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Chapter 17.





Loki stava vagando nei vicoli della città. Aveva bisogno di informazioni con estrema urgenza. La centrale non gli metteva mai pressioni, ma Loki sentiva l'estremo bisogno di aiutare Lucy. Ma per farlo a dovere, avrebbe dovuto trovare informazioni su quella gang sconosciuta.

Aveva chiesto in giro, inventandosi ogni volta una storiella diversa, ma non aveva ricavato un ragno dal buco. Era come se quella gang non esistesse. Eppure Loki era certo che stava succedendo qualcosa di estremamente pericoloso. Come facevano a non lasciare tracce, o farsi rilevare da altre gang? E soprattutto, dov'era il loro territorio?

Girò l'angolo, convinto che uno dei suoi soliti informatori si trovasse lì. Loki si era costruito una fitta rete di agganci in ogni gang, e al tempo stesso, lui era l'aggancio di tutti. Era stato difficile avvicinare Fairy Tail, ma quella sera Gray aveva bevuto e lui aveva cercato di fare il buon samaritano. All'inizio non aveva capito che il ragazzo facesse parte della famosa gang, ma a un tratto, mentre cercava di aiutarlo a mettersi in piedi, Gray aveva perso per strada la camicia. E allora Loki lo aveva visto, il marchio blu scuro che gli decorava il pettorale. Aveva chiesto a riguardo e Gray, quasi troppo ubriaco per protestare, gli aveva detto di essere un membro di Fairy Tail.

Loki non aveva potuto passare le informazioni alla centrale. Essendo stato l'unico ad averlo visto e con pochissime informazioni a riguardo, se avesse detto qualcosa, sarebbe stato il primo sospettato della gang. Non ci avrebbero messo molto a scoprire chi era e allora la sua copertura sarebbe saltata.

Ma ora era diverso: ora doveva aiutare Lucy. Voltando nuovamente un angolo, sentì delle voci. Si scaraventò contro il muro, facendo uscire solo la testa per guardare meglio cosa succedeva. Si trovava in una delle zone con più alto tasso di criminalità, era normale vedere scambi illegali da quelle parti. Nel vicolo, due uomini stavano parlando. Uno era enorme e pieno di muscoli, l'altro era più mingherlino. Il primo dei due però, aveva un familiare marchio sul collo: esattamente quello della gang misteriosa che stavano cercando.

Loki si appiattì meglio contro il muro, cercando di far meno rumore possibile, drizzando le orecchie per sentire. Non riuscì a cogliere nulla. Loki andava sempre in giro armato. Faceva un po' parte del suo "costume" da delinquente, ma aveva comunque una pistola incastrata nella cintura dei pantaloni. Non era una 9 millimetri, quella avrebbe dato troppo l'idea che fosse un poliziotto, ma era comunque un tipo di pistola con cui si trovava a suo agio sparare.

Quando vide che i due uomini avevano finito di chiacchierare, Loki aspettò un attimo prima di procedere e seguire l'energumeno per vedere dove andava. Sarebbe stato facile seguirlo: un corpo pesante come quello non sarebbe passato inosservato, né sarebbe stato difficile perderlo di vista. Eppure, quando fece per seguirlo, l'uomo era scomparso.

Loki si voltò attorno, quasi incerto di dove si trovasse, ma dell'uomo non c'era traccia. Era come se si fosse volatilizzato nel nulla. Eppure era impossibile! Gli aveva lasciato un minimo di vantaggio, giusto il necessario per evitare che si sentisse seguito, ma quello era sparito.

Mettendosi le mani nei capelli, Loki strinse i pugni: aveva perso il piccolo indizio che era riuscito a trovare e ora avrebbe dovuto sperare di nuovo in una simile fortuna. I nervi gli salirono alle stelle, ma l'unica cosa che poté fare fu correre in giro. Si sarebbe tenuto impegnato per non pensare al fallimento, si disse. E così fece.

**

Natsu l'aveva trascinata in un parchetto poco vicino la base. Lucy si era sentita un po' imbarazzata nell'uscire sola con lui, soprattutto dopo il momento che avevano vissuto nella sua stanza, ma aveva cercato di non farsi influenzare troppo. Ancora non aveva capito di cosa avessero parlato lui e Gray, ma non voleva impicciarsi, probabilmente erano affari loro.

Il parchetto distanziava solo un chilometro dalla base, ma era così bello che Lucy si sentì rapita. Piccoli fiori sbucavano dal terreno nonostante fosse inverno, con alberi sempreverde a decorare un paesaggio che in lontananza si prestava spoglio. C'erano dei giochi per bambini come scivoli e altalene, ma erano inzuppati d'acqua a causa della pioggia della notte precedente. Anche il terreno si prestava un po' scivoloso, ma prima di uscire Lucy aveva infilato gli stivali, quindi per lei non era un problema.

Lucy si sentì trasportata a quando era piccola, con sua madre che la accompagnava al parchetto sotto casa per giocare. Sua madre era tra le persone che le mancavano di più. La donna era cambiata quando Lucy aveva dieci anni, portando via ogni allegria con sé. Varie volte, mentre era da sola, Lucy si era chiesta cosa avesse pensato sua madre se fosse riuscita a dirle che si era infilata sotto copertura in una pericolosa gang.

<< Lucy, guarda! >>

Natsu la chiamò e lei si apprestò a raggiungerlo. Il ragazzo era fermo sotto un enorme albero poco distante dal parco giochi. Anche da lontano, Lucy riuscì a vedere dei fiori sbocciati. Rimase a bocca aperta alla vista: erano fiori piccoli, bianchi e con poche foglie, da cui uscivano una marea di piccoli piccioli. << Sono fiori di pruno >> le disse, osservando anche lui l'albero con una certa meraviglia.

L'aria fresca dell'inverno le punse la pelle delle mani quando si sfilò il guanto per toccare un fiore. Sembravano così delicati e il vento dolce che li sospingeva, rendeva tutto ancora più magico. Certo, faceva freddo e l'aria si condensava in una piccola nuvoletta appena fiatava, ma quel parco era bello come un sogno. Non avrebbe mai pensato che un giorno qualcuno l'avrebbe trascinata in un posto simile, e soprattutto, non avrebbe mai immaginato che quel qualcuno sarebbe stato Natsu. Dal piccolo momento di quella stessa mattina, Lucy aveva avuto un po' di tempo per sé per pensare.

Se Gray non li avesse interrotti, cosa sarebbe successo? Probabilmente Natsu l'avrebbe baciata, ma la sensazione le sarebbe piaciuta? Non baciava un ragazzo da due anni, da quando Loki l'aveva lasciata per inseguire la carriera. Il pensiero l'aveva portata a chiedersi come sarebbe stato baciare Natsu per davvero. Si chiese se l'altro avesse le labbra morbide, o se l'avesse toccata con gentilezza. Sembrava il tipo da trattare una donna con i guanti, come se potesse romperla con un soffio. Eppure Lucy voleva dimostrare di essere forte. Non si sarebbe rotta con un tocco, ma se necessario, avrebbe lottato con le unghie e con i denti.

Dopo un po' si rese conto che i suoi pensieri stavano prendendo una piega assurda. Poteva davvero fantasticare su un ragazzo mentre era in missione? Forse aveva già commesso qualche errore e non se ne era resa conto.

<< Lucy? >> la chiamò nuovamente.

Lucy scattò sull'attenti come un perfetto soldatino. << Si? >>

<< Mi ascolti? >> Natsu aveva il capo inclinato di lato, quasi come se fosse un cucciolo. Sembrava un po' confuso e Lucy poteva dargliene atto: lei si stava comportando in modo strano da quella mattina.

<< No, scusami. Dicevi? >> si avvicinò di più a lui, dandogli prova che ora lo stava ascoltando sul serio.

Natsu le sorrise e per un attimo Lucy sentì il cuore mancare un battito. Che diamine le stava succedendo? Il giorno prima pensava fosse strano il fatto che lui si stesse avvicinando a lei, ma non pensava che avrebbe avuto un effetto così devastante. Eppure, se andava indietro nel tempo, era la persona con cui aveva passato più tempo da quando era arrivata. Tralasciando il fatto che lui l'avesse salvata almeno tre volte perché era troppo agitata per utilizzare l'addestramento.

<< Stavo dicendo che venivo spesso qui con mio padre >> le disse. Il viso di lui era completamente rilassato e un lieve sorriso gli incurvava le labbra, ed era chiaro che stesse pensando a un ricordo piacevole. << Quando ero piccolo mi faceva giocare in quel parco laggiù >> indicò i giochi poco distanti, per poi spostare lo sguardo sul grande albero che avevano davanti. << e poi venivamo qui a sederci. Gli raccontavo le mie giornate a scuola, oppure mangiavamo insieme. >>

Lucy sorrise di rimando. Era chiaro che quelli fossero ricordi felici per il ragazzo. << Vuoi molto bene a tuo padre, vero? >> gli chiese.

Lui si voltò verso di lei. La fissò per un attimo, quasi stupito, poi le sorrise mentre annuiva freneticamente. << E' scomparso anni fa, ma non mi darò per vinto. Mi sono ripromesso che un giorno l'avrei trovato. >>

Natsu sembrava così determinato e stranamente allegro per qualcuno che stava parlando di un evento divenuto tragico. Era chiaro che avesse ancora speranze di trovarlo. Ma se c'era qualcosa che Lucy ricordava bene dell'addestramento in polizia, era che più il tempo passava, minori erano le speranze di trovare viva una persona scomparsa. << Ti sei mai rivolto alla polizia? >>

Natsu la guardò come se le fosse uscita una seconda testa, o avesse fatto una sparata assurda. << No e non intendo farlo. La situazione è molto più complicata di come appare. >> Il ragazzo diede un calcio a una particolare radice che sbucava dal terreno, muovendo un po' di terra e creando un polverone. << Quando mi sono unito a Fairy Tail, Erza mi ha promesso che mi avrebbe aiutato a trovare mio padre, ed è ciò che sta facendo tutt'ora. >>

Lucy ci ragionò su. Erza stava davvero aiutando Natsu a trovare suo padre, o aveva usato quell'argomento delicato per convincerlo a unirsi a loro? Non era raro che i malavitosi attirassero così la gente che pensava di trovarsi sull'orlo del baratro. Lucy scosse la testa. Erza le era sembrata sin da subito onesta e poi, proprio ora che aveva iniziato a fidarsi di loro, non avrebbe sollevato nuovi dubbi sulla sincerità della gang. Aveva già stabilito che dicessero la verità quando sostenevano di non aver ucciso nessuno.

<< Che rapporto hai con i tuoi genitori? >>

Lucy venne nuovamente riportata alla realtà dal richiamo di Natsu. Lui le stava ancora sorridendo, aspettando con pazienza la sua risposta. Forse l'argomento genitori non era il più adatto per lei, ma poteva passarci sopra. Erano anni che non tirava fuori quell'argomento. E poi si rendeva conto che Natsu le stava rivelando molte cose su se stesso, mentre lei gli stava lasciando solo poche briciole mal distribuite. Non aveva nemmeno finito di raccontargli di Loki, anche se lì sospettava che Natsu avesse indirizzato la conversazione altrove di proposito.

Lucy fissò lo sguardo sui bellissimi fiori che aveva davanti, incapace di rispondere guardando Natsu negli occhi. << Mia madre è cambiata molti anni fa. Prima era sempre allegra, energica quasi, ma poi si è ammalata >> disse e vide che il ragazzo aveva iniziato a irrigidirsi, quasi come se si fosse reso conto che proprio non doveva toccare quell'argomento. Fece per andarle incontro, ma Lucy lo fermò. Lei voleva parlarne. << Da quando è successo, mio padre ha iniziato ad essere freddo con me. Non mi prestava più molta attenzione, così a diciassette anni sono scappata di casa e mi sono rifugiata da Wendy. Dopo ho iniziato a sentirmi un po' in colpa e ho iniziato a cercare un posto dove stare per non darle più problemi. >>

<< E in qualche modo sei finita in questo pericoloso giro >> terminò lui per lei. Non era andata esattamente in quel modo, ma Lucy non poteva contraddirlo, né tantomeno dirgli la verità. Probabilmente un giorno lo avrebbe fatto, ma quello non era il momento.

<< Esatto >> concordò lei, sperando di sembrare il più convincente possibile.

<< Sai, tempo fa avevo chiesto a Wendy di parlarmi di te >> le confessò lui improvvisamente. << Volevo conoscerti meglio, ma non mi sembravi molto contenta di parlarne, così avevo pensato di approfittarne. L'unica cosa che riuscii a ricavare da Wendy fu che non dovevo assolutamente chiederti dei tuoi genitori. Ora capisco perché e mi rendo conto che ho sbagliato. >>

Lucy sorrise. Wendy probabilmente si era fatta sfuggire quella piccola informazione, ma era grata al fatto che avesse fatto come le aveva chiesto, non rivelando nulla a nessuno di loro. Era un'amica fidata che non aveva intenzione di perdere per nessuna ragione al mondo. << Non hai sbagliato >> gli disse con un sorriso. Natsu sollevò il capo, sorpreso. << Mi hai detto molte cose su di te, mentre io quasi nulla. Era giusto che volessi scoprire qualcosa. >>

Presto, Natsu le si scaraventò contro. Lucy si trovò avvolta dal calore emanato dal ragazzo quando questo l'abbracciò, avvolgendole le braccia attorno al collo e spingendole il corpo verso il proprio. Lucy rimase per un attimo sorpresa prima di ricambiare con riluttanza il gesto. Circondò con leggerezza la vita del ragazzo, mettendoci sempre più forza, fino a quando non si ritrovarono entrambi nella stretta l'uno dell'altra. Lucy inspirò l'odore di muschio emanato da Natsu, quasi cullandosi al pensiero che l'altro fosse così comprensivo. Forse all'inizio c'erano stati degli alti e bassi tra loro, ma ora sembravano svaniti nel nulla. Per quanto Natsu si dimostrasse un po' freddo quando erano con gli altri, una volta soli sembrava essere straordinariamente gentile.

<< E' per questo che ti sei unita a noi? Stavi cercando di scappare dal tuo passato? >> le sussurrò all'orecchio. Lucy sentì dei brividi percorrerle la schiena. Il fiato caldo del ragazzo le aveva colpito la pelle infreddolita, creando un contrasto termico.

Lucy si ritrovò ad annuire, affondando maggiormente il viso nella spalla dell'altro, dove il giubbotto imbottito le stava creando un piccolo cuscino dove adagiarsi. In qualche modo, sentì che Natsu stava sorridendo. << Nessuno di noi ti giudicherà. Siamo entrati nella squadra per un motivo personale e ne abbiamo fatto la nostra forza. Ora tocca a te >> le disse, sfilandosi lentamente dall'abbraccio.

Le sorrise e sembrava sincero, ma c'era dell'altro, qualcosa che per il momento Lucy non era riuscita a decifrare. Involontariamente, aveva ricavato un'informazione. Ma avrebbe dovuto usarla? Era giusto farlo? Se ognuno di loro aveva un motivo, quali erano gli eventi che avevano spinto anche gli altri ad unirsi alla gang? E cosa aveva spinto Erza a fondarla? C'erano così tante cose che non sapeva e che ancora doveva scoprire.

I file della polizia si erano fermati solo all'apparenza, ma Lucy voleva andare a fondo in quella storia. Voleva fare le cose per bene. In qualche modo, nonostante fosse la sua prima missione sotto copertura, si sentiva più esperta di qualsiasi agente più anziano che l'avesse preceduta.

**

Trovarsi nuovamente nel vicolo che conduceva alla saracinesca di Rougue, non fu per nulla divertente dal punto di vista di Erza. Questa volta si era portata dietro Gray, confidente nel fatto che il ragazzo non avrebbe creato problemi come invece tendeva a fare Laxus quando perdeva la pazienza.

Andare lì in pieno giorno significava rischiare, ma Erza, nonostante avesse affermato di non voler più chiedere favori, necessitava di informazioni. Nonostante avessero ricavato qualcosa dalle ricerche di Lucy e gli altri, era ancora troppo poco per mettersi a seguire qualsiasi traccia. Aveva bisogno di altro. Ogni tanto si sentiva drogata di adrenalina e informazioni, sentendo il bisogno di ricavarne ancora.

Gray bussò alla saracinesca, sentendo un grugnito provenire dal suo interno. Un baccano di oggetti che cadevano e poi la saracinesca venne sollevata, rivelando un Rougue mezzo addormentato completo di quello che sembrava essere un pigiama completamente nero. << Che diamine volete? E' presto. >>

<< Per te forse >> scherzò Gray << Sono già le tre del pomeriggio. >>

Erza buttò gli occhi al cielo. Nella sua squadra non avrebbe mai trovato qualcuno che non prendesse in giro Rougue. Forse avrebbe dovuto portarsi Lucy la prossima volta.

<< Appunto, è presto >> grugnì nuovamente il ragazzo alla "porta". Si coprì gli occhi con il braccio, fissando con astio il sole ancora alto nel cielo.

<< Facci passare, vampiro, abbiamo informazioni da chiederti >> annunciò Gray con un sorriso.

Rougue buttò gli occhi al cielo, ma li fece passare comunque. Appena entrarono, il ragazzo si apprestò a chiudere la saracinesca, eliminando ogni traccia di luce proveniente dall'esterno, ma accendendo una piccola lampadina posta sulla scrivania. Si fermò in un angolo di quella sottospecie di garage, accendendo la macchinetta del caffè istantaneo. Erza si chiese se Rougue bevesse altro oltre al caffè. Ogni volta che andava a fargli visita, non l'aveva mai visto con una bevanda diversa.

<< Secondo te si sta scaldando il sangue? >> le chiese Gray sottovoce, ed Erza si lasciò scappare una risata.

Forse la voce era più alta del previsto, perché in qualche modo Rougue lo sentì, mandando un'occhiata di fuoco nella loro direzione. << Guarda che ti sento >> gnugnì. << E questo è semplice caffè >> enfatizzò meglio la frase agitando il contenitore davanti gli occhi dei due membri della gang. Era un vecchio bicchiere di Starbucks con il logo un po' sbiadito dal tempo.

Rougue lo riempì con il caffè appena fatto, evitando di proposito di chiedere ai due se ne volevano un po'. Si avvicinò alla scrivania, sedendosi con poca grazia sulla sedia imbottita. << I tuoi uomini la smetteranno mai di prendermi in giro appena mi vedono? >> chiese il ragazzo rivolto ad Erza.

Erza fece spallucce. << Non credo smetteranno presto. >>

Rougue sbuffò. << Che siete venuti a fare? >> prese un sorso di caffè, mentre Erza gli passava una busta da posta. Il ragazzo posò il bicchiere, estraendo il contenuto e rivelando delle foto. Erano quelle che erano riusciti a ricavare grazie a Lucy. Rougue aveva gli occhi spalancati, quasi come se non si aspettasse che Erza gli avesse portato una prova tangibile e così presto. La ragazza sorrise soddisfatta. << Dove l'hai preso? >> chiese il ragazzo, mettendosi comodo sulla sedia. Prese un altro sorso di caffè, accendendo il computer che aveva davanti.

<< Ho i miei mezzi >> rispose lei. Anche Gray stava sorridendo compiaciuto. Prendere Lucy nella squadra, era stata una mossa geniale. Non aveva di certo previsto che la ragazza si sarebbe rivelata un'hacker formidabile, ma la situazione si era voltata a vantaggio di Fairy Tail prima ancora che qualcuno potesse accorgersene. << Sai da dove proviene? >>

Rougue ci pensò su. << L'ho già visto da qualche parte, ma non ricordo precisamente dove. >>

Gray sbuffò. << Ma i vampiri non avevano la memoria fotografica? >>

Rougue gli lanciò uno sguardo truce. << Quelli sono i sensitivi, idiota. Ed entrambe le cose non esistono. >>

Nel rispondere malamente a Gray, Rougue aveva urtato una pila di documenti posti sulla scrivania. I fogli caddero a terra, sparpagliandosi ovunque. Erza si piegò per raccoglierli, ma Rougue la fermò. Aveva lo sguardo acceso da un lieve terrore ed Erza lanciò un'occhiata Gray, vedendo che anche il ragazzo se ne fosse accorto. Il corvino si piegò immediatamente, scansando le braccia di Rougue che cercarono di fermarlo e ignorando ogni segno di protesta. Erza buttò gli occhi al cielo: odiava quando la gente le complicava le cose. Mise la mano sul retro dei jeans, esattamente dove nascondeva la fondina della pistola, tirandola fuori senza troppe cerimonie. Rougue sbiancò quando vide l'arma puntata contro il proprio petto.

Erza sorrise. Avere una pessima reputazione, giovava molto in quel mondo. Non l'avrebbe ucciso, ma fintanto che Rougue pensasse che avrebbe potuto farlo le andava bene, e lui sarebbe stato al suo posto.

<< Erza >> la chiamò Gray. Si avvicinò a lei, tenendo in mano delle foto in bianco e nero. Gliele fece vedere da dove si trovava, lasciando che il volto di tutti si sbiancasse, ma per ragioni diverse: Rougue dalla paura, e i due membri della gang dalla rabbia. Le foto mostravano Lucy in attività diverse da quando le era stato permesso di poter uscire dalla base. L'ultima era recente, risalente solo a quella mattina: la ragazza era sotto un albero di fiori di pruno insieme a Natsu.

<< Perché hai delle foto di Lucy? >> chiese, puntando meglio la pistola contro il petto di Rougue.

<< Mi sono state richieste. E poi non sapevo che la ragazzina fosse con voi. >> Rougue non sembrava essere molto spaventato. O almeno, non più. Erza fece un cenno a Gray, il ragazzo annuì, prendendo Rougue da dietro e facendogli sbattere la testa contro la scrivania. Il dolore doveva essere lancinante, perché il loro informatore si lamentò, mentre Erza, per far vedere che agivano sul serio, rimuoveva la sicura dalla sua calibro 38.

<< Chi te le ha chieste? >> chiese, la voce che si faceva alta e autoritaria. Gray stava tenendo Rougue giù, col viso sulla scrivania ma rivolto verso il capo di Fairy Tail.

<< Non lo so, va bene! Era un ragazzo strano, tutto vestito di nero. Aveva il volto coperto, non l'ho visto in faccia. >> Rougue sembrava disperato, ma ciò non giovava al caso.

<< Mi stai dicendo che te lo sei chiesto da solo? >> gli chiese Gray. Aveva il gomito piantato tra le scapole dell'altro, e dalla conoscenza di Erza riguardo gli allenamenti di Gray, sapeva che fosse doloroso.

<< Ma quanto pensate che sia strano? Che cazzo, no! Mi ha detto di aver formato una gang di recente e che voleva sbaragliare le più forti. Non so altro >> terminò con un segnò di dolore. << Cazzo, mi stai facendo male, nudista. >>

Erza buttò gli occhi cielo. In qualche strano modo, Gray aveva nuovamente perso i vestiti. Gli fece cenno di lasciarlo. Era chiaro che l'uomo che aveva richiesto le foto, era lo stesso che aveva attentato alla vita dei membri di Raven. C'erano troppe coincidenze per lasciar correre. << Perché ti ha chiesto di spiare proprio Lucy? >>

<< Non lo so. Me l'ha chiesto e l'ho fatto. Ho bisogno di soldi per campare, non ho tempo per fare lo schizzinoso >> ribatté Rougue con disprezzo. La visita di Fairy Tail non era più gradita, ma Erza non se ne sarebbe andata senza essersi accertata qualcosa.

<< Trova il nome di quella gang e scopri che vogliono da Lucy >> disse autoritaria.

<< Non sono un investigatore privato. >>

Rougue non fece in tempo a finire la frase, che Erza gli stava nuovamente puntando la pistola contro. << Fallo, o la prossima volta ti sparo davvero. >> Terminò, facendo subito dopo cenno a Gray di andarsene. Dietro di loro, lasciarono un Rougue spaventato che, aprendo velocemente la saracinesca, li sbatté fuori prima che potessero sputare altre minacce. Erza sorrise: Rougue avrebbe certamente fatto quello che voleva.

**

Makarov aveva indetto una riunione d'ufficio esattamente come gli aveva chiesto Levy. In quel momento con i documenti in mano e la lavagna trasparente pronta all'uso, Levy era al centro dell'attenzione di tutti i membri dell'intelligence. La squadra era radunata attorno a lei, aspettando di conoscere quali fossero quelle nuove informazioni che si diceva avesse raccolto.

Levy aveva da poco finito l'identikit di due membri di Fairy Tail, più uno che già avevano gentilmente offerto da Loki. Levy era dovuta scendere sino alla sezione antidroga per farselo dare, e non era stato neanche facile. In qualche modo, quelli dell'antidroga erano gelosi delle informazioni che raccoglievano i propri agenti.

In quel momento, Levy aveva appena finito di attaccare i tre identikit alla lavagna, munita al tempo stesso delle informazioni che avevano ricavato dai database sui proprietari di quei volti.

<< Allora >> esclamò Kagura, cercando di farsi sentire al di sopra del chiacchiericcio << perché siamo qui? >>

I membri dell'intelligence smisero di parlare tutti insieme, facendo calare il silenzio nella sala. Gli sguardi erano tutti puntati su Levy, attendendo risposte. Nonostante fossero anni che metteva la faccia in quelle riunioni, Levy non avrebbe mai smesso di sentirsi agitata ogni volta che doveva parlare. << Grazie a Lucy siamo venuti a conoscenza di alcuni particolari riguardo Fairy Tail >> annunciò con entusiasmo. << Primo fra tutti, tre volti e nomi. >>

Levy non avrebbe potuto mettere in mezzo Wendy. La ragazza era una civile, un medico per di più, qualcuno che, come lei, aiutava le persone. Indicò i tre identikit, facendo segno su ognuno di loro. << Quelli sono Gajeel Redfox, Natsu Dragneel e Gray Fullbuster. >> Levy si voltò verso l'orda di poliziotti che la circondava, quasi contenta nel vedere stupore sui loro volti. << Hanno tutti e tre precedenti penali, e sono stati segnati da Lucy come membri di Fairy Tail. >>

Bisca emise un verso a metà tra il disgustato e l'incredulo. << Lucy ha scoperto questo? Ho qualche dubbio >> annunciò, venendo immediatamente appoggiata da Alzack.

Levy buttò gli occhi al cielo: quei due erano solo invidiosi per non essere stati scelti per la missione. Avevano guardato male Lucy sin dall'inizio, ma da quando avevano deciso di mandarla sotto copertura, i rapporti si erano freddati sempre di più. << Le informazioni ci sono arrivate da Lucy attraverso un informatore scelto da lei >> pronunciò Levy, calcando bene su ogni parola. Odiava quando qualcuno dubitava delle abilità della sua migliore amica. << E' riuscita ad entrare nella gang. Adesso Fairy Tail si fida di lei. >>

La folla venne percorsa da un mormorio di stupore. Era chiaro che nessuno si aspettava certi traguardi da Lucy. Levy colse qualcuno dire che, secondo il proprio modesto parere, era convinta che Lucy fosse morta il primo giorno. Altri sostenevano che non fosse possibile e che avesse usato un trucco. Levy sbatté la mano sulla lavagna, furiosa al comportamento dei colleghi. Sentì la rabbia ribollirle nelle vene, eppure si calmò. In lontananza, Makarov le fece cenno di abbassare i toni e tornare a parlare pacificamente. Non era da lei perdere le staffe, ma non sopportava che quelle persone dubitassero così di Lucy. << Ho avuto notizie da un membro della sezione antidroga. Penso conosciate tutti Loki >> esclamò con fermezza.

Kagura si fece spazio tra la folla. << Cosa c'entra Loki? >>

Levy si stampò sulle labbra un sorriso di soddisfazione. << Loki è venuto da me, dicendomi di aver visto Lucy e aver parlato con lei. >>

Un nuovo mormorio attraversò la folla, questa volta di pura ammirazione. La gente dubitava delle abilità di Lucy perché era sempre stata un poliziotto d'ufficio e Levy era ben consapevole che potesse sembrare impossibile a un primo ragionamento, ma Lucy era riuscita a sbaragliare le abilità di poliziotti molto più esperti di lei. << E Lucy gli ha riferito queste cose? >> chiese nuovamente Kagura.

<< Esattamente >> confermò Levy. << Gli è stato riferito anche altro. >>

Bisca fece una risatina. << Cosa? Che in realtà Fairy Tail è un club di scacchi? >>

Gli altri agenti le diedero corda, ridendo alla sua battuta. Levy non rise, ma era preoccupata nel dover annunciare ciò che le era stato riferito. Quella mattina, parlandone con Makarov, avevano stabilito che gli altri agenti dovevano sapere e ciò implicava non dover nascondere nulla. Prese un respiro profondo, sbattendo nuovamente un pugno sulla lavagna per farli zittire. << Lucy ha detto che i file che abbiamo su Fairy Tail sono errati e appoggia la loro innocenza. >>

Nuovi mormorii, questa volta più forti e accesi. Eppure, sia Kagura che Bisca non proferirono parola. Dal fondo della stanza si alzò una mano e Levy riconobbe i lunghi capelli corvini di un particolare agente che fino a quel momento era rimasto in silenzio: Minerva. << Credo che lo stato di costante pericolo abbia fatto andare Lucy in paranoia. Probabilmente avrà pensato che, dicendoci queste cose, l'avremmo tirata fuori dalla gang. >>

Minerva ricevette segni d'assenso da parte di altri agenti, che quasi in sintonia si proiettarono più sul fondo della stanza. Minerva era addetta ad analizzare la psicologia dei criminali, e a volte, quella dei suoi colleghi. Eppure era ovvio perché gli altri le credessero subito. Levy in quel momento non era credibile, non quando tutto il dipartimento era a conoscenza del fatto che lei e Lucy fossero migliori amiche al di fuori del lavoro. << Certo, potrebbe essere questo, oppure Lucy si è fatta fare il lavaggio del cervello. >>

Levy gelò sul posto. Una simile affermazione data dalla psicologa del dipartimento era uno smacco sul curriculum di chiunque, soprattutto per un agente in servizio. Dall'inizio della fila si levò la voce di Kagura. << Stai dicendo che è un poliziotto corrotto* >> affermò, rivolgendosi a Minerva.

La donna rise e attorno alle due calò il silenzio. Persino Levy non osò proferire parola. << Non ho detto esattamente così, ma sì, è ciò che intendevo. >>

Il vociare riprese sempre più intenso e Levy si sentì inghiottita dalle responsabilità e dal fallimento. Aveva tenuto quel discorso per far sì che gli altri si fidassero di Lucy, ma aveva ottenuto l'esatto contrario. Non avrebbe mai pensato che Minerva le facesse un affronto simile. Cercando di non sembrare disperata e proponendosi per fare ordine, Levy sperò con tutta se stessa che non tutti gli agenti pensassero quello di Lucy. Forse, si disse, aveva commesso un errore nel mandare la sua migliore amica sotto copertura. Forse, col senno di poi, avrebbe dovuto scegliere un piano più adeguato senza mettere in gioco delle vite. Ma oramai era fatto e nessuno di loro, volente o nolente, avrebbe potuto tirarsi indietro.





*l'accusa di corruzione è una delle più gravi che si possano mai fare a un poliziotto, soprattutto se questo è in servizio. Ciò implica il dover indagare sui suoi casi e questo perde immediatamente credibilità.

*l'intelligence è un ramo del governo che si occupa di preservare i segreti e la tutela dello Stato. Un'accusa di corruzione per un agente di questo ramo, è assai rara, ma molto MOLTO pesante.





*Angolino di un'autrice emozionata!

SALVE A TUTTIIII! Sono tornata!

Qui sopra vi ho inserito delle piccole informazioni che sentivo di dovervi mettere a conoscenza. L'intelligence in questa storia si occupa del caso FT, in quanto vengono considerati una minaccia per lo Stato. E' come essere accusati di terrorismo!

Ora siamo a un punto di svolta molto pesante nella storia. Lucy è convinta di avere tutto sotto controllo, ma qualcuno la sta spiando e in centrale si dubita della sua credibilità. Cosa farà Levy per risolvere la situazione? Ha inavvertitamente peggiorato le cose O.O

Da qui in poi vorrei dirvi di fare attenzione: le tematiche stanno entrando nel vivo, quindi si faranno più pesanti andando avanti. Se non vi sentite a vostro agio, sconsiglio la lettura.

A parte questo, vorrei ringraziarvi per tutto il sostegno che mi state dimostrando! VI AMO!

Ci sentiamo presto!

Un bacio,

Gaia*

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