Chapter 33.
|Warning!Angst| (no, sul serio, spero siate pronti)
Loki era tornato sulle strade senza un minimo di cautela, non da quando sapeva che ora Lucy era al sicuro. Il ragazzo si aggirava tra i vicoli, pronto a fare l'ennesima visita a Rougue, questa volta per conto di un dipartimento esterno al proprio: mai di quel momento aveva pensato che sarebbe finito in una posizione dove avrebbe collaborato con Lucy. Forse non lo stava facendo direttamente, ma era pur sempre qualcosa.
Quando la mattina del giorno prima l'aveva vista nella sala interrogatori, le lacrime che minacciavano di scorrerle lungo le guance e la disperazione nella voce, Loki aveva provato solo un senso di furia nei confronti di Natsu. Il ragazzo gli aveva detto che l'avrebbe protetta, che non l'avrebbe mai ferita, eppure ora le tavole sembravano essersi voltate, perché Natsu aveva rischiato di far piangere Lucy. Loki non era un tipo irragionevole, sapeva il motivo di quel litigio e in parte lo appoggiava, ma credere che Lucy stesse mentendo anche quando la sincerità le trasudava da ogni gesto, era troppo.
Sospirò, già stanco di quei pensieri che un giorno l'avrebbero fatto impazzire: la verità era che voleva un'altra chance con Lucy, nonostante sapesse benissimo che non c'era più. Loki si era giocato la sua opportunità anni prima, quando l'aveva lasciata per inseguire il suo sogno. Ora, a distanza di anni, si rendeva conto dell'enorme sbaglio che aveva fatto. Avrebbe potuto gestire entrambe le vite, separare il lavoro dalle relazioni personali, come faceva la maggior parte dei suoi colleghi. Eppure lui sapeva che quello non era stato l'unico problema: aveva avuto paura di metterla in pericolo, che un giorno, un tizio che ce l'aveva con lui, avrebbe potuto prendersela anche con Lucy. Loki era stato un'odiota, perché alla fine tutto, la bionda si era cacciata comunque nei guai, rischiando la vita forse più di quanto facesse lui. Forse semplicemente non era destino.
Loki svoltò l'angolo, vicino alla saracinesca che apparteneva a Rougue. Il sole era alto nel cielo, i caldi raggi che rendevano piacevole una giornata d'inverno e sbattevano ferocemente contro le inferriate. Un rumore attirò l'attenzione di Loki. Il corpo reagì prima della mente: si ributtò nell'angolo, il busto che entrava in contatto con il suolo violentemente, mentre la mano scivolava sulla fondina, il dito già pronto a togliere la sicura. Si accuattò a terra, ignorando gli insetti che scivolavano davanti a lui sul terreno, mentre altri si arrampicavano sul muretto accanto. Il rumore si fece più forte e quando Loki cacciò fuori la punta della testa per osservare cosa succedeva, vide la saracinesca che si apriva, lo stridio dei cardini che rischiava di bucargli i timpani.
Rougue ne uscì accompagnato da un ragazzo: questo sembrava più alto del primo, pelle diafana, occhi e capelli neri come il carbone. Indossava abiti scuri e stranamente, sembrava avere parecchia familiarità con Rougue. I due sembravano star scherzando, e dalla descrizione che aveva ottenuto giorni prima, quello in compagnia dell'informatore, doveva essere il capo di Tartaros.
Loki si acquattò meglio nel vicolo, stringendo la pistola in una mano e tenendo gli altri sensi attivi più che mai. All'improvviso gli sembrò che ogni movimento fosse compiuto a rilento, ogni rumore più alto di decibel, lo sfioramento di un oggetto era divenuto un vero e proprio tocco. L'istinto di sopravvivenza cercava di prendere il sopravvento, ma Loki rimase giù, osservando come i due si salutassero, il capo di Tartaros che faceva una faccia disgustata non appena si era voltato. In viso sembrava tremendamente giovane, ma non poteva avere più di ventiquattro o venticinque anni.
Loki aspettò che il ragazzo si allontanasse per uscire dal suo nascondiglio, la mano tenuta ancora sulla pistola per sicurezza, e l'udito che cercava di captare ogni più piccolo rumore. Aveva ricevuto un addestramento speciale per questo tipo di sitauzioni, e l'avrebbe sfruttato al meglio. Loki si avvicinò alla saracinesca, bussandoci sopra rumorosamente. Dall'interno si udì un grugnito, una protesta e poi un lamento. Non appena sentì che la saracinesca si stava per aprire, Loki tirò fuori la sua pistola, la mano che scendeva a togliere la sicura, l'arma puntata dritta davanti a sé. Quando lo vide, Rougue cercò immediatamente di chiudere quello che doveva essere il suo ufficio, ma Loki non glielo permise.
Il viso dell'agente si aprì in un sorriso, mentre quello di Rougue in un'espressione spaventata, il terrore vivo negli occhi. L'informatore alzò le mani, arrendendosi e Loki gli fece segno di spostarsi e farlo entrare. << Noi due dobbiamo parlare. >>
**
Levy era nel suo ufficio, le pratiche davanti agli occhi e lo stress alle stelle. Per giorni ormai, aveva cercato in tutti i modi di far parlare Minerva, ma la psicologa sosteneva che avrebbe riferito qualcosa solo in presenza di Lucy. Levy non capiva il motivo e soprattutto, non avrebbe mai voluto accontentare l'ormai ex psicologa. La situazione si era fatta così critica che il capo dell'intelligence aveva dovuto riferirlo a Lucy, chiederle di prendere in considerazione la cosa, assicurandole che in sala interrogatori non sarebbe stata sola. Gerard si era offerto di sostenere Lucy durante l'interrogatorio che si sarebbe svolto quel pomeriggio, affermando che non avrebbe lasciato che accadesse qualcosa di spiacevole.
Levy sorrise tra sé e sé, pensando a quanto stretto si fosse fatto il rapporto tra Lucy e Gerard nella spanna di qualche giorno. Il capo dell'intelligence si sentiva profondamente fiera della sua migliore amica, in quanto quest'ultima, sin dai tempi del liceo, si lamentava nel suo volere un migliore amico. Ora, nonostante la situazione non esattamente rosea, Lucy poteva dire di averne uno: Gerard. Avevano un obiettivo in comune, questo era vero, però andavano daccordo senza forzature, senza che nessuno li costringesse a stare insieme o a concordare le idee l'uno dell'altra.
Eppure c'era così tanto da fare in ufficio, che nonostante Lucy fosse ancora ferita – Wendy le aveva detto che ci sarebbe voluto almeno un mese per vedere segni di guarigione – si trovava ad andare su e giù per la centrale, a volte nella sezione persone scomparse con Gerard per esaminare le sparizioni segnate a Deliora; altre volte, invece, saliva alla omicidi con Lluvia. Levy le aveva detto di fermarsi sotto nota anche di Wendy, ma Lucy non aveva sentito ragioni. La sua migliore amica voleva a tutti i costi gestire e risolvere il caso di Fairy Tail, che stava rischiando l'autodistruggimento senza accorgersene.
Levy sospirò, buttandosi indietro con la schiena e facendo scricchiolare i cardini che tenevano insieme la sedia imbottita del suo ufficio. La pila di cartelle che aveva sulla scrivania pendeva da un lato, i fogli che uscivano e rischiavano di creare delle pieghe agli angoli delle pagine. Per quanto avesse cercato di aiutare Lucy e Gerard con il caso, non poteva dedicarci molto tempo come invece avrebbe voluto fare: purtroppo aveva delle pratiche da riempire e spedire ad altri dipartimenti per un consulto. Levy insultò mentalmente la se stessa più giovane, quella che l'anno prima aveva accettato l'incarico di capo dell'intelligence. Eppure non poteva biasimarsi più di tanto, visto che aveva aiutato Lucy nella realizzazione del suo sogno. Il fatto che non potesse fare lo stesso in quel momento, le fece mangiare le unghie dal nervosismo. Smise di masticare prima di arrivare alla carne viva: non voleva riempire di sangue le pratiche che aveva davanti. Per quanto tenesse anche al bell'aspetto delle su unghie, il lavoro veniva prima di qualsiasi altra cosa.
Lo squillo insistente del telefono la fece saltare sulla sedia, tirandola fuori prepotentemente dalla sua rete di ricordi. Prese un respiro profondo prima di allungarsi in avanti e afferrare la cornetta: sperò che non fossero brutte notizie. << Ufficio di Levy McGarden. >>
<< Lo so chi sei, ho chiamato te di proposito. >> La voce dall'altra parte del telefono sembrava annoiata, quasi infastidita. Eppure allo stesso tempo, si riusciva a percepire una certa urgenza nel tono. Levy sospirò, il timbro sin troppo familiare.
<< Loki, ti serve qualcosa? >> Levy corrugò la fronte, insospettita da quella chiamata. Non era per Loki, si fidava di lui, ma c'erano solo due motivi per i quali il ragazzo chiedeva la sua consulenza: per parlare di Lucy, oppure il caso Fairy Tail. << Ho saputo che hai parlato con Lucy. >>
<< Non è per questo che ti ho chiamato, è ben più urgente. >> Loki si fermò per un attimo, quasi come se dovesse prendere fiato. All'interno della cornetta, Levy riusciva a sentire il rumore del vento che fischiava, segnando che il ragazzo si trovava in un posto decisamente esposto. << Ho delle informazioni riguardo Tartaros. >>
Levy scattò, mettendosi ben più diritta sulla sedia. Si allungò in avanti mentre incastrava la cornetta tra l'orecchio e la spalla, le mani che vagavano sulla scrivania alla ricerca di un taccuino e una penna. Trovò entrambi gli oggetti sotto una pila di documenti, la mano che correva veloce a schiacciare il tasto e far uscire la punta della biro. << Cos'hai scoperto? >>
<< Un nome. Quello del vero capo di Tartaros. >> Levy sgranò gli occhi, i denti che andavano a mordere il labbro inferiore per la frustrazione, per come aveva gestito le cose durante quella missione, per come tutto fosse andato a rotoli nel momento esatto in cui aveva deciso che il caso di Fairy Tail sarebbe dovuto essere assegnato all'intelligence.
Levy sapeva di aver fatto molti errori, ma in quel momento, mentre l'inchiostro scorreva sul foglio come se la sua mano fosse mossa da qualcosa che andava ben oltre a lei, seppe che alcune cose non avrebbe potuto evitarle per sempre. In qualche modo, nonostante avesse cercato il più possibile di evitare il coinvolgimento di altre gang, si rese conto che volenti o nolenti, finché sarebbe esistita, Tartaros avrebbe sempre cercato di mettersi contro Fairy Tail.
**
Lucy sentì il nervosismo mangiarle lo stomaco. Si trovava dentro la sala interrogatori uno, seduta su una sedia in perfetto silenzio. Non riusciva a muovere un muscolo e ciò le aveva portato a stare con le braccia tirate lungo i fianchi, le mani poggiate in grembo. A vederla in quel modo, da occhi esterni poteva sembrare che fosse Lucy la criminale che stavano per interrogare.
Gerard era seduto accanto a lei, una cartella aperta sul tavolo e lo sguardo attento che cercava di memorizzare quante più parole possibili. Lucy era grata al fatto che Gerard fosse lì con lei, altrimenti era certa che non ce l'avrebbe mai fatta: era un fascio di nervi e quasi si era dimenticata cosa avrebbe dovuto dire. Lucy sapeva soltanto che tutti, in centrale, avevano aspettative molto alte per quell'interrogatorio. Era finalmente arrivato il momento della verità, il giorno in cui Lucy avrebbe preso coraggio e affrontato le sue paure: avrebbe condotto l'interrogatorio con Minerva.
Lucy si sporse un po' sulla sinistra, andando a toccare il gomito di Gerard per attirare la sua attenzione. Il ragazzo si voltò, gli occhi verdi che cercavano di mettere a fuoco il viso di lei. << Lucy? >>
Lucy si morse il labbro e inconsciamente strinse maggiormente la presa che aveva sulla maglietta del ragazzo. La mano di lei posata all'altezza del gomito di lui, lentamente scivolò verso il basso, come se Lucy si stesse lentamente arrendendo al nervosismo. Non era stata così agitata nemmeno quando aveva affrontato Natsu. << Puoi condurre tu l'interrogatorio? >> chiese con un filo di voce, e per un attimo si autoconvinse del fatto che Gerard non l'avesse sentita, ma quando il ragazzo si voltò verso di lei, lo sguardo gentile e la mano che correva a prendere la sua, Lucy capì che lui aveva ben inteso.
<< Lucy, non hai alcun motivo di essere nervosa >> le disse. Eppure non bastò a calmarla, e quando Gerard se ne accorse, le fece scivolare la mano sulla spalla, i movimenti circolari fatti di proposito per darle sollievo. << Se hai bisogno di me, fammi un cenno e prenderò il controllo, va bene? >> glielo chiese con gentilezza, esattamente come era solito fare, e Lucy si sentì trasportare in quel turbine di sicurezza. In momenti quando non poteva avere l'appoggio o la sicurezza che Natsu le infondeva, cercava di trarne il più possibile da chi le stava attorno. Non era la stessa cosa ovviamente, ma Lucy cercava di farselo bastare, di non sembrare capricciosa.
In qualche modo, sapere che Gerard l'avrebbe aiutata a prescindere le fece emettere un respiro profondo, la consapevolezza che aveva le spalle coperte in qualsiasi momento bastò ad allentare un minimo il nodo che aveva allo stomaco. In quel momento la porta della sala interrogatori venne aperta e sull'uscio apparve la figura snella di un agente: dietro di lui c'era Minerva, le mani tenute strette da un paio di manette. Un altro agente li aveva accompagnati come scorta, lo stesso che ora la stava spingendo con forza verso il tavolo, la mano che poi scivolava su un mazzo di chiavi, fino a quando non le bloccarono le manette contro le protuberanze verticali del tavolo. Minerva sorrise trionfante quando posò gli occhi su Lucy, gli occhi che vagavano sul corpo della bionda per vedere quanti danni le avesse inferto.
La porta si richiuse dietro i due agenti, mentre in lontananza un'altra stava venendo aperta: chiaramente quella che portava allo stanzino dove avrebbero potuto ascoltare l'interrogatorio. Da quel che Lucy sapeva, anche Lluvia era lì, i suoi occhi che li fissavano accuratamente da dietro lo specchio unidirezionale. Lucy si voltò un attimo: era conscia del fatto che non avrebbe potuto scorgere nulla se non il suo riflesso, ma la rendeva più sicura sapere che anche Lluvia fosse lì. In teoria, anche Levy avrebbe dovuto prendere parte all'interrogatorio, ma in qualche modo c'era stato un imprevisto, perché Lucy non l'aveva ancora sentita arrivare.
<< E' bello sapere che almeno per questa volta quegli ingrati mi hanno ascoltata >> pronunciò Minerva, il tono divertito e i polsi ornati da un braccialetto rosso causato dalle manette che stavano stringendo.
<< Sarebbe più utile alla causa se, al posto di fare previsioni e richieste, tu ci dicessi qualcosa su Tartaros. >> Gerard aveva iniziato col botto, il tono fermo e deciso, lo sguardo che avrebbe potuto incenerire Minerva sul posto se solo avesse avuto dei raggi laser al posto degli occhi.
<< Ma non è più divertente se lo scoprite da soli? >> ribatté la donna. Per essere qualcuno ammanettato e pronta ad essere trasferita in una prigione per corruzione e intralcio alla giustizia, Minerva sembrava fin troppo rilassata. La donna emanava un'aria di superiorità, qualcosa che aveva sempre avuto nelle memorie di Lucy.
<< Abbiamo già degni informatori, più di quanti Tartaros può mai immaginare. >> Lucy non sapeva da dove aveva trovato il coraggio per dirlo, ma la voce non le tremò e in un attimo la sua mente corse a Loki, a come stesse rischiando la vita prendendosi a carica una missione non propria per un altro dipartimento.
<< Ah giusto, Rougue Cheney, colui che vende informazioni a chiunque glielo chieda >> Minerva emise una risata divertita, quasi come se non credesse ai propri occhi. Gli scossoni del corpo stavano facendo tintinnare le manette. << Davvero vi fidate di un tipo del genere? Eppure è stato lui a seguirti per tutto il tempo, rendermi partecipe di tutte le tue mosse e pensieri, Lucy. >> Il suo nome venne pronunciato con così tanto odio e astio, che per un attimo Lucy si sentì trascinare in un turbine di disperazione.
Ma non era quella l'unica cosa che l'aveva scioccata. Rougue l'aveva seguita? Era quello il motivo per il quale Tartaros sembrava sempre un passo avanti a loro? Ma Erza si fidava di lui, delle informazioni che le passava, molte più di quelle fornite da Loki. Un tradimento del genere era impensabile, ma se correva indietro nel tempo, una volta Levy le aveva detto che, parlando con Loki, erano sbucati fatti riguardo Rougue che avrebbero potuto far accapponare la pelle a chiunque. Lucy non aveva mantenuto il discorso, troppo codarda per farlo, ma in quel momento le venne naturale mangiarsi le mani. Era incredibile come qualsiasi traditore fosse stato sotto il suo naso per tutto il tempo: Rougue era l'informatore prediletto di Fairy Tail, mentre Minerva la psicologa del dipartimento.
<< Abbiamo altri agenti sul campo >> ribatté Gerard, fiero.
Minerva sembrò osservarlo per un attimo, gli occhi scrutatori. Non le avevano concesso granché da quando era stata arrestata, ma almeno le avevano offerto dei vestiti puliti. Sul viso aveva ancora tracce dei brillantini lasciati dall'ombretto che aveva la sera dell'arresto, forse dipendente dal fatto che avesse rimosso il trucco con della semplice acqua. Per quanto Lucy riservasse astio nei confronti della ragazza più grande, vedere quelle borse sotto gli occhi, pesanti e violacee, le aveva messo addosso un senso di disperazione. Sembrava impossibile provare compassione per un essere del genere, ma a volte i sentimenti prendevano il meglio di lei. << Che non ne usciranno vivi >> concordò allegramente la donna. << Il nostro capo è più spietato delle apparenze. >>
Eccolo il momento della verità. Lucy sentì un groppo stringerle la gola, i pensieri che correvano come turbini. Ricordò il giorno in cui aveva liberato Wendy, Mard Geer che le stringeva il braccio contro il collo per tenerla ferma, i suoi sussurri inquietanti nell'orecchio. E poi la droga in circolo, i colpi, la paura che Tartaros potesse riferire tutto a Fairy Tail, e l'ansia di tornare alla base e scoprire che l'avrebbero uccisa. Sembrava una vita fa, invece era passata solo qualche settimana. << Mard Geer? >> chiese, quasi più per confermarlo a se stessa che ad altri. In testa aveva ancora la conversazione di quella mattina, quando Gerard le aveva detto che la descrizione fornita da Rougue non combaciava con quella fornita da lei e Wendy. Lucy non aveva mentito, sapeva quello che aveva visto: avrebbero potuto interrogare anche Gajeel al riguardo e avrebbe sicuramente descritto la stessa persona. Qualcuno aveva mentito, e ormai Lucy era convinta che fosse stato Rougue.
Minerva emise una risata, una di quelle genuinamente divertite e che ora stava risuonando nella sala interrogatori come un eco inquietante. Lucy rivolse uno sguardo preoccupato verso Gerard e il ragazzo, in risposta, le mise una mano sulla spalla per rassicurarla. La faccenda che doveva essere conclusa, in qualche modo si stava ingigantendo sempre di più. Lucy prese un grosso respiro profondo cercando di ignorare la risata di Minerva, le luci che ronzavano, la consapevolezza di essere osservata da oltre lo specchio unidirezionale; si concentrò solo sulla presa che Gerard aveva sulla sua spalla, cercando di trarne più rassicurazione e calore possibile. Lucy si sentiva inquietata e aveva un nodo allo stomaco che non accennava a sciogliersi.
Minerva smise di rridere, l'eco ormai lontano e leggero, camuffato nelle ombre. La donna li osservò per un attimo, accavallando una gamba sull'altra per mettersi più comoda sulla sedia. << Mard Geer non è il capo, vi ha presi in giro. >>
E a quella rivelazione, Lucy si sentì mancare il terreno sotto ai piedi. Non era possibile che fosse stata ingannata, non per l'ennesima volta.
Gerard si appoggiò con i palmi sul tavolo, uno sguardo inquietante sul viso e gli occhi verdi che venivano illuminati dalla pura collera. << Non mentirci. >>
In quel momento, la porta della sala interrogatori si aprì con un fracasso. Quando Lucy si voltò, vide che Levy era sulla soglia, il passo felpato che entrava nella stanza mentre veniva seguita da due agenti armati. Lucy fece tanto d'occhi, mentre Gerard si ritraeva sulla sedia, lo sguardo confuso. << Non sta mentendo, purtroppo >> annunciò Levy. Il capo dell'intelligence mandò uno sguardo di fuoco in direzione dell'ex psicologa del dipartimento, quasi come se volesse incenerirla sul posto. La tensione era percepibile nell'aria e tutti erano rimasti in silenzio, immobili, quasi come se la stanza fosse divenuta di ghiaccio all'improvviso. Era quasi irrealistico quanto Levy sembrasse infuriata, quasi più di chiunque altro in quella stanza. << Lucy, Gerard, venite con me >> disse la turchina, rivolgendosi ai due. Subito dopo Levy si voltò, facendo un segno agli agenti che sostavano dietro di lei da quando era entrata. << Voi due occupatevi di riportarla in cella >> ordinò autoritaria, lo sguardo che correva di poco su Minerva, prima di girare sui tacchi e procedere fuori dalla stanza interrogatori.
Lucy lanciò uno sguardo incuriosito verso la porta, ma quando vide Gerard alzarsi, procedette immediatamente ad imitarlo, sempre facendo attenzione a non muoversi troppo bruscamente per non compromettere ulteriormente la costola rotta. Prima di uscire dalla stanza, Lucy rivolse un'ultima occhiata verso Minerva, trovando la donna con un sorriso soddisfatto stampato sul viso.
**
Lucy stava camminando a passo spedito lungo il corridoio che l'avrebbe portata alle celle del dipartimento. Stava completamente ignorando il dolore al petto che le stava causando tutto quel movimento, e persino le lamentele di Gerard e Levy che quasi faticavano a tenere il passo con lei. Ma come poteva calmarsi? Come potevano sperare che avrebbe reagito diversamente quando Levy le aveva riferito il nome del vero capo di Tartaros? Era assurdo, e dentro il proprio cuore Lucy sperava vivamente che non ci fosse un collegamento, che non fosse qualcosa di reale.
La strada per arrivare alle celle era dritta, ma i muri erano umidi e faceva un gran caldo nonostante fosse inverno. I loro passi risuonavano tra i corridoi, mentre gli agenti di guardia procedevano a riconoscere Levy e poi farli passare verso la loro meta. Era assurdo come ora si stessero precipitando tutti lì ad affrontare Fairy Tail, ad ascoltare se fossero a conoscenza di qualcosa, se avevano avuto contatti con una persona del genere.
Quando arrivarono alla cella designata, Lucy sentì i membri della gang trattenere il fiato. Erza, Natsu e Gray erano seduti su brandine diverse, ma comunque vicine. Gajeel era seduto a terra, e Lucy poté giurare di averlo sentito parlare poco prima che gli agenti si piazzassero lì davanti. Laxus era l'unico in piedi, le braccia conserte sul petto e lo sguardo serio e autoritario. Era strano rivederli tutti insieme in un unico punto dopo tanto tempo, considerando che ora Lucy aveva solo la possibilità di organizzare incontri singoli.
Erza fu la prima ad alzarsi, ma gli sguardi dei membri di Fairy Tail si erano immediatamente posati su Lucy, gli occhi carichi di curiosità e apprensione. << E' successo qualcosa? >> chiese il capo di Fairy Tail, gli occhi che la osservavano per qualche istante, per poi scivolare verso Gerard e infine su Levy.
L'agente della sezione persone scomparse fece un passo avanti, quasi come se volesse sfiorare Erza attraverso le sbarre. Il ragazzo però, rimase immobile sul posto, gli occhi che fissavano intensamente il capo di Fairy Tail ferma davanti a sé. << Abbiamo scoperto che Rougue stava facendo il doppio gioco. >>
<< Lo sapevamo >> annunciò Gray dal fondo della cella. Aveva alzato una mano per farsi vedere, il volto completamente annoiato: era come se stesse pensando che il lavoro della polizia fosse lento.
<< Cosa? >> si ritrovò a dire Lucy. Se lo avevano scoperto nel periodo in cui lei li frequentava, perché non le era stato detto nulla? Forse lo avevano scoperto dopo però, mentre in polizia avevano inscenato quel rapimento. Lucy voleva concedere ai ragazzi il beneficio del dubbio.
<< Non ti abbiamo detto nulla perché avevamo trovato tracce che ti stavano seguendo. Volevamo risolvere la situazione senza farti andare nel panico >> le comunicò Erza. Lucy sentì il proprio cuore perdere un battito: l'avevano fatto senz'altro per proteggerla, ma lei avrebbe comunque voluto saperlo. L'agente dell'intelligence si morse la lingua, frenandosi dal dire qualsiasi cosa: non era proprio il momento per litigare.
<< Era questo il motivo per cui siete scesi quaggiù? Per dirci qualcosa che sapevamo già? >> chiese Natsu, il volto impassibile e quasi frustrato dal vedere tre agenti davanti a sé. Lucy fissò lo sguardo su di lui, cercando di capire se la sua fosse realmente rabbia o qualcosa di più, ma non riuscì: era come se Natsu la stesse bloccando dal comprendere, come se realmente non volesse avere più nulla a che fare con lei. E sebbene Lucy fosse ben a conoscenza del fatto che quello non era il momento più adatto per disperarsi su una storia d'amore fallita, non poté fare a meno di sentire il proprio cuore che continuava a ridursi in mille pezzi sotto la freddezza delle parole usate da Natsu.
<< Non siamo qui per questo >> annunciò Levy. La ragazza si fece avanti, il petto che quasi sfiorava le sbarre della cella e il volto risoluto, come se volesse andare dritta al punto senza troppe cerimonie. << Loki ha interrogato Rougue, scoprendo che il capo di Tartaros non è Mard Geer, ma qualcun altro. >>
Levy aveva appena comunicato che Loki era un poliziotto senza battere ciglio, ma anche i membri di Fairy Tail reagirono allo stesso modo. Lucy ricordò l'entrata in scena di Loki mentre lei stava parlando con Natsu e allora capì immediatamente che il ragazzo doveva averlo detto agli altri. Era strano come all'improvviso si fosse creata quella superficie di ghiaccio tra loro, mentre un tempo c'era stato solo un amore che bruciava intensamente.
<< Minerva che dice? Sappiamo che l'avete arrestata per quel motivo >> disse Erza. Si stavano lanciando guardi di fuoco attraverso le sbarre, e per un attimo Lucy ne rimase confusa, quasi non capendo. Poi la realizzazione la colpì violentemente: stavano pensando a un'accusa?
Lucy sgranò gli occhi, il corpo che scattava in avanti prima che potesse anche solo pensare a fermarsi. Si attaccò con le mani alle sbarre della cella, stringendo il metallo fresco fino a farsi sbiancare le nocche. << Non vi stiamo accusando di collaborazione, di saperlo o qualsiasi altra cosa vi stia passando per la testa. Diamine, vogliamo aiutarvi ad evadere, lo sappiamo che siete innocenti! >>
<< Allora perché siete qui? >> chiese Laxus, il volto impassibile che non si voltava neanche. Stava appoggiato al muro come se fosse la cosa più normale del mondo, quasi come se fosse a teatro.
Lucy sospirò: aveva un'enorme paura di conoscere di verità, di scoprire che c'era realmente un collegamento così profondo, quasi familiare. Prese un respiro profondo e poi puntò lo sguardo su Natsu, il ragazzo che rabbrividiva, ma la guardò a sua volta, quasi come se stesse accettando una sorta di sfida. Lucy pregò mentalmente che non iniziasse ad odiarla. << Natsu, conosci un certo Zeref Dragneel? >> Lucy si morse il labbro per tutta la frustrazione che stava provando, e quasi inconsciamente cercò di farsi più vicina, come se potesse passare attraverso le sbarre. Sapeva che era impossibile, ma voleva raggiungere Natsu. Non potevano aprire la cella, non con le guardie praticamente dietro l'angolo.
Natsu sgranò gli occhi, il respiro che si faceva più intenso, più pensante, e Lucy quasi temette che stesse per avere un attacco di panico. << Perché vuoi saperlo? >> le chiese, la voce che gli usciva in un sussurro spezzato. Lucy sentì il cuore spezzarsi, perché non aveva mai sentito Natsu parlare in quel modo: era come se fosse spaventato da qualcosa.
<< E' lui il capo di Tartaros, ne siamo certi. >> Lo disse con tutta la certezza che poteva avere, cercando di non lasciare che la compassione prendesse possesso del suo timbro di voce: sapeva che Natsu odiava essere compatito. Il ragazzo aveva sgranato gli occhi, il petto che smetteva di muoversi mentre lui cadeva a terra sulla ginocchia, il volto una maschera di terrore. Lucy fece per muoversi in avanti, ma le sbarre glielo impedirono. Erza le lanciò un'occhiata di consapevolezza mentre si muoveva verso l'interno della cella, dove gli altri si stavano radunando attorno a Natsu per capire come stava, cosa aveva scatenato quella reazione.
Natsu respinse ogni mano che stava cercando di aiutarlo a rimettersi in piedi, lo sguardo vacuo che fece preoccupare Lucy oltre misura. Voleva prendere le chiavi, aprire la cella e fiondarsi da lui, ma sapeva di non poterlo fare. Perché era contro le regole della polizia e perché Natsu non la voleva lì. Si trattenne, mordendosi il labbro per la frustrazione, mentre osservava il tutto come uno spettatore infelice. Si sentiva come se il suo sogno fosse lì, davanti a sé, e non riuscisse a raggiungerlo, come se ci fossero una miriade di ostacoli.
Natsu alzò lo sguardo su di lei, il viso pallido e sudato, le mani che scacciavano con insistenza quelle degli altri. << Zeref è mio fratello >> sospirò il ragazzo, e fu in quel momento che Lucy sentì davvero il pavimento cedere sotto ai propri piedi.
Angolinoooooooo
Ma buon salve genteh!
Oggi sono un po' in ritardo, ma ho speso ore a correggere questo capitolo. E' stato un parto, ve lo assicuro. Nonostante tutto il tempo passato, non ne sono soddisfatta, ma ehi, la struttura è come l'avevo pensata, quindi me lo farò andare bene u.u
Ho cercato di mantenere la suspence per tutto il tempo, ma credo che all'incirca a metà, se non dal capitolo precedente, qualcuno avrebbe potuto capire dove stavo per andare a parare ehehe
Ecco a voi il vero capo di Tartaros: Zeref! Per chi segue GH, saprà che ho voluto creare quella storia anche per mettere in scena un bel rapporto tra i due fratelli, qualcosa che è mancato nel manga/anime. L'altro motivo, però, era appunto perché in HT seguiremo le tracce della storia originale per quanto riguarda Natsu e Zeref e.e Ebbene sì, ho dovuto, mi dispiace.
Io sono strasicura che qualcuno di voi aveva indovinato che sarebbe sbucato Zeref, non fate i timidi e condividete le vostre teorie con meeee!
Okke no, la smetto XD Ma apprezzerei molto sapere cosa ne pensate u.u
Detto ciò, ci rivediamo tra qualche giorno!
Un bacio,
Gaia*
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