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Ventuno

"Non era facile mentire che la mia vita stesse andando bene."

Caitlyn's pov

Erano passati nove giorni dall'ultima volta che avevo visto Josh, quindi nove giorni dalla cena. Cercavo di ritardare il momento in cui avrei dovuto spiegargli tutto il più possibile, cogliendo ogni occasione e scusa anche se sapevo che non avrei potuto continuare ad ignorarlo ancora per molto.

Avevo accumulato molta roba da studiare e compiti da fare così mi tenevo occupata e avevo un buon motivo per non rispondergli ai messaggi oppure rifiutare di incontrarci.

Josh sapeva quanto fosse importante per me la scuola e mantenere una buona media, ma quella scusa non avrebbe retto ancora per molto. Avevo preso in considerazione l'idea di bloccare il suo numero ma mi pareva sciocco farlo, avrei rischiato di farlo arrabbiare veramente e di perderlo. Quindi avevo optato per l'idea di spegnere il telefono e non toccarlo più.

All'inizio la tattica aveva funzionato, finché Josh non si presentò a casa mia con la faccia infuriata, le braccia incrociate e lo sguardo di fuoco. Lo avevo spinto fuori verso il parcheggio per non dare a mia madre un'altra scusa per litigare. Gli aveva aperto la porta Edward con cui avevo ancora una discussione in sospeso, era improbabile che avessero scambiato qualche parola anche se quando ero scesa nell'atrio avevo sentito una sensazione di disagio nell'aria. 

Da una parte ero tanto felice che fosse venuto, volevo vederlo, ma non poteva piombare a casa mia ogni volta che voleva. Mi sentivo ansiosa, perché sapevo il motivo della sua visita.

Andai verso il giardino nel retro della casa mentre lui mi seguiva in silenzio, potevo sentire che si stava trattenendo. Quando ci fummo appartati abbastanza da avere tutta la privacy per parlare, mi fermai e mi misi seduta su una panchina mentre Josh rimaneva in piedi. Non mi stava neanche guardando. 

Aspettai che cominciasse ad urlare, ad insultarmi e a dirmi quanto ero stata infantile e stupida ad evitarlo come una bambina di cinque anni e invece, dopo che restammo in silenzio qualche minuto, parlò con una voce bassa. Si stava ancora trattenendo.  

-Puoi spiegarmi cosa è successo?- Il fatto che ancora non mi guardasse mi faceva sentire più in colpa di quanto non lo fossi pochi minuti prima, ma sapevo che non sarei stata in grado di reggere il suo sguardo. Più lo studiavo più capivo che era stato male e io mi sentivo sempre peggio. 

-Ti ho ignorato.- Non serviva più mentire.  

-E perché?

A questo non sapevo come rispondere. Potevo darmi della stupida, potevo dirgli che avevo paura di raccontargli tutto ma a cosa sarebbe servito? Sottolineare il fatto che ero stata infantile non mi avrebbe aiutato, non avrebbe soddisfatto lui e non avrebbe portato questa situazione da nessuna parte. 

Perché dovevo rovinare sempre tutto?

Stavo guardando il pavimento di foglie e sassi quando sentii i piedi di Josh muoversi. Pensai che stesse andando via ma poco dopo anche lui sedette vicino a me. Entrambi rimanemmo in silenzio ad osservare il grande giardino davanti a noi. Brad l'aveva fatto sistemare proprio bene.

-Non ti fidi di me?- Dal punto di vista di un'altra persona, l'intera situazione sarebbe parsa come una tristezza inaudita. Era come se Josh fosse l'unico che volesse sistemare le cose e un po' era vero. Se l'unica cosa che gli facevo era del male e ancora non mi sentivo pronta ad aprirmi con lui, ne valeva la pena continuare a essere amici?

-Non è questo.- Dissi rilassando completamente il mio corpo alla panchina, con nonchalance. Che ridicola che ero. -Non so neanche io come spiegarti quello che è successo. E' una storia lunga e se te la raccontassi sono sicura che cambieresti la tua opinione su di me. Dopo tutto questo casino, sono sicura che pensi che io sia una brutta persona. 

-E chi ti dice che io abbia mai avuto una buona opinione su di te?- Il suo commento mi fece ridere e per la prima volta, per quel giorno, mi girai a guardarlo. Anche lui sorrideva un poco e notai che sembrava veramente stanco. 

-Ma come Josh pensavo che fossimo amici. Chiamerò Kevin allora.- Scoppiammo a ridere. 

Quando ci calmammo, l'aria si era fatta di nuovo grave. 

-Ti spiegherò tutto, non oggi. Ma con calma, è una storia lunga e non sono ancora pronta. 

-Quando vorrai farlo, ti starò a sentire.- Ammirai il suo profilo perfetto e non credetti al fatto che un ragazzo del genere teneva così tanto a me dopo tutto quel che avevo fatto. Perché Josh teneva a me, vero?

Ed io tenevo a lui.

-Solo, ti prego.- Si girò a guardarmi. -Non fare più così: che mi lasci senza tue notizie.

-Perché?- Sussurrai. Il cuore mi batteva velocemente e sembrava che potesse rompermi la cassa toracica. 

-Una volta avevo un'amica. Era la mia migliore amica.- Disse, il volto stanco e addolorato mi fece capire che qualunque cosa mi avrebbe detto io non l'avrei fatto. Non avrei più fatto soffrire Josh Davies. 

-Si chiamava Mer. Meredith. Ci conoscevamo dalle medie. Non passavo un buon periodo, ero capitato in brutte amicizie e i miei voti si stavano abbassando sempre di più, litigavo con i miei e tutte le cose che un adolescente fa. Però c'era sempre Mer a consolarmi. Era la mia migliore amica, anche se non parlavamo spesso. E un giorno mancò da scuola, poi un'intera settimana. I suoi genitori non sapevano dov'era, non si preoccupavano molto per lei.- Si prese un momento per ricomporsi. Teneva lo sguardo basso sulle sue mani. - E neanche io l'ho fatto. A volte spariva per qualche giorno e ricompariva come se non fosse successo niente. Ma poi una settimana diventò due, poi tre e lei ancora non tornava. Chiamarono la polizia. Hanno fatto persino un servizio al telegiornale su di lei.- Gli appoggiai la mano sulla spalla e gliela strinsi leggermente. Sentii come una scossa elettrica quando lo toccai.

-E poi la trovarono in campagna fuori dalla città. Era morta di overdose da due settimane.- A quel punto volevo abbracciarlo forte, sembrava ne avesse davvero bisogno. 

-Per questo mi preoccupo quando sparisci così. Non voglio che qualcosa capiti anche a te.- Si girò a guardarmi con gli occhi rossi. Non seppi reggere lo sguardo così mi avvicinai a lui, posando la testa sulla sua spalla. 

Dopo questo come potevo andarmene?  
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[Revisionato il 26/11/2020]

Criers. Quanti di voi vogliono uccidermi per l'enorme assenza?

Io lo farei.

Nel precedente capitolo vi ho spiegato tutto quindi non sto a dilungarmi sul perché della mia assenza.

Ho finito il corso di biologia (a meno che io non passi- cosa impossibile) e quindi ho di nuovo il tempo di aggiornare. Vi comunico che mercoledì sarà il giorno per eccellenza per gli aggiornamenti, visto che ho un'ora libera a scuola che passo in biblioteca.

Ma ora veniamo alle cose importanti.

CRYING ROOM HA SUPERATO LE 2000 LETTURE, IO NON STO BENE. Per qualcuno sono poche letture, per me è un traguardo che mi commuove. Davvero, vedere che voi tenete a quello che scrivo non ha prezzo. Ogni lettura, ogni voto, ogni commento valgono più di qualsiasi cosa.

E per di più sono felicissima del legame che ho instaurato con tutti voi, praticamente siete miei amici.

E NON SCORDIAMOCI DEI 400 VOTI, NON CE LA FACCIO.

Troppe emozioni oggi, mi gira la testa. Grazie mille.

Spero che il capitolo vi sia piaciuto, votate e commentate se vi va e ci vediamo alla prossima.

Un bacio.

-selma

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