femminuccia. Non capisco perché io sia diventata tua amica. Uno come te, non merita una come me.

-Ti prego smettila.- Dissi piagnucolando e tappandomi l'orecchie con le mani. Le sue parole mi ferivano, lasciavano letteralmente dei segni incandescenti sulla mia pelle. Non mi facevano respirare.

-Tu non meriti ne me, ne Meredith. Pensavi davvero che tu potessi piacerci?- La sua voce era confusione, molto più bassa e sembrava che non fosse lei a parlare. 

-Me ne vado. Non voglio perdere altro tempo con te.- Cominciò a mettersi la giacca e fu allora che mi svegliai veramente. 

Ero tutto sudato, il mio corpo racchiuso tra le coperte stava andando a fuoco e tremavo. Toccandomi la faccia capii che avevo pianto durante gli incubi e per sicurezza guardai che non ci fosse nessun altro nella stanza.

C'ero solo io. 

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[Revisionato il 27/11/2020]

Hey! Ciao a tutti. Sull'account di Instagram vi ho fatto scegliere di quale storia volevate un doppio aggiornamento e avete deciso CR. 

Nella descrizione vi ho lasciato il link del profilo di Instagram, mi farebbe piacere se andaste a seguirmi. 

Comunque avevo qualcosa da proporvi: che ne dite se facessi aggiornamenti quotidiani di Crying Room? Salvo imprevisti, vorrei pubblicare un capitolo nuovo ogni giorno sopratutto perché negli ultimi tempi state leggendo la storia allora è un modo per farvi rimanere attivi (spero). 

Vi avevo detto che lo scorso capitolo era il mio preferito, questo è il mio secondo capitolo preferito. Non so, ma penso sempre che un pizzico di horror ci stia sempre. 

Spero che il capitolo vi sia piaciuto, votate e commentate se vi va e ci vediamo alla prossima. 

Un bacio. 

-selma


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