Ventotto
Alla fine non andai più a casa di Cailtyn a casa perché, per sua decisione, ci saremmo incontrati in un bar vicino.
Erano già dieci minuti che l'aspettavo eppure non volevo andarmene, non potevo. Il caffè che avevo ordinato stava per finire e ormai era diventato freddo a forza di essere bevuto piano piano.
Perché aveva voluto incontrarsi?
Se adesso guardandola non avessi provato niente, se non avessi sentito una sensazione di sollievo vedendola dopo tanto tempo allora significava che non mi piaceva più. Forse quell'incontro era il momento giusto per finirla lì definitivamente.
Ma c'erano tante cose di lei che volevo sapere, aspetti che dovevo scoprire e risposte di cui avevo bisogno.
Sentendo dei passi alzai gli occhi dalla mia tazza e in piedi accanto a me c'era Caitlyn. Aveva un foulard in mano e notai che indossava un rossetto rosso scuro sulle labbra, cosa che non aveva mai fatto. Non mi piaceva quel suo cambio di stile.
-Ciao Josh.- La sua voce era bassa e calma, la stessa voce che mi persuadeva e riscuoteva le mie membra. Mentre si sedeva la guardai squadrando ogni centimetro del suo volto e notai che sembrava stanca. Magari quella situazione la stava facendo soffrire, ma era da quando l'avevo conosciuta che aveva quell'espressione e magari era semplicemente fatta così.
Il cameriere arrivò subito e solo quando Caitlyn ebbe ordinato potemmo essere solo io e lei.
-Grazie per essere venuto.- Cominciò. Notai che parlava piano e scandendo ogni parola con fare guardingo. -Prima di tutto voglio chiederti scusa. Per tutto. Per il bacio, per quello che ti ho detto, per come mi sono comportata. Sono andata oltre il limite che mi avevi dato, sapendo che non ti piaceva quell'idea già dall'inizio. Grazie per avermi perdonato.
-Chi ti dice che ti ho perdonato?- Mi sentii cattivo per quelle parole ma volevo che Cailtyn capisse che anche io provavo dei sentimenti e non ero in dovere di perdonarla solo perché mi chiedeva scusa. Le azioni portano a delle conseguenze e queste non possono essere affrontate con una semplice parola come "scusa".
-Allora non vedo il motivo del perché tu sia qui.- Uno sguardo confuso e sfacciato si dipinse sul suo volto e capii che quella non era l'arte di cui mi ero sentito attratto tempo prima.
-Sono qui perché voglio sentire cosa hai da dire. Quello che hai fatto è stato molto grave e mi sono sentito usato da te.- Non volevo sembrare debole ma dalla mia voce si capiva benissimo che ero addolorato per quanto era successo.
-Lo so, ecco perché ti ho chiesto scusa. Te lo ripeto: l'ho fatto perché pensavo tu fossi d'accordo nel baciarci.
-Penso che tu prenda per scontato che io ti perdoni, come se io fossi in dovere di farlo.
-Non è vero.
Rimanemmo a guardarci anche se Caitlyn non riuscì a sostenere il mio sguardo a lungo. Presi la possibilità di ammirarla. La trovavo comunque bella anche se non mi era mancata per niente.
-Ti perdono.- Dissi interrompendo il silenzio. C'erano tante cose di lei che volevo conoscere e sapevo che se avessi troncato lì i rapporti, la curiosità mi avrebbe ossessionato più del sentimento che pensavo ancora di provare. Lei mi fece un piccolo sorriso e sussurrò un "grazie". -Perché hai voluto incontrarmi?
-Ovviamente ti ho chiesto di incontrarci per porgerti le mie scuse di persona.- Si guardò un attimo le mani e capii che c'era dell'altro. -Ma anche perché volevo proporti qualcosa che penso riuscirà ad aggiustare un po' le cose fra noi. So che può sembrare una cosa strana ma vorrei che tu fossi il mio accompagnatore ad una cena di beneficenza. La organizza un amico del fidanzato di madre e vuole che io porti qualcuno con me.
-E perché hai pensato a me?- Se Caitlyn mi voleva come suo accompagnatore significava di certo qualcosa e non c'entrava il sistemare le cose, magari non eravamo spacciati come credevo. Magari anche lei provava i miei stessi sentimenti e quello era il momento giusto per chiarire la situazione. Aveva chiesto a me di essere il suo finto fidanzato, non a qualcun altro. Doveva pur significare qualcosa.
Mi stavo convincendo che l'avesse chiesto a me perché provava qualcosa, non perché non aveva nessun altro.
-Perché sei mio amico.- Ma lei non sembrò volermi dire quello che volevo sentire. -Allora?
Prima di darle una risposta le chiesi altri particolari e mi disse che la cena si sarebbe tenuta in un hotel fuori città e che saremmo dovuti partire la settimana prossima. Avremmo trascorso una notte fuori e io non avrei dovuto pagare per niente.
Accettai, ovviamente. Un po' perché non ero mai stato ad una cena con gente ricca, ma soprattutto perché avrei trascorso due giornate intere con Cailtyn tra cui una notte in hotel.
Avevo in piano di scoprire se i miei sentimenti per lei erano cambiati e se da parte sua ce n'erano invece. Avrei avuto tutte le risposte pian piano.
---------------------------------------------------------
[Revisionato il 28/11/2020]
Okay okay. So che avevo detto che avrei aggiornato ieri ma ho avuto un contrattempo, non sono riuscita a riguardare il capitolo e non me la sentivo di pubblicarlo senza correzioni.
Questo è un capitolo speciale perché Crying Room ha superato i 600 voti! Grazie infinite a tutti quanti.
Da ora in avanti mi impegnerò a pubblicare quotidianamente.
Spero che il capitolo vi sia piaciuto, votate e commentate se vi va e ci vediamo alla prossima.
Un bacio.
-selma
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen4U.Com