Chào các bạn! Truyen4U chính thức đã quay trở lại rồi đây!^^. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền Truyen4U.Com này nhé! Mãi yêu... ♥

Chapter 38.


|Mentions!of!violence|






Lucy scattò con un salto, le mani che andavano ad afferrare qualsiasi cosa le venisse a tiro. C'erano delle mani sopra di lei, una figura chinata e qualcosa di fresco che le veniva passato lungo tutto il corpo, quasi come se fosse la scia di una gigantesca lumaca. Strinse tra le dita qualcosa di morbido e bagnato, cercando di ribellarsi a una stretta che cercava di tenerla ancorata a terra. Aveva ancora gli occhi chiusi, e immagini di sangue, pelle lacerata e urla, le annebbiavano la mente come incubi, tutti pronti a seguirla.

Ci fu un movimento che colse da dietro le palpebre chiuse e cercò invano di seguirlo, ben consapevole del fatto che se avesse aperto gli occhi, le sarebbe venuto tutto più facile, ma non voleva. L'ultima cosa che ricordava, era essersi ripresa un attimo da uno scontro con almeno una decina di uomini e donne, tutti atterrati con pronte mosse di autodifesa, senza usare la pistola. Lucy aveva alzato lo sguardo, notando Natsu poco più in là, la schiena a terra e Zeref sopra di lui, le mani del più grande che si stringevano attorno al collo del rosato. Lucy era scattata in piedi in un attimo, le gambe che la trascinavano in avanti senza averne il pieno controllo. Era stato terribile cercare di avvicinarsi e cogliere più dettagli: Natsu era pallido, il viso e le tempie colme di sudore, le mani che cercavano a fatica di graffiare quelle del fratello. E poi il rosato si era afflosciato e Lucy aveva sentito il panico montarle dentro come il vento di un uragano, i passi più frettolosi e la vista che si concentrava solo su quella scena orribile.

Aveva sentito lo stomaco contorcersi, e per un attimo fu convinta di poter vomitare lì, sul pavimento di quel magazzino abbandonato e con una massa di cadaveri e vittime che crescevano a dismisura ogni secondo che passava. La paura le aveva attanagliato il cuore, il terrore di perdere Natsu che la spingeva a farsi largo con calci, pugni e gomitate in quella massa di corpi accalcati che cercavano di uccidersi a vicenda.

Lucy non ricordava più nulla eccetto dei colpi rimbombanti, delle braccia che andavano a circondarla e delle parole sussuratele nelle orecchie. Non ricordava chi o cosa le stessero dicendo, sapeva solo di aver visto sangue, fin troppo. Un calore intenso l'aveva investita, se per le braccia strette attorno a lei o per altro, non avrebbe saputo dirlo.

Le mani attorno a lei in quel momento, sembravano così familiari che Lucy si era lasciata trasportare, il corpo che cadeva senza mai toccare terra. Il tocco era leggero e delicato, proprio come quello che la stava scuotendo in quel momento, con ancora l'incubo ben vivido e chiaro nella propria mente. Non aveva idea di quello che era successo, o almeno, non nei minimi dettagli, ma era così sicura che fosse terribile, che non voleva nemmeno ricordarlo. E se per un attimo si diede della codarda da sola, la sua mente ci ripensò nell'esatto istante in cui si vide davanti agli occhi un corpo ricoperto di sangue.

Lucy sentì un dolore in fondo le ossa, quasi come se le carni si stessero staccando con lentezza, la sofferenza più forte ogni secondo che passava. Cercò di aprire gli occhi, vedere cosa avesse di fronte in modo da poter sconfiggere quella paura che tanto la stava attanagliando. Le palpebre erano pesanti e collose, e per un attimo Lucy si trovò nuovamente dispersa nel vuoto, il corpo leggero e galleggiante in uno spazio-tempo che sembrava non esistere. Si sentì stringere i pugni e qualcosa di caldo e confortante che si andava a posare su di essi, il calore che si propagava anche nel suo corpo come un effetto domino.

L'aria attorno a sé sembrava stantia, ma l'attimo dopo, man mano che cercava di prendere conoscenza, riconobbe il forte odore del disinfettante. Incamerò una gran quantità di ossigeno e si ritrovò a tossire, il corpo che veniva scosso da forti spasmi. Cercò di rotolarsi su un fianco, ma ci riuscì solo quando sentì qualcosa posarsi sulla schiena e una forza che la spingeva delicatamente. Finalmente le palpebre si mossero, ma la vista risultò offuscata dalle lacrime che si erano formate a causa della tosse. Lucy cercò di sollevare le mani, notando solo in quel momento come sotto di lei ci fosse qualcosa di estremamente morbido. Era in paradiso? Era morta durante la battaglia, ed era quello il solo motivo per cui era passata dal sentirsi leggera alla pesantezza? Era strano, ma le emozioni la colpirono velocemente come un macigno, fino a quando non sentì il cuore batterle nella gola, il sangue frusciare nelle orecchie come un torrente. No, non era morta, ma non si trovava nel magazzino abbandonato, ne era certa.

Aprì gli occhi a fatica per l'ennesima volta, arrivando con le mani a strofinarseli con insistenza. Quando la vista si mise a fuoco, Lucy riuscì a notare qualcosa di blu ondeggiarle davanti. Si passò nuovamente una mano sugli occhi e questa volta, quando sbatté le palpebre, vide che ciò che aveva notato prima erano una chioma. Occhi castani la stavano guardando con curiosità mista ad apprensione, mentre faceva da contorno un vestito bianco. O forse non era un vestito, perché quando Lucy guardò meglio, notò che era un camice.

Si guardò attorno, smarrita, notando mobili di legno di cedro, uno specchio che puntava verso un armadio dipinto di bianco, e finestre ornate da leggere tende che venivano sospinte dal vento. Lucy realizzò di trovarsi su un letto e ciò che aveva cercato invano di stringere, erano delle coperte. Le aveva aggrovigliate tra le gambe e sul busto, quasi come se fosse stata tormentata da un incubo agitato, ma da sveglia, Lucy aveva realizzato di non ricordarlo più. Spostò lo sguardo dritto davanti a sé, riconoscendo il volto di Wendy sospeso sopra al suo, gli occhi un po' lucidi e pesanti occhiaie violacee. Sul comodino accanto al letto, c'era una bacinella ricolma d'acqua e un panno che galleggiava al suo interno, quasi come se fosse una medusa sospinta dalle correnti.

<< Wendy? >> chiese. Sentì un nodo alla gola, la tosse che ritornava in modo più intenso a causa della secchezza che sentiva in bocca. Si sentì spingere qualcosa contro le labbra e quando vi riconobbe la forma di un bicchiere, bevve avidamente, ignorando i rivoli d'acqua che le scesero lungo il collo. Si riprese in un attimo, ormai con mille domande a formarsi in testa, spiegazioni da ricevere e la voglia di alzarsi e capire. O forse non doveva. Un flashback, di nuovo sangue sul terreno, la sua mano che lasciava andare imprudentemente una pistola nel bel mezzo della battaglia. Lucy scosse la testa, incapace di capire se fossero pezzi di un sogno, oppure ricordi. << Cos'è successo? >> chiese, incapace di processare quali fossero i suoi ultimi ricordi.

Wendy sembrò osservarla un po' incerta, quasi come se fosse sul punto di alzarsi e abbandonarla su quel letto pur di non rispondere. Quel comportamento insospettì Lucy, alzandosi sui gomiti e spingendo indietro per darsi più stabilità mentre osservava la sua amica con curiosità. << Qual è l'ultima cosa che ricordi? >> le chiese, le dita che correvano davanti al viso per qualche ragione. Solo quando si sporse in avanti, riuscì a capire che Wendy si stava mangiando le unghie dal nervosismo. Non era un comportamento familiare per la blu, se non quando doveva dare brutte notizie.

Lucy l'aveva vista molte volte dover affrontare la paura di dare spiegazioni approfondite, notizie poco gradite o rivelazioni scioccanti, e in tutti i casi, Wendy tendeva a mangiarsi le unghie, l'ansia a divorarla completamente. Lucy sentì la tensione nei muscoli, irrigidendosi completamente. Cosa c'era che lei non sapeva? << Stavo lottando con Tartaros >> confermò, notando come il viso di Wendy tendesse a rilasciare e catturare l'interno guancia: doveva essere senz'altro più nervosa del previsto. << Ma Wendy, se è successo qualcosa, voglio che tu me lo dica subito. >>

Proprio non ce la faceva a rimanere con quell'ansia a divorarla dall'interno. Aveva i palmi sudati e li strofinò frettolosamente sulle lenzuola, sentendo quando fosse morbida la flanella. Quella doveva essere la villa dei Dreyer, ormai ne era certa. Il problema, era che Lucy non ricordava di esserci arrivata. In un modo o nell'altro, la strada per raggiungere quella villa, rimaneva un mistero per lei.

Wendy prese un respiro profondo, allungandosi in avanti per prenderle le mani. Lucy non respinse il contatto, ma fissò con occhi confusi la sua amica. Il medico sembrava agitato, e gli occhi vagavano da un lato all'altro della stanza, rifiutandosi di posarsi sull'agente. Era così strano trovarsi dal lato della persona che stava per ricevere brutte notizie. << Lucy, hai ucciso Zeref, non te lo ricordi? >>

Lucy si irrigidì e in un attimo la presa che aveva sulle mani di Wendy svanì del tutto. Le braccia le ricaddero pesantemente lungo i fianchi, e sebbene la sua amica le stesse parlando, dicendole chissà che cosa, Lucy si rifiutò di ascoltare oltre. Aveva ucciso? Ma non era possibile, non era da lei. E Natsu? Non era possibile che il ragazzo le avesse permesso di fare una cosa del genere. O forse lui non lo sapeva.

Lucy spostò lo sguardo sulla stanza, l'ansia a crescerle nel petto come un'onda anomala, rischiando di soffocarla. Le orecchie le fischiavano, rimbombando con il sangue che le scorreva nelle vene, pompando il cuore così forte, che per un attimo temette fosse sul punto di scoppiare. Nella stanza non c'era traccia di Natsu, e non c'era nulla che potesse farle capire che lui era stato lì. Forse aveva ripreso ad odiarla, si disse, forse non voleva più vederla dopo che lei gli aveva strappato l'unico legame di sangue che gli rimaneva.

Nonostante Zeref fosse una persona orribile, non meritava di morire. Lucy sentì le lacrime scorrerle lungo le guance, spostando velocemente lo sguardo sulle proprie mani, trovandole pulite. Con disappunto, notò che stava tremando, ma non riuscì a fermarsi neanche quando Wendy si sporse verso di lei, chiudendola in un abbraccio. Aveva commesso un reato orribile, decidendo se Zeref avrebbe potuto o meno vivere. Non ricordava nulla, ma ora capiva da dove proveniva il suo incubo fatto di sangue e morte.

Lucy era diventata un'assassina, e ora il peso del giudizio universale rischiava di schiacciarla sotto una pesantezza senza precedenti.

**

Lucy si risvegliò qualche tempo dopo, non ricordando nulla di come e quando si fosse addormentata. Era ancora stesa sul letto e si trovava nella stessa stanza. Forse erano passate alcune ore, ma non avrebbe potuto dirlo con certezza. Si toccò la testa dolorante, ma notò immediatamente che c'erano delle bende avvolte attorno al capo. Per un attimo ne rimase confusa, ma poi i ricordi le tornarono in mente come dei falshback, i movimenti della se stessa del passato che apparivano come quelli del film di Matrix.

Era ancora scioccante per lei pensare di aver ucciso qualcuno, di esser stata in grado di premere il grilletto e far fuoco per eliminare Zeref. Era stata autodifesa, o meglio, si augurava fosse stato così. Ciò non giustificava comunque il suo comportamento, in quanto gli ordini erano stati chiari: avrebbe dovuto prendere Zeref vivo. Il compito, in realtà, non spettava nemmeno a lei, ma a Natsu.

I suoi pensieri corsero immediatamente al rosato, cercando di immaginare i possibili scenari che avrebbe potuto affrontare una volta preso il coraggio di uscire da quella stanza. L'avrebbe odiata? Probabile. Avrebbe potuto ucciderla? Meno possibile, ma non c'erano se o ma, quando si diveniva un'assassina. Lucy era più che certa che presto si sarebbe trovata un gruppo di agenti dietro la porta, manette in mano e un mandato d'arresto nei suoi confronti.

Voleva sparire. Se la terra avesse potuto inghiottirla, avrebbe preferito che lo facesse in quello stesso istante. I sensi di colpa le stavano corrodendo l'anima, gettandola in uno stato di profonda tristezza e turbamento interiore. Come avrebbe potuto affrontare Natsu, o gli altri ragazzi? Levy e Loki sarebbero stati i primi ad accorrere per arrestarla. In quanto a Gerard, la reazione del ragazzo sembrava imprevedibile ai suoi occhi.

Si portò le mani sul viso, la presa che quasi non voleva lasciare quella sui capelli, tirando via alcuni fili color del grano. Calde lacrime le corsero lungo le guance, il pensiero di sangue e morte che continuava a perseguitarla, corrodendola. Aprì le mani davanti agli occhi, osservando stancamente come una lacrima le fosse scivolata sino al mento, per poi caderle sul palmo. C'era ancora la luce del sole all'esterno, ma i raggi filtravano attraverso le tende tirate, mandando colore e luminosità sin dentro la stanza. Un raggio illuminò la sua lacrima, coprendola di bagliori riflettenti.

Gli occhi le corsero più su, verso i polpastrelli. Lucy gelò sul posto quando notò che sotto le proprie unghie, c'erano resti di sangue raggrumato e sporcizia. Aveva ucciso altre persone? Le sue mani si erano sporcate di altro sangue pur non essendo necessario? Trattenne il fiato, le lacrime che scivolavano copiose e senza sosta, mentre il cuore le batteva così forte che per un attimo temette di averlo in gola. Era tutto così frustrante e terrificante, così nuovo e terribile, che Lucy non sapeva più se ascoltare i propri pensieri o metterli a tacere.

Scivolò giù dal letto con calma, ma sentì le gambe tremare pericolosamente, fino a quando non cedettero. Si aggrappò al materasso mentre cadeva, le ginocchia che colpivano il pavimento con forza, mandandole una scarica di dolore lungo tutto il corpo. Non era un incubo da cui aveva bisogno di svegliarsi, purtroppo era reale. Subito sotto al letto, Lucy intravide una bacinella piena d'acqua, ma questa non era limpida, bensì di un leggero colore rosato, quasi come se ci fossero alcune gocce di sangue al suo interno. Lucy si riguardò le mani, ormai disperata e con gli occhi ricolmi di lacrime, capendo che qualcuno le aveva lavato le mani alla ben e meglio, e per quanto ne fu grata, al tempo stesso li maledisse per non aver nascosto le prove a dovere. Non voleva ricordare, non aveva bisogno di conoscere la verità su quello che aveva fatto.

Le parole di Wendy le vorticavano in testa, ricordandole che aveva strappato una vita, che non aveva alcun diritto di farlo, che non era compito suo stabilire cosa fosse giusto o sbagliato togliendo l'ultimo respiro a qualcuno. Il petto le faceva male e ben presto Lucy si ritrovò a ficcarsi le unghie nelle carni, cercando di provocarsi quanto più dolore possibile per smettere di pensare, per mettere a fermo i tremolii che la stavano scuotendo sin da dentro le viscere.

Cercò di rialzarsi per l'ennesima volta, e questa ci riuscì, cercando di controllare il più possibile le sue gambe piene di tremori, si resse al mobilio, lasciandosi guidare dalla forza di volontà. Voleva lavarsi, cercare di smettere di pensare e torturarsi a quel modo, avere il getto caldo della doccia addosso. Da sempre aveva trovato rilassante il momento di farsi un bagno, quando la sua mente si spegneva per lasciar spazio al totale relax. In quel momento, Lucy sperava che l'acqua lavasse via i suoi peccati, le prove del macigno che ormai si portava dentro. Era questione di secondi prima che rischiasse di cedere sotto al peso del suo stesso giudizio.

Arrivò a fatica alla porta della stanza, girando il pomello con dita tremanti e ricolme di sudore. Gli occhi erano ancora pieni di lacrime, e la vista le si offuscava a intermittenza, cercando invano di asciugarsi con le maniche di quello che le era sembrato un pigiama che non le apparteneva. Non aveva idea di chi l'avesse svestita – sperava fosse stata opera di Wendy – e non sapeva chi fosse il proprietario di quel pigiama pieno di croci dal color lavanda. Persino i muri sembrarono giudicarla in quel momento cruciale, quasi spingendola a uscire fuori dalla stanza alla ricerca di un luogo fresco. Si sentiva soffocare dalla sua stessa presenza, dai pensieri e soprattutto dai ricordi. Il sangue continuava a comparirle dietro le palpebre, quasi come se fosse un testimone fastidioso di un crimine. E lei aveva commesso un reato, e anche grave.

Aprì la porta della stanza come una furia, completamente accecata dalle emozioni che rischiavano di inghiottirla da un momento all'altro, ma andò a sbattere contro qualcosa. Per un attimo pensò di aver preso male la mira e di essere finita per sbaglio contro il muro, perciò si asciugò meglio le lacrime, cercando di capire se stesse procedendo per la via giusta. Lucy non si aspettava di trovarsi il volto fiammeggiante di Loki davanti, il petto fermo e gli occhi che la scrutavano come se fosse una macchina. Per un attimo si sentì giudicata da quello sguardo insistente e fece per indietreggiare, ma una mano corse veloce sul suo polso, bloccandola. << Lucy >> pronunciò lui con chiarezza, il volto che si avvicinava improvvisamente a quello di lei. Lucy poté solo indietreggiare con il viso, perché il resto del corpo si ritrovò ad essere immobile.

Lo sguardo di Loki era incatenato al suo, gli occhi che la scrutavano con attenzione, quasi come se temesse che lei potesse andare in pezzi in qualsiasi momento. E del resto, Lucy non provò nemmeno a liberarsi dalla presa di lui, i pensieri ancora un circolo di sensi di colpa e autodistruzione. Loki la spinse con calma all'interno della stanza, e Lucy si ritrovò ad inciampare nei suoi stessi passi, la sorpresa a decorarle il viso. Non aveva controllo di ciò che stava succedendo, di cosa volesse fare Loki o di cosa ci facesse in casa dei Dreyer. Lucy non pensava che Loki avrebbe partecipato alla missione, ma vedendola da un lato più oggettivo, era chiaro il motivo: Tartaros era una gang che spacciava e Loki faceva parte della sezione antidroga.

Durante la battaglia, Lucy ricordava di aver visto molti agenti sfrecciare in giro non appena avevano sfondato la saracinesca nei magazzini. Aveva pensato che fosse solo una missione dell'intelligence e della sezione persone scomparse – il caso era stato passato anche a loro, in quanto avevano cercato invano di indagare su Gray e la scomparsa dei padri di Natsu e Gajeel – ma pensandoci attentamente, era chiaro che si mettesse in mezzo anche l'antidroga, soprattutto dopo che Gerard aveva chiesto aiuto a Loki.

<< Lucy, so come ti senti in questo momento >> le disse lui all'improvviso. Lucy saltò, irrigidendosi sul posto. Loki sapeva? Chi glielo aveva detto, forse Wendy? << Ma non devi sentirti in colpa. >>

Lucy si sedette sul materasso, i pensieri che le vorticavano nuovamente nella testa, mentre notava che Loki non si era messo accanto a lei. Il ragazzo si era inginocchiato a terra, le mani che prendevano nelle proprie quella piccola e delicata di lei, e lo sguardo che cercava di scrutarla sin nel profondo. Lucy si sentì in soggezione, gli occhi che cercavano di guardare un punto che non fosse Loki. Si sentiva così fragile, così vulnerabile, e per niente al sicuro. Non voleva essere vista a quel modo, men che meno da Loki. Se solo avesse potuto avere qualche contatto con Natsu, se solo lui non la odiasse, avrebbe cercato un contatto con il rosato, qualsiasi cosa che l'avrebbe fatta sentire al sicuro e compresa.

<< Non capisci, ho ucciso qualcuno >> mormorò, rendendosi conto di come la voce si spezzò sulle ultime sillabe, quanto fosse risultata delicata sin dall'inizio. Odiava tutto ciò che stava provando in quel momento.

Lucy sentì un movimento sul polso, una stretta che le fece alzare lo sguardo, il cuore che balzava nel petto, irrequieto. Loki la stava fissando dritto negli occhi, lo sguardo serio e quasi calcolatore, come se non ammettesse alcun tipo di repliche. << Capisco eccome >> ammise lui, il tono deciso, forte e chiaro come mai prima di allora. << Credi che non abbia mai ucciso qualcuno, Lucy? Credi che Levy o Lluvia, o Gerard non abbiano mai ucciso? Ti sbagli. >> Lucy si ritrovò a sgranare gli occhi, il corpo che involontariamente iniziava a tremare. Non lo fece di proposito, ma sentì chiaramente le proprie unghie conficcarsi nel braccio di Loki, divenendo totalmente incapace di tirarlo via. Il ragazzo non sembrò accorgersene, perché continuò a parlare. << Siamo poliziotti, Lucy. Uccidiamo per autodifesa, o per proteggere gli altri. Io c'ero quando è successo, ti ho vista da lontano. >> E in qualche modo, il pensiero che Loki l'avesse vista, le mise ancora più ansia addosso. Il cuore riprese a battere all'impazzata, mentre un enorme senso di nausea le saliva nel petto, scombussolandole tutto lo stomaco. << Zeref stava per uccidere Natsu, ma tu sei intervenuta giusto in tempo. >>

Lucy sgranò gli occhi a quella rivelazione. Doveva credergli? Sì, si disse, Loki non avrebbe mai mentito per fare un piacere a Natsu. Eppure non riusciva a togliersi dalla mente tutto quel sangue, o la consapevolezza che Natsu l'avesse vista compiere quel gesto tanto orribile. Lui sapeva e avrebbe potuto incolparla di un omicidio crudele che, sebbene avvenuto per proteggere, era successo davanti agli occhi del rosato. << Immagino che adesso lui mi odi >> farfugliò, più a se stessa che a Loki, ma il ragazzo sembrò averla sentita, perché strinse di poco la presa che aveva sulle mani di lei.

<< Non ti odia, Lucy, sta solo sbrigando qualche commissione con Levy. E' per questo che non è ancora passato. >>

Lucy si chiese che tipo di commissioni fossero. Ormai il sole non era più alto come lo era stato quando si era svegliata la prima volta: ora era decisamente più basso e i raggi più deboli: doveva essere pomeriggio inoltrato. Si lasciò scappare una piccola risata. << E' strano sentirti parlare di Natsu senza picchi di rabbia improvvisi, o senza che tu metta qualche parola di troppo. >>

Loki si sollevò, le ginocchia che si conficcavano prima sul pavimento e poi si stendevano, palesando tutta la sua altezza. << E' strano anche per me, quindi piantala di farmelo nominare. >> Lucy rise nuovamente a quella piccola ma innocente battuta, ben conscia di quanto le cose per lei si stessero facendo più rilassanti. Ma non completamente: l'ombra della morte di Zeref gravava ancora sulle sue spalle, e la mente le diceva che ci sarebbe evoluto del tempo prima che cominciasse a sparire. Dei pezzi di quegli episodi, pur non essendo completamente chiari, erano destinati a rimanere con lei a lungo, forse fino la fine dei suoi giorni.

**

Natsu aveva odiato quella giornata dall'inizio alla fine. Non solo avevano partecipato a una missione potenzialmente suicida, ma appena era riuscito ad accompagnare Lucy a casa, Laxus lo aveva allontanato, sostenendo di dover chiamare a tutti i costi Wendy. Era stata una faticaccia dover lasciare il posto accanto la bionda per andare a prendere il giovane medico, ma Laxus aveva sostenuto di essere estremamente stanco e di non essere in grado di guidare per l'ennesima volta. Natsu aveva buttato gli occhi al cielo, perché quella del compagno era stata solo una stupida scusa per stare in casa.

Eppure la salute fisica e mentale di Lucy, erano ben più importanti del litigio che stava per scoppiare tra lui e Laxus. Natsu si era fatto forza ed era salito in macchina, andando a prendere Wendy, che si era subito agitata alla notizia che Lucy potesse essere ferita. Il peggio era avvenuto quando le aveva dovuto raccontare cos'era successo, e il medico era scoppiato in lacrime. Nessuno, la prima volta che lo vedeva o sentiva, riusciva a credere che Lucy avrebbe mai potuto uccidere qualcuno.

Lui stesso era ancora attraversato dai brividi, non riuscendo a capacitarsi di ciò che era avvenuto. Non ce l'aveva con lei per aver ucciso suo fratello, al contrario, le era infinitamente riconoscente per avergli salvato la vita. Natsu si sentiva più a disagio al pensiero delle conseguenze che una vicenda del genere avrebbero potuto causare nel comportamento e nel modo di approcciarsi alle cose di Lucy. Il rischio di un trauma era alto.

Quando erano arrivati a casa, Wendy si era fatta indicare la stanza dove Lucy riposava, per poi sfrecciare lungo le scale senza aspettarlo e lasciandolo fuori. Era stato tentato al pensiero di entrare ugualmente o sfondare la porta in caso di repliche, ma era stato fermato dalla venuta improvvisa di Levy e Loki. C'erano affari urgenti in centrale, qualcosa che riguardava suo padre e ciò che era recentemente avvenuto con Zeref, e lui era stato richiesto nel dipartimento per un veloce interrogatorio che avrebbe chiarito tutti i punti.

La battaglia era finita poco dopo che lui e Lucy se n'erano andati, terminando in un bagno di sangue da entrambe le parti. C'erano stati dei feriti, delle morti, e questioni non risolte che avevano trovato una fine. Nonostante tutta la stanchezza che provava, era stato costretto a seguire Levy in centrale. Loki era rimasto nella villa "per mantenere sotto controllo la situazione", cosa che non era per nulla piaciuta a Natsu, visto che Lucy si trovava in casa. Per quanto Loki si stesse dimostrando più amichevole del previsto e in parte comprensivo, il rosato proprio non riusciva a farselo andare a genio.

Natsu era tornato a casa di sera, e senza aspettare di poter mangiare, si era fiondato al piano di sopra, dove sapeva ci sarebbe stata Lucy. Loki era fuori la porta, quasi come se lo stesse aspettando, e avvisandolo che Lucy stava dormendo e di non svegliarla. Per quanto il pensiero di Loki in quella stanza gli desse fastidio, Natsu non obiettò e marciò dritto verso la cucina per prepararsi un panino lampo, prima di andarsene nella stanza che gli avevano dato.

In quel momento, costretto a letto tra un mare di pensieri e rimorsi, Natsu aveva le braccia piegate dietro la testa, fissando un punto imprecisato del soffitto. Il cuore gli batteva frenetico nella cassa toracica, quasi facendogli male da quanto avesse voglia di vedere Lucy. L'aveva vista l'ultima volta quella notte, quando l'aveva stretta tra le braccia sanguinante, con gli occhi pieni di lacrime e le mani e il corpo che tremavano come una foglia. Gli era sembrata così fragile in quel momento, così piccola ed esposta ai pericoli del mondo, che Natsu aveva sentito il bisogno urgente di nasconderla, di proteggerla con tutto ciò che aveva da offrire. Se chiudeva gli occhi, poteva ancora vederla lì, con la testa bionda poggiata sulle sue gambe, le braccia che cercavano di raggiungerlo per abbracciarlo e trovare conforto. Natsu sorrise a quella visione, ma il pensiero che stesse passando la notte da sola, probabilmente circondata da ombre, gli faceva male al petto.

Quasi come se si fosse richiamato uno dei suoi peggiori incubi, Natsu sentì un urlo agghiacciante. Era una voce femminile, stridula e spaventata, quasi come se qualcuno le stesse conficcando un pugnale tra le carni. Natsu volò giù dal letto in un attimo, i piedi che nemmeno si premuravano di infilarsi le ciabatte, ma marciando direttamente verso il suono, lasciando che il tacco sbattesse contro il parquet. Ignorò completamente sia Wendy che Erza, che, una volta uscite dalle proprie stanze, avevano chiesto cosa fosse successo. Natsu le superò, sfrecciando lungo il corridoio buio e tortuoso e sbattendo di forza contro la porta della stanza di Lucy, riconoscendo la sua voce in un istante.

<< Natsu! >> Ma lui non si voltò nemmeno. Non aveva tempo di occuparsi anche degli altri, non quando la ragazza che più amava al mondo stava soffrendo. Aprì la porta con un gesto secco, fiondandosi nella stanza e inciampando in qualcosa non appena vi mise piede. Si voltò di scatto per accendere l'interruttore della luce, cogliendo un intrico di coperte sul pavimento, mentre Lucy era sul letto, il corpo che continuava ad agitarsi, probabilmente vittima di incubo. Le gambe e le braccia mulinavano in aria, urtando da ogni dove e rischiando di provocare dei danni. Natsu non ci pensò su due volte: si mise sul letto con lei, bloccandole le braccia e scuotendola al tempo stesso, cercando di svegliarla.

Lucy aveva i capelli biondi incollati alla fronte, il sudore che scendeva giù dalle tempie per raccogliersi tra le clavicole. La fronte era corrucciata, quasi come se qualcosa le stesse dando fastidio. Aprì gli occhi di scatto, saltando sul letto con un urlo che fece accapponare la pelle a Natsu. Nel corridoio, il ragazzo poteva ancora sentire le voci concitate degli altri, indecisi se entrare o fidarsi di lui. Wendy fece per affacciarsi, ma lui la mandò via con un veloce gesto della mano, facendole capire che non aveva bisogno di aiuto e che poteva facilmente gestire la situazione.

Lucy aveva il fiatone, simulando la sensazione che avrebbe provato se avesse corso la maratona. Natsu si spostò sul letto, raggiungendola ed esponendole prima le mani per farle vedere che non aveva niente, e poi avvicinandosi ulteriormente. Gli sembrava di star trattando con un cervo spaventato, ma quando notò che gli occhi di Lucy erano invasi dalle lacrime, Natsu non esitò a mandare a quel paese tutti i pensieri che aveva avuto sull'andarci piano. Si fiondò sulla ragazza, stringendola tra le braccia mentre lei per un attimo resisteva alla presa, per poi lasciarsi andare e abbandonarsi completamente tra le braccia di lui.

Dei singhiozzi le stavano scuotendo la schiena, mentre con le mani andava ad aggrapparsi alla maglietta di lui, quasi chiedendo indirettamente aiuto. Era frustrante vederla soffrire e non poter fare nulla per aiutarla. La strinse a sé con più forza, vedendo come i capelli di Lucy si stessero aggrovigliando facilmente tra le sue dita.

La cullò tra le sue braccia, ignorando i commenti degli altri che in un modo o nell'altro erano arrivati sin alla porta, beccandoli in quello che Natsu avrebbe volentieri definito un momento intimo. Li ignorò come meglio poté, concentrandosi solo sulla ragazza che stringeva contro il proprio petto, sussurrandole parole di conforto, passandole una mano tra i capelli e cercando di calmarla respirando assieme a lei.

Ci volle un po', forse un'ora per sventare completamente quello che era sembrato un vero e proprio attacco di panico. Natsu non pensò nemmeno di lasciarla, e quando notò che finalmente Lucy si era riaddormentata, la posò gentilmente sul letto, recuperando le coperte dal pavimento e coprendola con delicatezza, cercando di evitare di svegliarla. Si allungò fin sopra il comodino, raggiungendo l'interruttore e spegnendo la luce. Si rimise più comodo tra le coperte, non volendo lasciarla da sola per quella notte.

Si voltò verso di lei, mettendole una mano sulla vita per avvicinarla di più a sé. Lucy aveva le guance umide dal pianto, gli occhi gonfi che potevano vedersi sin da dietro le palpebre. Aveva il viso stravolto, ma per Natsu sembrò la ragazza più bella sulla faccia della terra. Le lasciò un bacio sulla fronte mentre le sussurrava la buonanotte, e lasciando che Morfeo accogliesse anche lui tra le proprie braccia.







*Angolinooooooooooooooo

Oh signur, che faticaccia! Stranamente è stato un capitolo un po' difficilino da scrivere, non chiedetemi perché XD Forse il motivo è che ci stiamo avvicinando alla fine, e vorrei cercare di portarvi contenuti di "alta qualità" prima che questa avventura finisca.

Ancora una volta, il ritardo è dovuto a nuove problematiche che ho avuto con l'università, e che spero di risolvere lunedì. Ho dovuto prenotare un appuntamento in segreteria (sì, per questioni di regole anti Covid, la segreteria si gestisce le cose così, ora) che spero mi risolva tutto sto ambaradan, perché non ne posso più ç.ç

Passando al capitolo! Ho voluto introdurvi nuovamente il punto di vista di Lucy (un po' scontato, visto che è lei la protagonista) e prima di passare ad altri argomenti, come cosa è successo per il resto della battaglia, vi ho introdotto i suoi pensieri e le sue emozioni riguardo ciò che è successo.

Ovviamente, Wendy è ritornata in scena! Non poteva mancare dopo tutto quel casino XD

Anche Loki è tornato, questa volta come supporto morale per Lucy, cercando di rassicurarla in modo che capisse che, facendo il poliziotto su campo, omicidi del genere sono la normalità. Sono avvenimenti rari, ma possono accadere.

Infine, piccola scena NaLu, con Natsu completamente intenzionato a riprendersi Lucy e ricominciare d'accapo con lei! Da qui cercherò di viziarvi un po' con delle scene NaLu, prima di dire il nostro addio a questa storia.

Tra l'altro, a inizio agosto (precisamente il 6), HT ha compiuto 4 anni! Quando iniziai questa storia, non mi aspettavo di certo che ci avrei impiegato così tanto XD Sono imprevedibile, I know, ma passiamoci sopra.

In tutto ciò, fatemi sapere cosa ne pensate, e ci sentiamo al prossimo aggiornamento!

Un bacio,

Gaia

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen4U.Com