Chapter 37.
|Warning!violence| |Heavy!angst| |Character!Death|
Il piano era stato deciso ormai da qualche ora, ma Lucy non riusciva a stare tranquilla, non con tutti i pensieri che vagavano per la sua mente. C'erano fin troppe cose che potevano andare male, e una di quelle era che qualcuno potesse rimanerne ucciso. C'era una strana consapevolezza nel sapere che probabilmente non tutte le persone che la stavano circondando sarebbero tornate a casa quel giorno. Le missioni di quel genere, specie se guidate dalla polizia e contro una gang pericolosa, finivano sempre in un bagno di sangue.
Lucy prese un respiro profondo, quasi lanciando uno sguardo inconsapevole verso Natsu. Erano tutti stipati sul fondo di un furgone della polizia, muniti di giubbotti antiproiettile e armi, come da veri soci delle forze dell'ordine. Il veicolo era camuffato da una semplice vernice bianca e alla guida, per non destare sospetti, c'era Laxus. Il piano era stato ideato in modo che Fairy Tail andasse avanti, attirasse l'attenzione di Tartaros e far credere che fossero da soli, sei persone con solo qualche munizione. A un misero segnale – probabilmente un colpo di pistola – la polizia sarebbe saltata fuori dai quattro angoli, mettendo Tartaros alle strette.
Sembrava un piano facile, ma Lucy sapeva quante cose c'erano che potevano finire male: un segnale mal ideato, il messaggio che non veniva tradotto, la polizia che non riusciva più a distinguere tra bene e male. Riportando la sua attenzione su Natsu, Lucy notò che il ragazzo stava "giocando" con la pistola, smontandola e rimontandola di continuo. Lui era seduto per terra, le gambe incrociate e una vena evidente che gli attraversava il collo, di gran lunga più sovrapposta delle altre. Lucy sapeva che Natsu era il più irrequieto tra loro, che era quello che temeva maggiormente quella missione per via di Zeref. Avevano parlato prima di lasciare casa di Laxus, e Natsu le aveva raccontato di più, informandola che nonostante tutto, voleva essere lui stesso ad occuparsi di suo fratello.
Lucy poteva solo immaginare quanto doloroso fosse stato prendere quella decisione. Se pensava a un mondo parallelo in cui avrebbe dovuto arrestare uno dei suoi genitori, rischiava di sentirsi male: non c'erano ferite peggiori di quelle che venivano inferta da e contro la propria famiglia. Lucy prese un respiro profondo, cercando al meglio di concentrarsi su quella missione.
Avevano utilizzato l'indirizzo che lei aveva trovato tempo addietro, prima che la polizia ideasse il piano del suo finto rapimento. Avevano mandato agenti in borghese in ricognizione, ed era stato confermato che nella zona risiedeva una gang, se fosse o meno Tartaros, nessuno avrebbe saputo dirlo. Lucy sperava che ci fosse qualche segnale esplicito, tipo vedere Mard Geer sbucare sghignazzante da un angolo: proprio non voleva che venisse coinvolta un'altra gang. La polizia a volte poteva perdere il controllo, rischiando di sparare su innocenti ancor prima di pensare alle conseguenze. Per quanto Makarov si fosse sempre accertato di mantenere alto il buon nome del dipartimento, gli incidenti durante le missioni erano – purtroppo – abbastanza frequenti.
Il furgone piantò di colpo, rischiando di far ruzzolare Lucy dall'altro lato, ma si bloccò in tempo, riprendendo fiato a sufficienza e aggrappandosi con le unghie al terreno sottostante. L'ansia le stava scorrendo nelle vene come un fiume in piena, un nodo alla gola che quasi le impediva di respirare: era sempre così quando la sopravvivenza non era garantita. Lucy incrociò lo sguardo di Erza, notando quanto l'altra ragazza sembrasse determinata, quanta rabbia e concentrazione si nascondesse dietro quegli occhi castani. Era strano pensare che avessero due personalità tanto contrastanti, quando alle due veniva così facile andare d'accordo.
Lucy vide i membri di Fairy Tail attorno a sé che iniziavano ad alzarsi, raccattare ogni singola arma e imbracciarla, ormai pronti ad andare là fuori e lottare per le proprie vite. Natsu aveva un'espressione totalmente neutra, quasi come se non provasse nulla, ma Lucy sapeva quanto il ragazzo fosse bravo a nascondere le proprie emozioni, quanto in realtà il cuore di lui fosse attraversato dalla tempesta. Lucy non dubitava che anche gli altri membri di Fairy Tail si sentissero a quella maniera, la disperazione che quasi rischiava di attanagliare tutti loro. Sapevano di non potersi permettere neanche il più piccolo errore, ma era in parte confortante sapere che avevano le spalle coperte da agenti di polizia nascosti.
Quando le porte del furgone vennero aperte, la pelle di Lucy venne immediatamente a contatto con il gelo della notte, profumi vari e puzza di spazzatura, asfalto fresco e polvere da sparo. L'area attorno a loro era completamente disabitata, circondati com'erano da vecchi magazzini che sembravano sul punto di star per cadere a pezzi: calcinacci scoperti, pezzi di tetto caduti a terra, vernice rovinata e muffa sui muri. I cassonetti erano poco più in là, ed erano completamente pieni e strabordanti, quasi come se il camion non venisse più a ritirare la spazzatura da qualche tempo.
Alzando lo sguardo, Lucy notò un luccichio sul tetto del palazzo di fronte, esattamente in un punto strategicamente nascosto: era un cecchino facente parte della SWAT, loro alleati persino in questa missione. Lucy non aveva più visto un membro di quel dipartimento da quando avevano arrestato Fairy Tail qualche tempo prima, e aveva seriamente sperato di non dover mai più ricorrere a quelle scimmie adrenaliniche. Purtroppo, parlando con Levy e Makarov, era risultato che avessero un estremo bisogno della SWAT, soprattutto in missioni tanto pericolose.
Lucy compì dei passi incerti in avanti, notando come la sabbia del terreno si stesse sollevando a ogni suo singolo passo. Prima di quella missione, Lucy aveva rifatto un salto al poligono, e stranamente era stata raggiunta da Kagura, che le aveva fatto ripassare qualche nozione basilare. Si era sentita stupita di quella visita inattesa, ma Kagura non era sembrata in alcun modo scontrosa e anzi, le aveva dato ottimi consigli e si era scusata se qualche volta aveva alzato un po' i toni.
<< Lo so che non sei una persona cattiva >> le aveva risposto Lucy con un sorriso, accettando di buon grado ogni singolo consiglio e osservando con cura ogni procedura. Lucy aveva passato il pomeriggio del giorno prima a studiare assalti a magazzini abbandonati, osservando la registrazione di vecchi casi e facendosi dare consigli anche da Lluvia. L'archivista avrebbe partecipato alla missione, uscendo allo scoperto insieme agli membri della polizia. Ovviamente, non ci sarebbe stata solo Lluvia: anche Levy e Gerard erano nelle retrovie in attesa di un segnale da parte di Fairy Tail.
Attorno a loro c'era solo silenzio, e Lucy si sentì trattenere il fiato quando Gajeel e Gray compirono i loro passi assieme, coprendosi le spalle a vicenda ed entrando nel magazzino. L'agente li seguì insieme agli altri, cercando di mantenere il passo in sincrono con quello dei membri di Fairy Tail. Lucy si sentì per un attimo fuori posto, ma quando incrociò lo sguardo di Erza e vide che la ragazza stava indietreggiando un attimo per raggiungerla e mettersi al suo fianco, allora la bionda intuì che erano nuovamente un tutt'uno. Sentirsi parte di un gruppo, fidarsi dei propri compagni, era realmente tutto ciò che bastava per sopravvivere.
Il magazzino sembrava un luogo oscuro, polveroso e disabitato. Lucy si riguardò bene dal pensare che fosse completamente lasciato a sé stesso: in un angolo intravide delle siringhe e cocci di vetro abbandonati sul pavimento. Sui muri, ad altezza d'uomo, c'erano fori e schizzi di sangue: in quel magazzino era sicuramente successo qualcosa.
La porta dietro di loro si chiuse con un enorme fragore. Lucy sentì i peli delle braccia rizzarsi, il corpo che si voltava immediatamente, provocandosi accidentalmente un forte dolore alla costola che le fece riempire gli occhi di lacrime. L'agente si morse con forza il labbro inferiore, sentendo un pesante gusto di sangue nella bocca. La mano era già sulla pistola, ma quando si voltò, Lucy non riuscì a vedere niente. Era semibuio tutto attorno a loro, fatta eccezione per qualche lampadina che si accendeva e spegneva e che era tormentata dagli insetti. Lucy represse un brivido che la colpì ancora più forte quando un'altra porta si spalancò. Il rumore proveniva dal piano di sopra, dove delle scale malconce e arrugginite avrebbero potuto condurli se solo ci fossero saliti. I ragazzi alzarono gli occhi al cielo, venendo a contatto con una figura calata nell'oscurità e che pian piano si fece avanti. Capelli neri, occhi del medesimo colore, pelle pallida e vestiti neri come la pece, la sagoma di un ragazzo uscì dalle ombre, guardandoli dall'alto al basso con una certa arroganza: era ovvio che pensasse fossero delle creature inferiori a lui.
Non era Mard Geer, perché Lucy, nonostante il terrore e i ricordi confusi di quel giorno, avrebbe potuto riconoscere quell'uomo ovunque. Il ragazzo che avevano di fronte sembrava poco più giovane di Mard Geer: forse poteva avere l'età di Laxus, ma aveva un viso decisamente più crudele. All'inizio, Lucy si era lasciata ingannare per un breve attimo: i lineamenti quasi delicati del ragazzo, le avevano fatto credere che fosse qualcuno che andava salvato; ma quando aveva notato la mascella di lui indurirsi in qualcosa di più oscuro dell'odio, allora aveva capito che si era lasciata fregare.
<< E' un piacere rivederti, fratellino. >> La voce era risultata delicata, ma in qualche modo, l'effetto chiuso del magazzino l'aveva fatta risuonare come un tuono. Lucy sentì i ragazzi attorno a lei trattenere il fiato, le mani che correvano a stringersi più forti attorno la pistola e altre munizioni.
Poco distante, Lucy poté sentire un sospiro concitato, quasi come se qualcuno avesse percorso una maratona. << Zeref >> era un sussurro, ma Lucy avrebbe riconosciuto la voce di Natsu ovunque. Il rosato stava guardando il ragazzo che era comodamente appoggiato alla balaustra, due file di uomini ai lati come ali protettive. Lucy aveva immaginato che fossero in molti, ma non così tanti.
Fu un attimo, ma dalle porte un tempo chiuse, uscirono una miriade di uomini e donne, tutti armati, tatuati e con ghigni minacciosi sul viso. Nei giorni precedenti, Lucy aveva cercato di predire lo scenario che avrebbe avuto davanti, ma nulla si avvicinava a ciò che li aveva attesi in quel magazzino abbandonato. I membri di Fairy Tail erano completamente circondati, il sudore che scendeva dalle tempie per sfrecciare lungo il collo. Natsu aveva lo sguardo ancorato a quello del fratello, l'odio palese dal modo in cui stringeva forte la pistola e il dito che armeggiava sul grilletto.
<< Sai, ormai mi chiedevo quanto tempo ci avreste messo a capire che dietro tutto questo c'ero io >> commentò il ragazzo, la voce che risuonava in ogni angolo del magazzino. Era come se Zeref avesse con sé un piccolo megafono, oppure come se si trovassero sul dosso di una montagna. Era così strano vedersi circondati a quella maniera senza poter azzardare neanche il più piccolo movimento. Lucy sapeva che Levy stava tenendo la situazione sotto controllo, ma l'ansia le stava mangiando lo stomaco, così come la speranza che la polizia facesse irruzione al più presto. << Direi che esiste senz'altro qualcuno di vagamente decente in quel dipartimento. >>
<< Perché l'hai fatto? E perché cercare di incastrare proprio noi? >> Era Erza, la voce che si alzava al di sopra di quella di Zeref, cercando di prendere il controllo della situazione e guadagnare tempo: era ovvio che in sei non avrebbero potuto fare nulla contro tutti quegli uomini. A conti fatti, erano circondati da almeno una cinquantina di criminali armati fino ai denti.
Zeref puntò lo sguardo su Erza, buttando gli occhi al cielo poco dopo averla osservata con disinteresse misto a orrore, quasi come se avesse scoperto un ragno passeggiare per casa. << Per farvi capire che la città mi appartiene >> ammise il corvino senza troppi giri di parole. Si studiò stancamente le unghie, quasi come se fosse annoiato dall'intera situazione << E per ricordare a mio fratello quanto mi temesse sin da quando eravamo bambini. >>
Si sentì un respiro stroncato, quasi come se fosse uno strappo. Voltandosi verso il suono, a Lucy sembrò che Natsu avesse smesso di respirare per qualche attimo. Il petto del ragazzo si muoveva a fatica, la maglietta incastrata sotto al giubbotto antiproiettile e attaccata al petto come se fosse una seconda pelle. Il rosato osservava il fratello con puro odio negli occhi, quasi come se volesse ucciderlo, e le promesse fatte alla polizia di consegnarlo vivo, fossero state buttate dalla finestra. << Beh, non ti temo più, schizzato. >>
<< Nostro padre mi disse la stessa identica cosa >> commentò quello, le mani che passavano a spostarsi qualche ciuffo corvino dagli occhi. Era come se l'argomento non lo riguardasse affatto, come se stesse parlando del tempo meteorologico. << E per l'affronto è finito sotto terra. Per caso vuoi raggiungerlo? >>
Lucy sgranò gli occhi, completamente incredula a ciò che aveva sentito. Riportò la mente indietro nel tempo al giorno in cui Natsu le aveva raccontato del padre con tanto affetto e amore negli occhi, ai ricordi che lui aveva condiviso con lei alla voglia di rivedere il genitore. In un attimo sembrò tutto camminare sul filo di un rasoio, e poi giù nel baratro, una consapevolezza pesante come un macigno. Erano rimasti tutti gelati sul posto, completamente persi nel tempo. Non era possibile che un figlio potesse essere capace di uccidere un genitore, che si sentisse così in alto nel mondo da poter reclamare cosa fosse giusto o sbagliato, chi doveva vivere e chi no.
Si sentì un rumore secco, e quando Lucy si voltò, notò che Natsu aveva lasciato andare la pistola, un gesto a dir poco sconsiderato vista la situazione. Ma quando Lucy vide il volto perso del ragazzo, gli occhi lucidi che si rifiutavano di mostrarsi deboli, allora lei sentì il pesante impulso di spingersi verso di lui e stringerlo tra le braccia. Lucy sapeva di non poterlo fare perché avrebbe messo in serio pericolo tutti quanti, ma aveva bisogno di accertarsi che Natsu stesse bene, che lo shock non fosse stato troppo pesante.
Il rosato aveva sempre avuto la speranza dalla sua parte, qualcosa che lo aveva spinto a cercare suo padre per anni, qualcosa che gli aveva riempito il cuore fino all'orlo provando un sentimento capace di portarlo fin in capo al mondo. Lucy sapeva che Natsu lo aveva sospettato, che in fondo al petto sapeva come poteva essere andata a finire; ma un conto erano le congetture, un'altra la prova tangibile che l'incubo più grande fosse veritiero. E Lucy sapeva che Natsu non avrebbe mai voluto avere ragione, non su quello. Gray si piegò con cautela, il ginocchio che toccava il suolo nel punto più vicino possibile alla pistola abbandonata da Natsu, recuperandola. Si rialzò in un istante, il corpo che andava a mettersi accanto a quello dell'amico per stringergli nuovamente la pistola tra le mani. Lucy vide Gray che si piegava verso il rosato, le labbra che si muovevano veloci per sussurrargli qualcosa all'orecchio, per poi allontanarsi all'instante. Natsu non si mosse, né disse nulla per dare prova che avesse effettivamente ascoltato ciò che il corvino gli aveva detto, e Lucy si sentì morire dentro al pensiero di cosa stesse passando nella mente del rosato.
Zeref si schiarì la gola e Lucy rivolse immediatamente lo sguardo su di lui, gli occhi che rischiavano di incenerirlo sul posto per l'odio. L'agente non aveva mai provato quel sentimento verso nessuno, ma c'era qualcosa in quel ragazzo, che le aveva fatto saltare i nervi sin dall'inizio. Ora il petto di Lucy era invaso dall'odio più nero, la voglia di arrestare quel folle omicida che si faceva sempre più grande e incontrollabile. Eppure sapeva che non sarebbe stata lei a mettere le manette a Zeref, bensì Natsu: glielo aveva promesso e lei non aveva alcuna intenzione di spezzare quel piccolo patto tra loro.
Zeref tornò a sghignazzare, il viso che sembrava farsi molto più interessato rispetto a prima. << Non dimentichiamoci di quando uccisi un tizio di nome Metallicana. Un po' troppo impiccione per i miei gusti >> commentò, la mano che andava da un lato all'altro, esattamente come se stesse scacciando una mosca. Lucy tornò nuovamente indietro con i pensieri al giorno in cui aveva interrogato Gajeel riguardo il suo passato, il caso del padre scomparso ancora aperto in un fascicolo raccattato da Gerard nell'archivio della sezione persone scomparse. Metallicana Redfox era stato un giornalista, il fiore all'occhiello della testata giornalistica più famosa di Tokyo. Un giorno l'uomo era sparito nel nulla, nessuna traccia a condurre la polizia in un luogo che avrebbero potuto usare per rintracciarlo, e il figlio abbandonato in un destino in cui avrebbe prima cercato di trovarlo, per poi unirsi a Fairy Tail con un motivo molto simile a quello di Natsu.
Lucy sentì i brividi correrle lungo la pelle, il freddo che aveva poco a che a fare con la sensazione. Era così frustrante non poter far nulla, vedere i propri amici arrabbiarsi, le loro speranze buttate via e calpestate in un attimo.
Lucy vide Gajeel stringere i pugni, il dito che correva veloce sul grilletto e le mani che venivano stese in avanti in un istante. Il corvino chiuse un occhio, quasi come se stesse per prendere la mira, ma stranamente nessuno degli uomini di Tartaros si mosse: era come se stessero aspettando che Fairy Tail facesse un passo falso, e Gajeel stava cadendo dritto nella loro ragnatela. << Io quello lo ammazzo >> esclamò frustrato il ragazzo, guadagnandosi un sospiro annoiato, seguito da un ghigno da parte di Zeref. Ora il ragazzo era appoggiato stancamente alla balaustra, gli occhi che osservavano con curiosità ciò che accadeva al piano di sotto.
<< Gajeel, fermo! >> Ma era troppo tardi. Nel momento esatto in cui Gajeel cercò di premere il grilletto, si udì un colpo di pistola seguito da molti altri. Lucy cercò di schivare al meglio la pioggia di proiettili, osservando con rabbia come Tartaros si fosse mossa solo a pericolo accertato, quasi come se fosse troppo sicura delle proprie abilità, ed esattamente come se li avesse sottovalutati. Lucy spostò lo sguardo verso la porta da dove erano entrati, il terrore nelle vene che le diceva ci fosse qualcosa di strano: dov'era la polizia? Perché Levy non arrivava? Il capo dell'intelligence avrebbe dovuto osservare il tutto attraverso una piccola videocamera spia che Lucy aveva attaccata addosso, in modo da segnalarle il momento esatto in cui Fairy Tail si fosse trovata in pericolo. In teoria, Levy e la polizia sarebbero dovuti entrare subito dopo l'accerchiamento da parte di Tartaros, ma non era successo. Cosa li stava bloccando?
Lucy si buttò velocemente dietro un'impalcatura, la necessità di sentirsi protetta che le scorreva nelle vene insieme all'adrenalina. Vide i membri di Fairy Tail sparpagliarsi, mentre Erza urlava un richiamo contro la polizia che non venne udito da nessuno. Non poteva essere una trappola a doppio fronte, non con Levy e Gerard coinvolti. Si udì una risata inquietante espandersi per i magazzini, i volti che correvano verso Zeref con puro odio nello sguardo, mentre il ragazzo si approcciava meglio alle inferriate, il viso rilassato nello stesso modo in cui avrebbe affrontato un pic-nic al parco. << Credevate davvero che non mi fossi accorto della polizia? I miei uomini si stanno occupando di loro >> commentò con divertimento.
Lucy prese un respiro profondo, cercando un attimo di concentrarsi: attorno a lei c'erano urla, colpi di pistola, ferro che veniva piegato con uno stridio fastidioso, pelle lacerata e un pesante odore di sangue. Era letteralmente l'inferno su terra, ma l'agente si disse che avrebbe dovuto aspettarselo, che non sarebbe mai stato tanto facile buttar giù Tartaros. Eppure la speranza era l'ultima a morire, e Lucy strinse meglio la presa sulla pistola, cominciando a mirare a destra e manca, rallentando un paio di uomini. Non c'era altro che potesse fare, non in quella situazione: se la polizia non fosse arrivata in tempo, Lucy era convinta che difficilmente ce l'avrebbero fatta.
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Natsu si guardò attorno con frenesia, cercando invano di cogliere una chioma bionda e assicurarsi che stesse bene. Vide Lucy rifugiarsi dietro il dosso di una scala e per un attimo tirò un sospiro di sollievo che non durò, perché la ragazza venne immediatamente stretta all'angolo da un paio di uomini. Natsu fece qualche passo avanti, gli occhi che correvano da un lato all'altro per evitare proiettili vaganti, ma la sua corsa venne arrestata sul nascere quando due uomini gli si pararono davanti, bloccandogli la strada.
I due erano una massa di muscoli, armati di una Glok 9 che Natsu faceva fatica ad evitare, ma l'agilità poteva essere il suo pezzo forte quando voleva: sgusciò al di sotto del braccio del primo uomo, la mano che correva veloce sulla cintura dei pantaloni per cogliere il materiale duro e oblungo del manico del suo coltello preferito. Con la coda dell'occhio, Natsu vide il secondo avventarsi su di lui, ma fu lesto nel rifilargli un calcio nello stomaco, mentre la mano con il pugnale scendeva in picchiata verso la spalla del primo, disarmandolo.
Natsu corse veloce verso il secondo uomo che si stava rialzando, il pugnale che finiva per creare uno squarcio sullo stomaco e il sangue che scorreva a fiotti lungo il ventre del sottoposto di Zeref. L'uomo si piegò sulle ginocchia, mentre attorno a loro era una furia di esplosioni e il pesante odore ferroso che si faceva largo in ogni angolo. Natsu sperò che nessuno dei suoi compagni si facesse male, che nessuno perdesse la vita. Ma dov'era la polizia? Il fatto che Zeref li avesse anticipati anche su quello, gli fece salire i nervi a fior di pelle, il pugnale che scendeva velocemente su un terzo e quarto uomo, ma senza colpire punti vitali.
Natsu sapeva cosa significasse uccidere, quale danno comportava nella psicologia umana e come i sensi di colpa avrebbero potuto mangiare dall'interno una persona. Qualche anno prima, sfortunatamente, gli era capitato di uccidere per sbaglio qualcuno, ma Fairy Tail lo aveva coperto, insabbiando la cosa. Non aveva mentito a Lucy, o meglio, non avrebbe mai voluto farlo, ma il pensiero che lei sapesse, che lo giudicasse per quel crimine non voluto, lo aveva impaurito così tanto che la confessione non era voluta uscire. Non ricordava nemmeno com'era successo: sapeva solo di essere stato attaccato, di aver reagito e di essersi risvegliato con accanto un cadavere. Era andato in totale black out per qualche giorno e pian piano, con l'aiuto dei membri di Fairy Tail, ne era uscito. Non era raro che un omicidio avvenisse per sbaglio in quel mondo, Lisanna stessa ne era stata protagonista anni prima, e così, precedente a lei, persino Natsu.
Il rosato non avrebbe mai voluto riprovare quella sensazione orribile, quel peso che gli schiacciava il cuore come un macigno; per questo si era ripromesso che non avrebbe mai più perso il controllo, persino davanti a Zeref. Natsu ricercò i suoi compagni in mezzo la folla, vedendoli impegnati in diversi scontri. Lo sguardo gli corse veloce nell'ultimo punto in cui aveva visto Lucy, vedendo che la ragazza aveva il giubbotto antiproiettile striato di sangue. Ma non poteva essere il suo, vero? L'attrezzatura era stata ideata di proposito per non far penetrare il proiettile all'interno della veste. Quando Natsu la vide piantare un pugnale nella spalla di una donna di Tartaros e poi atterrarla con una mossa di ju jitsu, si sentì infinitamente orgoglioso di Lucy. C'erano probabilmente una miriade di cose che non sapeva ancora di lei, e voleva scoprirle tutte. Fu così che si ripromise di uscirne vivo, lui, lei e tutti i membri di Fairy Tail.
Fece per raggiungere Gray che, poco più avanti di lui, sembrava in seria difficoltà nel combattimento con cinque uomini, ma la sua strada venne interrotta da un familiare viso pallido, accentuato da capelli neri come la pece. Il viso delirante di Zeref gli venne vicino, il pugnale che veloce rischiava di perforargli l'unico punto sul fianco che il giubbotto antiproiettile non era in grado di proteggere. Natsu si scansò con un salto, il corpo che rischiava di inciampare su una massa stesa a terra. Si voltò per un attimo, constatando fosse il cadavere di uno degli uomini di Zeref, e inconsciamente trasse un sospiro di sollievo al pensiero che non fosse nessuno che conosceva.
Poco dopo si udì un gran fracasso, scintille e nuovi colpi di pistola. Voltandosi verso la fonte del rumore, Natsu vide la porta che si spalancava, una flotta di agenti di polizia che si faceva strada nel magazzino armata fino ai denti. Il gruppo era capitanato da Levy e Gerard, completamente coperti di sangue dalla testa ai piedi e con qualche ferita sparsa nei punti dove il giubbotto antiproiettile non arrivava a coprire. Lluvia aveva un fiotto di sangue che le colava sulla tempia, ma sembrava star bene mentre si avventava sul primo uomo di Tartaros che le era passato davanti, la pistola che sparava velocemente tre colpi di fila e l'uomo che cadeva a terra, ormai senza vita.
Natsu sgranò gli occhi, non aspettandosi per nulla una cosa del genere da qualcuno come Lluvia, ma quando vide Levy fare lo stesso e atterrare ben tre uomini, pensò che diamine, le donne in polizia non erano assolutamente fatte per essere trattate come se fossero di porcellana. Si sentì un fischio acuto e Gajeel che approcciava veloce Levy, il viso più che soddisfatto mentre le dava delle pacche sulla schiena e la ragazza che lo rimproverava di starla sporcando di ulteriore sangue.
Era così surreale come scena, qualcosa che Natsu mai in vita sua si sarebbe mai aspettato di vedere. Poco più in là, Erza stava colpendo cinque uomini e due donne in un intrico di pistole e coltelli, il sangue che schizzava da un lato all'altro e creava un cerchio perfetto attorno la scena. Gray era riuscito a liberarsi degli uomini che lo avevano accerchiato e ora era al fianco di Lluvia, i due che atterravano insieme chiunque capitasse a tiro. Distante da quella scena, Lucy stava sparando sulle gambe di quattro uomini, rendendoli incapaci di proseguire oltre.
Sorrise inconsciamente alla vista, ma il tutto venne stroncato quando un fendente rischiò di colpirlo sul viso. Si scansò, ma non riuscì ad evitare il colpo completamente, perché sentì un acceso bruciore e qualcosa di caldo che gli colava lungo la guancia. Zeref aveva un coltello in mano e il volto completamente soddisfatto del gesto compiuto. Natsu si avventò all'istante su di lui, non volendo essere da meno degli altri e risolvendo in un attimo tutti i suoi problemi e paure dell'infanzia. Aveva smesso di essere impaurito da Zeref. Suo fratello perse l'equilibrio e i due si ritrovarono a terra, i corpi che si dimenavano in un intrico di gambe e braccia, mentre venivano usati persino gomiti e ginocchia per colpire l'altro. I momenti in cui Natsu riusciva a spingere Zeref a terra avevano sempre vita breve, in quanto entrambi avevano voglia di primeggiare sull'altro, l'odio negli occhi e i denti che digrignavano con sospiri concitati.
<< Coraggio, fatti uccidere >> gli ringhiò Zeref nell'orecchio, le mani che lo spingevano verso il basso, bloccandolo al pavimento sotto al proprio peso. << Raggiungeresti il nostro caro paparino >> mormorò nuovamente, ma ciò fu abbastanza per far saltare i nervi a Natsu, che gli rifilò un calcio e poi una gomitata, prendendo nuovamente il controllo della situazione. Si udì un rumore sordo, segno che suo fratello avesse sbattuto il capo contro il marmo del pavimento, ma quel dolore non sembrava avergli recato fastidio, perché Zeref continuava a ghignare in quel modo inquietante e completamente fuori di testa.
<< Smettila dire cazzate >> disse, la voce che si alzava di ottave per la rabbia. Avrebbe tanto voluto ucciderlo sul posto, ma non si sarebbe mai abbassato al livello di suo fratello, non quando Lucy avrebbe potuto vederlo. Forse sembrava sciocco, ma ora che Natsu poteva capire e vedere tutte le cose che Lucy aveva fatto per lui, voleva cercare di dare il meglio per fare una buona impressione. Era sciocco pensarci in una situazione del genere, quando proiettili volavano a pochi centimetri dalla sua testa, e il respiro rischiava di bloccarsi in gola per lo sforzo, ma non poteva farne a meno.
Zeref emise una risata, osservando un punto lontano, quasi come se non riuscisse a mettere a fuoco, ma Natsu non stava facendo altro che tenerlo fermo fino a quando non fosse tutto finito, gli agenti che sarebbero accorsi per mettere le manette al fratello. << Guarda lì, è arrivato anche Deliora >> commentò tra una risata e l'altra, e il corpo di Natsu venne completamente invaso dai brividi.
C'era un uomo tra la folla, vestito completamente di nero e con una maschera a coprirgli il viso, esattamente come se fosse il cupo mietitore. Era diverso dagli altri, sembrava più spietato, più forte, più sicuro e preciso nei colpi, esattamente come se fosse un professionista. Non ci mise molto a far fuori una dozzina di agenti, i movimenti così veloci che per un attimo Natsu credette di aver la vista annebbiata. L'uomo, Deliora, sembrava avere un obiettivo preciso, perché la strada che si stava aprendo finiva direttamente verso Gray. Natsu sgranò gli occhi, i ricordi del caso che coinvolgeva il suo amico, le prove trovate da Lucy e Gerard che gli invadevano la mente tutte assieme, rischiando di portarlo al collasso.
Il cuore prese a battere all'impazzata e fece per alzarsi, ma quando ci provò, Zeref si aggrappò a lui, facendogli perdere l'equilibrio. Suo fratello lo sovrastò completamente e in un attimo perse il controllo per una mera distrazione. Zeref sembrava avere uno sguardo completamente allucinato, ma gli portò velocemente le mani al collo, la risata che non gli abbandonava il viso inquietante e pallido. Natsu sgranò gli occhi, le mani che si posavano su quelle del fratello cercando di ficcargli le unghie nelle carni per costringerlo a perdere la presa, ma sembrava che nulla potesse contrastarlo. << Ora, Deliora finirà il lavoro e ucciderà Gray, mentre io ucciderò te. Mi sembra un bel piano. >> Natsu raschiò con le unghie il pavimento e poi il viso di Zeref, ma questo si ritrasse con leggerezza, quasi come se stesse facendo qualcosa di completamente normale.
La vista di Natsu cominciava ad annebbiarsi, il respiro bloccato in gola e il petto pesante dall'assenza di ossigeno e per via del peso di Zeref su di lui. Il rosato aveva il cuore che gli batteva all'impazzata, arrivando a sentirlo persino nelle orecchie. Era riuscito a ficcargli qualche colpo un po' ovunque, perché il labbro di suo fratello era gonfio e sanguinante, ma era nulla in confronto, non quando lui stava rischiando di morire per strangolamento. Con l'ultimo pezzo di lucidità che gli rimaneva, le mani di Natsu scivolarono nuovamente sul pugnale che gli era caduto a terra l'attimo prima, ma era troppo debole per stringerlo con precisione. Le forze lo stavano abbandonando e gli occhi erano invasi da piccole scintille bianche su uno sfondo nero, i polmoni che andavano a fuoco per la troppa mancanza di ossigeno.
I suoni iniziarono a divenire ovattati, ma l'ultimo colpo, quello sparo così vicino da rischiare di colpirlo, Natsu lo sentì benissimo. Per un attimo credette lo avessero colpito, ma quando la presa sul collo cedette e lui incamerò una gran quantità d'aria in un colpo, capì che qualcuno doveva aver colpito Zeref. La vista gli tornò a fatica e quello che vide lo lasciò senza parole: Zeref stava sanguinando, il proiettile che gli usciva dal petto, ma al tempo stesso rimanendo incastrato nel buco ideato nelle carni; mentre le labbra erano coperte da numerosi rivoli di sangue, bolle rosa che fuoriuscivano dalla bocca semiaperta. Natsu fu veloce nel toglierselo di tosso, il corpo del fratello che sbatteva sul terreno senza un minimo di delicatezza, quasi come se fosse una marionetta a cui avessero tagliato i fili, mentre un pozza di sangue si creava veloce al di sotto. Sollevando lo sguardo, Natsu vide la figura affannata di Lucy, le braccia ancora stese in avanti, e la pistola stretta tra le mani. La ragazza aveva gli occhi sgranati, quasi come se il suo corpo si fosse mosso da solo e contro la propria volontà, le dita tremanti che lasciavano andare la pistola come se si fosse scottata. Natsu fu veloce nell'alzarsi, il corpo che entrava in collisione con quello di lei, mentre Lucy cadeva a terra, le ginocchia che le cedevano e i brividi che le scuotevano le interiora.
<< L'ho ucciso >> sospirò lei con un filo di voce, il suono a malapena percepibile. << Non volevo, ma lui- rischiava di ucciderti e io- >>
Natsu la zittì, la mano che andava a posarsi tra le scapole di lei, cercando di creare movimenti circolatori che potessero calmarla e farle smettere di sussurrare parole sconnesse, ma il ragazzo era ben consapevole che nulla avrebbe potuto rassicurarla: aveva commesso un omicidio e malgrado fosse a fin di bene, il peso di aver preso la vita di qualcuno l'avrebbe tormentata per sempre. Natsu strinse il corpo di Lucy a sé, le mani che le accarezzavano i capelli, lasciandole delle scie di sangue tra le ciocche. Erano entrambi coperti di liquido rosso, la puzza attorno a loro che diveniva insopportabile, soprattutto avendo quello di Zeref a pochi centimetri di distanza. Era frustrante e Natsu si voltò dal lato opposto per non guardare la figura senza vita del fratello, l'odio che ormai lasciava andare il suo spirito. Forse era destino che andasse a finire a quella maniera, ma ora Lucy era tra le sue braccia e tremava, la schiena scossa dal pianto più disperato che Natsu avesse mai sentito.
Il rosato si sentì toccare su una spalla, e quando sollevò lo sguardo, vide la figura di Levy accovacciata accanto a loro, il viso serio e compassionevole che scrutava oltre lui per posarsi su Lucy. La turchina sollevò una mano, ma poi la lasciò cadere quasi come se ci avesse ripensato, e in un attimo puntò lo sguardo su di lui. Per un attimo Natsu pensò che volesse sgridarlo, che lo avrebbe accusato di aver spinto Lucy a un gesto tanto estremo, ma la voce del capo dell'intelligence risultò stranamente gentile e comprensiva. << Portala fuori di qui, Natsu. Laxus è al furgone, vi riporterà a villa Dreyer, ma per favore, non lasciare che rimanga qui un minuto di più. >>
Natsu avvertì chiaramente la disperazione nel tono di voce di Levy, e annuì di sfuggita, le braccia che già si muovevano per stringersi ulteriormente attorno a Lucy. La sollevò come se non pesasse niente e iniziò a correre, il corpo che evitava agilmente fendenti che arrivavano da un lato all'altro, spostandosi con fluidità per evitare che Lucy ne rimanesse coinvolta. Fuggì come se avesse l'inferno alle calcagna, tutto per portare fuori la ragazza che amava, per cercare di darle un po' di sollievo alla disperazione che stava provando dentro. Natsu sapeva che stare lontana dalla scena non avrebbe recato sollievo all'anima tormentata di Lucy, ma era un passo avanti, e lui sarebbe rimasto con lei tutto il tempo per evitare che sprofondasse nella disperazione più assoluta.
Mentre scappava e attraversava le porte, Natsu si voltò un'ultima volta, lo sguardo che correva sul corpo riverso a terra di suo fratello, i pensieri ingarbugliati e il cuore pesante, ma leggero al tempo stesso. Chiuse gli occhi per un attimo e prese un respiro profondo, ormai pronto a dire addio all'ultimo pezzo di famiglia biologica che gli era rimasta.
*Angolinooooooooooooo
Questo capitolo è stato un parto! Era da anni che non scrivevo una scena di lotta e non so se ho reso bene l'idea, ma al tempo stesso, più che offrirvi una visuale completa, volevo rendervi partecipe del fatto che in una battaglia raramente si capisce qualcosa nel viverla di persona. Ho cercato di esporvi al meglio i pensieri di Lucy, e soprattutto, i sentimenti di Natsu.
Ma prima una piccola spiegazione: il ritardo è dovuto a problemi recenti che ho avuto con l'università (non sembra, ma sono vecchia) e che purtroppo ancora non ho risolto. Non so se ciò influenzerà anche il prossimo aggiornamento, ma spero vivamente di no e di risolvere tutto. In poche parole, sto facendo un cambio di corso che mi riporterà in automatico al primo anno XD
Ma ora basta parlare di me e passiamo al capitolo! Nello scorso angolo autrice, vi avevo un po' avvisati che questo sarebbe stato molto violento e vi ho messo anche i vari avvisi in cima per evitare ripercussioni. Spero non ci siano stati problemi nella lettura, anche perché ho cercato di scrivere un capitolo lungo per farmi perdonare (quasi 6000 parole, genteh) e capitoli del genere non sono affatto facili da correggere, quindi potrebbe essermi sfuggito qualche errore qua e là.
Finalmente abbiamo scoperto la verità (anche se alcuni di voi c'erano già arrivati) e Zeref non solo è il responsabile della morte di Igneel, ma anche di quella di Metallicana. Deliora ha fatto la sua entrata in scena, confermando il suo lavorare per Zeref.
A fine capitolo, il colpo di scena che ho cercato un po' di spoilerarvi lungo tutto il capitolo: Lucy ha ucciso Zeref! Erano anni che volevo scrivere sta scena, e finalmente eccola qui!
Voi cosa ne pensate? Ve lo sareste mai aspettato? Lucy deve ora vedersela con il trauma, mentre gli altri devono ancora uscire dal magazzino! Non è ancora finitaaa^
Detto ciò, vi saluto e aspetto di chiacchierare un po' con voi nei commenti :)
Un bacio,
Gaia*
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